GOVERNI LOCALI / Housing
Cenni di cambiamento: una comunità per crescere
A Milano c'è un'esperienza di housing dove tutto è finalizzato a promuovere la convivenza, la collaborazione, il reciproco sostegno e la condivisione. In un'ottica di welfare comunitario.
13 giugno 2019

Un complesso residenziale che presenta una caratteristica unica nel suo genere: ogni luogo, ogni spazio e ogni servizio sono parte di un più ampio progetto complessivo, finalizzato a promuovere la convivenza, la collaborazione, il reciproco sostegno e la condivisione all’interno della comunità. Si tratta dell’esperienza di housing sociale “Cenni di cambiamento” di Milano, approfondita nel numero 1/2019 di Rivista Solidea


Il complesso residenziale "Cenni di cambiamento" presenta una caratteristica unica, nel suo genere: ogni luogo, ogni spazio o servizio pubblico e ogni esercizio commerciale sono parte di un più ampio progetto complessivo, finalizzato a promuovere la convivenza, la collaborazione, il reciproco sostegno e la condivisione all’interno della comunità.

Naturalmente incuriositi, siamo andati a conoscere l’esperienza della cooperativa sociale Azione Solidale di Milano, che ha deciso di stabilire la propria sede ed i propri servizi in quel luogo, per divenire soggetto promotore dello sviluppo di comunità a tutti i livelli, grazie al lavoro degli operatori ma anche dei suoi dirigenti, in un processo che ha portato ad un ripensamento della mission e del senso stesso del proprio operare. Ma andiamo con ordine.


Il progetto architettonico

Al concorso internazionale di progettazione per la realizzazione del nuovo complesso residenziale milanese, vince il progetto dell’architetto Rossi Prodi, che interpreta il valore dello spazio pubblico come terreno su cui costruire delle relazioni. Il punto di partenza è la tradizione, ben rappresentata dalla cascina ristrutturata di via Cenni, che si integra perfettamente con il complesso residenziale formato da quattro edifici a torre di otto piani f.t., uniti al primo piano da una passerella ballatoio.

Altre importanti caratteristiche sono l’impianto a corte e il tema dell’incastellamento, con terrazzamenti destinati a verde urbano. Elemento generatore del progetto è lo spazio aperto concepito come flusso di attività, non solo tra i due margini costituiti ai due lati da una caserma e dal deposito ATM, ma anche con il resto del quartiere residenziale.

L’innovazione architettonica è accentuata dal sistema strutturale di prefabbricati a pannelli portanti in legno a strati incrociati (tecnologia XLAM) per le costruzioni, forniti da un’azienda del Trentino Alto Adige, scelta per motivi di carattere ecologico-ambientale, per garantire elevate prestazioni in termini di sicurezza strutturale, di comfort abitativo, isolamento termico e per ottenere edifici in classe energetica A per il risparmio nella conduzione. Questa tecnologia innovativa ha consentito di realizzare l’intera costruzione in soli 18 mesi.

Il complesso residenziale si compone di 125 alloggi di diverse dimensioni: bilocali, trilocali e pochi quadrilocali; terrazzo o giardino privato per le abitazioni a piano terra; balconi di diverse dimensioni.


Un centro residenziale con le idee chiare

Cenni di cambiamento ha come obiettivo la creazione di un contesto socio abitativo animato e sicuro: gli spazi comuni, infatti, sono concepiti come una serie di percorsi e luoghi che si articolano in modo da essere facilmente fruibili. Con questo intento sono stati progettati alcuni elementi architettonici: ballatoi, scalinate, ponti, portinerie, androni e corpi scala, aree gioco, spazi di sosta e pergolati. Nel progetto di Cenni di Cambiamento vi sono inoltre:

  • diversi spazi collettivi a disposizione degli inquilini: locali e terrazza all’ultimo piano delle torri (autogestiti dai condomini); ludoteca; living room/cucina per feste; parco giochi, aree verdi;
  • negozi con vocazione sociale di buon vicinato: latteria sociale; erboristeria; libreria per bambini; gastronomia gelateria vegana; atelier di arte terapia;
  • nella cascina del ‘600 “Torretta di Trenno” a corte chiusa (ristrutturata e riaperta nel 2016), gestita dall’associazione “Mare Culturale Urbano”: un ristorante-bar; eventi; sala prove; co-working;
  • negli SLU (Spazi Locali Urbani) ai piedi degli edifici: 12 associazioni/cooperative sociali, un’impresa sociale culturale e servizi del Terzo Settore;
  • spazi per attività aperte al quartiere - da servizi diurni per i bambini, adolescenti e famiglie, a spazi per attività ricreative e di aggregazione - erogati da associazioni, cooperative o imprese sociali con diverse esperienze e competenze di riferimento.


Housing sociale: verso soluzioni abitative innovative

Dal 2014, Cenni di cambiamento ha offerto appartamenti a prezzi contenuti e una soluzione abitativa innovativa che si basa sulla cultura dell’abitare sostenibile e collaborativo. I destinatari dell’intervento sono principalmente i giovani (sotto i 35 anni), intesi sia come nuclei familiari, sia come single in uscita dalla famiglia di origine. Gli appartamenti sono proposti per il 50% ad affitto a canone calmierato (per gli standard di Milano) e 50% con “patto di futuro acquisto” (formula a riscatto).

Per ottenere l’assegnazione, gli abitanti hanno dovuto rispondere a un bando ed essere selezionati dalla Fondazione Housing Sociale, oltre che seguire un percorso di accompagnamento con incontri tematici e conoscitivi del progetto. Una quota dei 125 appartamenti ha avuto una destinazione più marcatamente sociale: 10 alloggi sono stati destinati dal Comune di Milano a famiglie in difficoltà con canone sociale; 16 alloggi destinati a realtà del privato sociale (prevalentemente disabilità, minori, madri in difficoltà e così via) tramite Fondazione Cariplo.

In Cenni di cambiamento attualmente convivono un centinaio di famiglie e complessivamente circa 400 abitanti, tra giovani e meno giovani, fragili e meno fragili, temporanei e residenziali. Dal 2014 sono nati oltre 20 bambini.


Nuove risorse per il quartiere grazie, e con, Azione Solidale

Azione Solidale è una cooperativa sociale che opera dal 1993 nella zona ovest di Milano (Consorzio CIS, centrale Federsolidarietà). Come accennavamo all’inizio, la cooperativa ha spostato gran parte delle sue attività all’interno di Cenni di Cambiamento. Nel 2014 ha risposto al Bando ottenendo: due appartamenti destinati a progetti residenziali per persone disabili (uno per la sperimentazione abitativa e uno dove le persone risiedono stabilmente); negli SLU, ampi locali dove si alternano, anche nella giornata, uno SFA (servizio di sviluppo delle autonomie), un CSE (centro socio-educativo) e CAD (centro aggregativo) per persone con disabilità. In seguito, la cooperativa ha deciso di trasferire qui anche la propria sede amministrativa.

Il primo effetto è stato che, in Cenni, veniva messa in gioco la “confort zone” dei servizi. Stare con e nel territorio caratterizzava la progettualità della cooperativa anche precedentemente il trasferimento. Tuttavia, se nel recente passato vi era una ricerca talvolta faticosa di collaborazioni e di contaminazioni con il territorio, ora i contatti, le relazioni e le reti vengono a crearsi per lo più spontaneamente grazie alla specificità di Cenni, dove il confine tra dentro e fuori è molto labile e si è immersi costantemente in un contesto relazionale ricco e articolato.

Questo nuovo contesto ha offerto la possibilità alle persone con disabilità che frequentano i servizi di diventare concretamente una risorsa per il quartiere, ribaltando il concetto, spesso culturalmente radicato, secondo cui è la comunità che si caratterizza come risorsa per la persona con disabilità e mai viceversa. Gli utenti dei servizi della cooperativa sono ben integrati in Cenni, dove esercitano al meglio le loro capacità relazionali e il senso di appartenenza, sentendosi pienamente alla pari con gli altri abitanti. C’è una stretta collaborazione con la latteria sociale e bar “Oplà” (gestita dall’associazione SAMAN) che è il vero cuore sociale di Cenni, grazie alle capacità del barista Sadino (ex utente dei servizi sociali), vera istituzione e risorsa relazionale per il quartiere.

Le visite autogestite per un caffè da Sadino cadenzano la giornata dei frequentanti. Ben presto gli educatori hanno compreso, grazie al confronto negli incontri in équipe, che dovevano ampliare la loro visione, per meglio comprendere quale stava diventando il vero fulcro attorno a cui ruotava il loro lavoro: non era più solamente operare per l’inclusione sociale delle persone con disabilità, ma anche e soprattutto lavorare per “fare comunità”, partendo dall’intercettare i bisogni e le domande prevenienti da Cenni e dal suo indotto.


L’indispensabile ruolo dell’educatore

Come in ogni esperienza di vita reale, non mancano gli elementi critici e le contraddizioni. La filosofia della “porta aperta”, con gli inquilini o i cittadini che entrano nei servizi diurni a ogni ora per chiedere qualcosa, la contaminazione costante di idee e azioni: se da un lato rafforzano senza dubbio il senso civico e di responsabilità, dall’altro creano una situazione di sovra-stimolazione relazionale, sia per le persone con disabilità sia per gli educatori, con la difficoltà a volte a mantenere la concentrazione sul lavoro quotidiano. Per questa ragione si è reso necessario “educare” gli inquilini a un maggior rispetto dei tempi e degli spazi di lavoro, invitandoli, ad esempio, a fare le loro richieste tutte in una volta.

Per quanto riguarda il ruolo degli educatori, è stato indispensabile uscire dalla mentalità del servizio diurno tradizionale, con tempi e ritmi chiari e sempre uguali. Per lavorare adeguatamente in un contesto come quello di Cenni, incentrato sullo sviluppo di comunità e su un conseguente cambio di paradigma nel lavoro con le persone con disabilità, occorrono, infatti, operatori capaci di flessibilità e creatività, operatori che abbiamo una mentalità “imprenditoriale”. L’educatore diviene sempre meno colui che attua l’intervento educativo diretto con l’utenza e sempre più:

• facilitatore di processi relazionali complessi, tra le persone e tra le realtà più o meno organizzate all’interno del contesto;
• animatore e promotore di iniziative all’interno della comunità;
• mediatore dei conflitti e delle incomprensioni.

Una mentalità e un modus operandi che contraddistinguono non solo gli educatori, ma tutta la cooperativa, compresi i suoi dirigenti, che operano nello stesso contesto relazionale.


Lavorare insieme per trasformare un territorio

Ci preme qui valorizzare soprattutto tre aspetti caratterizzanti l’esperienza della cooperativa Azione Solidale all’interno di Cenni:

  1. una trasformazione della mission e dello stile della cooperativa, che ha superato la visione della mera inclusione, attraverso forme di implicazione e di reciprocità personali e sociali che sono senza dubbio decisive per la domanda di vita delle persone con disabilità, ma che al contempo mirano allo sviluppo della comunità nel suo complesso;
  2. un forte senso di appartenenza alla comunità, una comunità non ideale ma reale e concreta, nata e sviluppatasi in un contesto che da fortemente degradato sta divenendo sempre più fucina di idee per la promozione dello sviluppo locale;
  3. un clima generale di grande creatività e operosità, elemento che innesca processi virtuosi, contribuisce a motivare fortemente gli operatori e rende fortemente attrattivi i servizi offerti: prova ne è il grande apprezzamento del lavoro che si sta facendo e le richieste di nuovi inserimenti da parte delle famiglie.

Ancora una volta, questa esperienza, nata senza dubbio in un contesto su cui sono stati fatti investimenti importanti ed “intelligenti”, dimostra, però, come sia possibile per una cooperativa sociale, tutto sommato non di grandi dimensioni, uscire dalla logica della mera “erogazione di servizi” per divenire, a partire dalla propria capacità di trasformare le fragilità in occasioni di crescita, attori protagonisti nel processo di trasformazione sociale, finalizzato allo sviluppo sostenibile e inclusivo nei territori. E di questi tempi la speranza è uno tra i beni più preziosi.


Per approfondire

www.cennidicambiamento.it

 


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