GOVERNI LOCALI / Housing
Una casa da godere insieme agli altri
Il Manifesto, 9 aprile 2020

Le misure restrittive e di quarantena imposte in queste settimane stanno avendo un impatto specifico anche su una serie particolare di esperienze e pratiche dell’abitare condiviso, solitamente richiamate sotto le espressioni ombrello di housing sociale e co-housing. Si tratta di realtà variamente strutturate che si sono imposte negli anni, oramai anche in Italia e specialmente nei paesi nordici, come sperimentazioni innovative, soluzioni diverse nel determinarsi della relazione oggi così evidente a tutti tra casa e società.

Sono, perlopiù, interventi residenziali dove spazi e servizi vengono condivisi con i propri vicini per svolgere attività legate alla vita quotidiana, dove gli inquilini co-progettano iniziative nei locali comuni e collaborano nella gestione. Queste diverse forme di abitare mettono a disposizione vari servizi: locali e dotazioni destinati ai residenti all’interno dei quali gli abitanti rivestono il duplice ruolo di beneficiari e attori dei servizi stessi, dall’organizzazione del tempo libero all’acquisto del cibo, spesso attivando modelli economici alternativi; servizi urbani che si aprono alla realtà locale incrociando tipologie di utenza complementari, ad esempio anziani e bambini in uno spazio ricreativo polifunzionale; servizi residenziali costituiti dall’assegnazione di alloggi a soggetti del terzo settore per ospitare persone in condizione di svantaggio e di autonomia ridotta.

Rossana Zaccaria, presidente di Legacoop Abitanti, racconta le molte ricerche in questo campo, anche nell’ambito del progetto Cambiare l’Abitare Cooperando, nonché le possibili pratiche di gestione. 


Una casa da godere insieme agli altri
Il Manifesto, 9 aprile 2020