IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA /
La frontiera dei minori non più soli: il progetto ''Doman Ansema'' in Valle di Susa
Al confine con la Francia c'è un progetto interessante, promosso nell'ambito del programma Never Alone, che mira all'integrazione di minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni grazie all'attivazione del territorio
13 novembre 2019

Come ricorda il Rapporto di ricerca “A un bivio. La transizione all’età adulta dei minori stranieri non accompagnati in Italia” curato da Fondazione ISMU in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tre e l’Università degli Studi di Catania: “tra il 2014 e il 2018 sono giunti via mare in Italia oltre 70 mila minori stranieri non accompagnati (MSNA), dei quali circa il 90% tra i 15 e i 17 anni”. La presenza rilevante di MSNA e il numero crescente di neomaggiorenni ha rappresentato una sfida per l’accoglienza e l’integrazione a cui diversi territori hanno risposto con spirito d’iniziativa e partecipazione.

Ad esempio ai confini con la Francia, in Valle di Susa, si è realizzata un’esperienza che merita attenzione. Questo territorio è stato interessato in anni recenti dall’intensificarsi del flusso di migranti e, tra questi, di MSNA verso la frontiera. I MSNA intercettati sul territorio valsusino sono stati più di 80 nel 2018.

Oggi i numeri sono in calo, ma la presa in carico dei MSNA si è fatta più complessa a seguito del Decreto Sicurezza del 2018. Ad Aprile del 2019 in Valle ha preso avvio, nell'ambito del programma Never Alone, il progetto Doman Ansema che punta all’integrazione socio-lavorativa di MSNA e neomaggiorenni. Il progetto durerà per due anni e mezzo e coinvolgerà circa 100 ragazzi tra i 16 e i 21 anni.


La frontiera dell’accoglienza

La questione dei minori si intreccia fortemente con la questione dei confini. Si pensi alla frontiera che intendono attraversare, e metaforicamente al limite della maggiore età. Quest’ultimo confine rappresenta un altro attraversamento incerto, quello verso una condizione diversa rispetto alle tutele, i diritti e i doveri: quella di maggiorenni in un paese straniero. Nel Report di Intersos del 2018 si legge che nel 2017 in media venti persone ogni notte hanno percorso a piedi il Colle della Scala. Questo sentiero, come altri sentieri montuosi, è caratterizzato dall’alto rischio di incidenti durante il tragitto impervio. La Polizia Francese, una volta intercettati i minori sul proprio territorio, li consegna alla Polizia Italiana, che previa identificazione degli stessi contatta il Con.I.SA (Consorzio Intercomunale Socio Assistenziale “Valle di Susa”) per il collocamento nelle strutture deputate.

Nel 2017 ogni 1.000 abitanti in Valle di Susa si contavano 0,77 MSNA contro lo 0,3 del dato nazionale. Questi ragazzi, si legge sempre nello stesso Report, sono spesso fortemente intenzionati a valicare il confine, infatti il tasso di fuoriuscita dalle strutture di accoglienza è del 75%. Negli anni passati i numeri di MSNA sono stati più consistenti e il territorio ha risposto grazie alla mobilitazione del Con.I.SA, delle istituzioni, del Terzo Settore e della società civile, prima con soluzioni temporanee, e poi con l’apertura di vere e proprie comunità di accoglienza per minori. Spesso capita che i minori sostino per poco tempo nelle strutture di accoglienza e poi riprendano il loro viaggio; questo è vero anche oggi: infatti nel 2019 17 minori (su 24 nuovi arrivi) si sono allontanati volontariamente dalle due strutture di accoglienza della Valle di Susa.

Oggi i numeri dei MSNA sono in calo, come mi riferisce Stefano Tenchini, Assistente Sociale del Con.I.SA: da inizio 2019 sono stati individuati 28 nuovi minori (numero aggiornato all’11/10/2019) contro gli 82 del 2018 e i 58 del 2017. Il flusso dei minori nel 2019 sembra riflettere - con un certo ritardo - il calo più generale degli sbarchi e dell’arrivo di migranti sul territorio italiano. Ad ottobre 2019 le due strutture di accoglienza per MSNA in Valle di Susa, la casa famiglia di Rubiana e la comunità di Salbertrand, ospitavano 17 minori, le nazionalità prevalenti sono quella tunisina e guineana, ma ci sono anche albanesi, pakistani, gambiani. La comunità di Rubiana è finanziata tramite il fondo nazionale dedicato ai MSNA, quella di Salbertrand è finanziata attraverso fondi FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione).

Barbara Mauri, Responsabile Minori e Adulti del Con.I.SA, racconta come la Valle di Susa si sia attrezzata ad accogliere i MSNA, facendo un lavoro di rete con il Terzo Settore e la società civile, sia per rispondere all’emergenza (alla necessità di trovare riparo e accoglienza per i minori intercettati sul territorio) sia per favorire l’inclusione di quella minoranza di MSNA che sceglie di rimanere sul territorio e che spesso è molto vicina al compimento del diciottesimo anno. Oggi nonostante il calo del numero di MSNA intercettati - sottolinea Stefano Tenchini - è aumentata la complessità della presa in carico a seguito del Decreto Sicurezza del 2018, poiché si è resa necessaria una scelta più urgente riguardo il percorso da intraprendere per il permesso di soggiorno. I minori sono spesso vicini alla maggiore età e dunque ben presto si scontrano con le criticità introdotte dal Decreto Sicurezza: l’abolizione del permesso umanitario, l’esclusione dei titolari per casi speciali dal Siproimi e la riduzione delle possibilità di accesso all’accoglienza diffusa.

La Valle di Susa, va ricordato, è un modello di accoglienza diffusa anche per quanto riguarda i richiedenti asilo adulti grazie al progetto MAD (di cui abbiamo parlato qui), ma la sostenibilità di questo modello è fortemente minacciata dai tagli economici. Così come avviene in altri territori, in questo focus abbiamo parlato ad esempio dell’accoglienza diffusa nel Canavese.


Never Alone in Valle di Susa


Nell’ottica di dare continuità ai percorsi di inclusione e accompagnamento all’autonomia è nato il progetto Doman Ansema. Infatti nelle comunità di accoglienza per minorenni ci sono spesso risorse ridotte e tempi limitati per accompagnare i minori all’autonomia; inoltre su questi percorsi già complessi pesa anche la riduzione delle tutele per i migranti adulti (infatti i MSNA sono spesso molto vicini alla maggiore età e in tempi brevi sono destinati a scontrarsi con un sistema di accoglienza in via di smantellamento).

Il progetto è finanziato nell’ambito del programma Never Alone, Per un domani possibile (di cui abbiamo parlato qui), sostenuto da un insieme di fondazioni: Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione CON IL SUD, Enel Cuore, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Fondazione Peppino Vismara e JP Morgan. Nell’ambito del progetto Never Alone ad oggi sono stati finanziati 16 progetti in 12 regioni, l’impegno economico sul territorio nazionale è di 6.700.000 di euro.

Doman Ansema – dal piemontese “Domani Insieme” – è un progetto di integrazione socio-lavorativa dei giovani stranieri residenti nel territorio della Valle di Susa. Ad oggi il progetto coinvolge 30 tra minori e neomaggiorenni. La partnership mette insieme attori diversi con specifiche competenze: soggetti pubblici come il Con.I.SA e il Centro Provinciale Istruzione Adulti (CPIA) 5 Torino, attori del Terzo Settore come il soggetto capofila Cooperativa Frassati Onlus (con anni di esperienza come ente gestore delle comunità di accoglienza di Salbertrand), Cooperativa Atypica (che si occupa di mediazione culturale all’interno del progetto Doman Ansema), GEOS onlus (ente gestore della casa famiglia di Rubiana), e il Consorzio di Cooperative Sociali Coesa che ha specifiche competenze nell’accompagnamento al lavoro. Ma la rete non finisce qui: il progetto ha coinvolto più di 35 enti del territorio tra scuole, associazioni e aziende a testimonianza del fatto che alla base dell’iniziativa vi sia un forte radicamento sul territorio. Proprio questo elemento sembra costituire un aspetto di forza e di originalità del progetto.

In questo progetto vengono perseguiti diversi obiettivi che si intrecciano tra di loro e che prevedono la stretta collaborazione dei partner che vi aderiscono: l’inclusione sociale e relazionale, linguistica e culturale, l’inserimento occupazionale e l’autonomia abitativa. Le attività quindi spaziano dall’inserimento in iniziative culturali e ricreative all’attivazione di tirocini e all’inserimento in gruppi appartamento. Sono i nessi tra le varie attività e il lavoro di squadra a costituire un aspetto particolarmente interessante del progetto.

Si tratta di imparare la lingua pensando all’inserimento al lavoro, e allo stesso tempo apprendere la lingua durante l’esperienza lavorativa. Ad esempio il CPIA si occupa dell’apprendimento della lingua, con un approccio legato all’inserimento lavorativo con le attività denominate “Alla conoscenza delle professioni possibili”. Non solo: il CPIA nell’ambito di questo progetto ha per la prima volta attivato tirocini curriculari nei periodi di sospensione delle lezioni. I mediatori culturali della Cooperativa Atypica collaborano strettamente con gli orientatori professionali al fine di certificare e valutare le competenze dei ragazzi, che vengono poi fatte incontrare con i bisogni delle imprese del territorio. Come si legge sul sito web di Never Alone

in seguito alla Valutazione delle Competenze conclusasi nel mese di luglio, sono state avviate 18 esperienze lavorative tra PASS, tirocini curricolari promossi dal CPIA e tirocini d’inserimento lavorativo all’interno di settori differenti: dall’artigianato locale, al museo del Parco naturale, dall’agricoltura alla ristorazione di montagna, esperienze individuali calate sul contesto valsusino. Ogni esperienza ha la sua peculiarità e il suo progetto individuale, dalla conoscenza del mondo del lavoro a vero e proprio inserimento lavorativo”.

Il percorso di accompagnamento all’autonomia abitativa prevede attività come role play e momenti informativi sull’autonomia abitativa, sui diritti e doveri della maggiore età; infine l’inserimento in soluzioni abitative differenziate in appartamento e il monitoraggio dei percorsi all’autonomia.


“Fare squadra” perché non siano più soli: assistenti sociali, educatori e tutori volontari

Quando si discute di MSNA si affronta una questione a sé rispetto all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e dei migranti in generale: i minori sono infatti tutelati dalla Legge Zampa (Legge 47/2017) e per loro sono previsti percorsi e strutture di accoglienza specifici. Tuttavia, come si è detto, il destino dei MSNA si lega fortemente a quello del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo perché spesso i minori hanno un’età molto vicina alla maggiore età e fanno richiesta di protezione internazionale.

Dunque le evoluzioni e involuzioni del sistema di accoglienza degli adulti impattano sui loro percorsi in modo molto importante, non molto tempo dopo il loro arrivo. E non solo: le modifiche introdotte rendono più urgente e complessa per il minore e per chi se ne occupa la scelta di quale permesso richiedere (per minore età o per richiesta di protezione internazionale).

Un'importante novità introdotta dalla Legge Zampa è rappresentata dalla figura del tutore volontario che rappresenta legalmente il minore straniero che non ha adulti di riferimento. Le richieste per fare i tutori volontari in Piemonte sono state numerose, e ciò ha comportato un’immissione di società civile nel mondo dei servizi sociali e delle comunità per minori senza precedenti. Quella del tutore è una figura dal potenziale enorme che, stando all’esperienza di diversi operatori, viene messa più efficacemente a frutto attraverso un continuo dialogo con le altre figure che ruotano attorno alla vita del MSNA (l’educatore della comunità e l’assistente sociale) e grazie a una forte funzione di regia dei servizi sociali.

Dal progetto Doman Ansema viene proprio un esempio di come questa figura, il tutore volontario, diventi importante dentro una logica di squadra, come sottolinea il Project Manager del progetto e operatore della Cooperativa Frassati (ente capofila del progetto) Valentino Armando Casalicchio:

Adesso abbiamo saputo che un tirocinio curriculare diventerà contratto di lavoro in Valle di Susa, questo ragazzo fa l’aiuto manutentore, si tratta di un caso virtuoso perché l’azienda è stata trovata dal tutore volontario, […] Quindi torniamo al lavoro di squadra: il Con.I.SA tiene un tavolo con i tutori volontari insieme ai referenti delle comunità per accompagnarli e sentire i loro dubbi sui ragazzi che seguono […] durante la ricerca delle attiva di opportunità una tutrice ha avuto questa idea di proporre il ragazzo a una grande azienda che ha accettato l’inserimento come tirocinio curriculare, senza il progetto Doman Ansema non ci sarebbe stata la possibilità di dare al ragazzo la borsa di studio, così come di sbloccare la skill del CPIA che può attivare tirocini curriculari, e poi il ragazzo è piaciuto! […] In questo lavoro di squadra ognuno cerca di coltivare le relazioni che possono portare a questi obiettivi, il tutore può quindi essere un’ottima risorsa… ma ci vuole un ruolo di accompagnamento e coordinamento che è stato fatto molto bene in Val Susa dal Con.I.SA”.

Doman Ansema permette di affrontare contestualmente e in modo personalizzato le diverse dimensioni dell’inclusione (sociale, lavorativa, linguistica e abitativa) offrendo un ventaglio di opportunità altrimenti difficilmente sostenibili, come sottolinea di nuovo Valentino Armando Casalicchio: 

Per entrare nel concreto, il progetto è su quattro dimensioni: inclusione sociale, accompagnamento al lavoro, inclusione linguistica, autonomia abitativa dove per inclusione sociale si tratta di risorse per promuovere attività che coinvolgano insieme ragazzi del territorio e ragazzi delle comunità; l’inclusione linguistica con il CPIA che ha una serie di attività da svolgere per velocizzare l’apprendimento ma soprattutto l’accompagnamento al lavoro come i tirocini curriculari. Abbiamo inserito dei ragazzi nell’housing sociale, senza i fondi di Never Alone non ci sarebbe stata la possibilità di farlo, i ragazzi che devono uscire dalle comunità e dall’accoglienza con questo progetto hanno avuto la possibilità di entrare nell’housing sociale e banalmente di pagare la retta; poi gli operatori continuano a monitorare i percorsi di autonomia, da chi ha ancora bisogno di un rafforzamento per il lavoro o per esempio di apprendere le modalità di autogestione abitativa… Questo progetto è e sarà un paracadute per quei percorsi che non si riescono a concludere durante l’accoglienza in comunità per minori nelle quali c’è pochissimo tempo considerato che molti ragazzi arrivano che hanno 17 anni e più…”.

D’altronde anche dal Rapporto di ricerca “A un bivio. La transizione all’età adulta dei minori stranieri non accompagnati in Italia” emergono spunti di riflessione su questi aspetti nodali: per esempio l’artificiosità della distinzione tra minorenni e neomaggiorenni che non tiene conto del carattere processuale e graduale del percorso di autonomia che comincia poco prima della maggiore età e necessariamente prosegue oltre; e inoltre la rilevanza delle reti informali e formali per l’integrazione di questi ragazzi. Il Project Manager di Doman Ansema sottolinea infatti il tema della solitudine e dell’importanza dell’inserimento in reti informali:

Una delle necessità spesso sottovalutate è che i minori si sentono soli, da qui la necessità di far costruire a loro dei punti di riferimento sul territorio, per cui ci sono ragazzi in comunità e in housing sociale che si sentono soli, ma con una delle azioni di inclusione sociale si va a inserire il ragazzo a seconda dei suoi interessi nelle squadre di calcio, in Croce rossa, nel gruppo della corsa…”.

L’accoglienza nelle aree interne rappresenta una buona pratica, ma può anche determinare condizioni di isolamento dei migranti quando non gestita adeguatamente. Tra gli elementi che fanno la differenza vi sono il radicamento sul territorio delle organizzazioni che gestiscono l’accoglienza e la capacità di fare rete e di innovare le procedure (si veda ad esempio questo studio). Proprio dalla Valle di Susa viene una lezione importante: la buona accoglienza non si fa solo all’insegna del motto “piccolo è bello” ma attivando territorio, istituzioni e società civile in un’azione di tessitura di relazioni di fiducia e costruzione di percorsi di qualità. Non ci si sente soli, quando si fa squadra!

 


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