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Prima Conferenza Generale del Welfare della Città di Torino
21 dicembre 2011

Venerdì 16 dicembre si è tenuta presso la GAM – Galleria di Arte Moderna di Torino la Prima Conferenza Generale del Welfare della Città di Torino. L’iniziativa è stata promossa dall’Amministrazione comunale come occasione per riflettere, in tempi di ristrettezze finanziarie, su “un nuovo modello di welfare sostenibile” in cui i diversi attori – Città, Asl, Terzo Settore, imprese (sociali e non), Fondazioni – siano chiamati, ancor più che in passato, a giocare un ruolo di co-protagonisti nell’ideazione e nell’implementazione delle politiche sociali. Le diverse voci della società torinese sono state messe a confronto per individuare nuove modalità di cooperazione sinergica in grado di assicurare, in un contesto di vincoli crescenti, risposte adeguate a bisogni in aumento e nuovi.
Aprendo i lavori della Conferenza, che ha registrato una forte partecipazione di pubblico, l’assessore al Welfare e Politiche Sociali della Città di Torino, Elide Tisi, ha tenuto a sottolineare che l’incontro è stato collegialmente concepito dall’Amministrazione come la prima tappa di un percorso di riflessione più articolato, che si snoderà nel corso del 2012, attraverso l’organizzazione di diversi “laboratori” tematici.
La Conferenza si è articolata in tre momenti: ad una prima parte cui hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni sono seguite due tavole rotonde (intitolate “Impresa e lavoro: i vantaggi competitivi dell’impresa sociale” e “Legalità, solidarietà e integrazione sociale”) con testimoni in prima linea dei problemi cui il welfare cittadino è chiamato a dare nuove risposte.

Una sfida fondamentale: bisogni in crescita, risorse in calo

Il filo rosso che ha legato gli interventi dei relatori che hanno portato il proprio contributo nella prima parte della Conferenza è rappresentato dalla constatazione che il sistema attuale di welfare si trova oggi di fronte ad una vera e propria sfida, determinata dal ridursi delle risorse (pubbliche) a disposizione insieme ad un aumento e una ridefinizione dei bisogni cui il sistema di welfare è chiamato a fare fronte. Alla luce di questa situazione, i relatori hanno tutti sostenuto l’importanza che i diversi attori di policy sappiano interagire in modo efficace, mettendo in rete le proprie risorse e le proprie competenze.
Ha insistito particolarmente sulla necessità di un’“operazione di sistema” Gregorio Tito, direttore generale della Direzione Centrale Organizzazione dell’INPS, che, dopo aver chiarito la piena disponibilità della sua organizzazione a condividere le preziose banche dati di cui dispone, ha sottolineato che in settori-chiave come quelli della tutela della popolazione anziana, della lotta alla disoccupazione giovanile e del contrasto allo sfruttamento dell’immigrazione si rende urgente una collaborazione sistematica fra i diversi attori che operano sul territorio (Inps, Regione, Comune, volontariato, …).
Sui vincoli di bilancio si è concentrato invece il contributo dell’Assessore regionale alla Sanità, Paolo Monferrino, che ha evidenziato la necessità di razionalizzare la spesa sanitaria, riducendo gli sprechi: così come concepito sino ad oggi, infatti, il welfare rischia di rivelarsi un lusso che la società non può più permettersi. La scarsità delle risorse a disposizione dell’Amministrazione comunale per l’erogazione di servizi fondamentali è stato il tema affrontato da Gianguido Passoni, Assessore al Bilancio, Patrimonio e Tributi del Comune di Torino. Passoni ha definito la condizione in cui si trovano le amministrazioni comunali “sgradevole”, in quanto “terminali di servizi essenziali”, sprovvisti però delle risorse indispensabili per assicurarli, e ha quindi rivendicato una maggiore autonomia comunale sia nella disponibilità delle risorse finanziarie prodotte sul territorio sia nella definizione della destinazione di tali risorse. Secondo l’Assessore, per fronteggiare le criticità attuali, appare quindi necessaria una maggiore disponibilità di risorse, oltre che la valorizzazione della significativa esperienza maturata nel tempo di un “welfare misto”, sostenuto da un’alleanza sul territorio cittadino fra cooperazione, volontariato e lavoro.
A tirare le fila di questo primo giro di interventi è stata Elide Tisi, che ha evidenziato come la ridefinizione del modello di welfare cittadino non possa realizzarsi se non attraverso un ampliamento della platea degli attori chiamati a concorrervi, una loro maggiore responsabilizzazione (con ruolo più attivo dei fruitori dei servizi cittadini e delle imprese), il superamento delle barriere di comunicazione esistenti fra i diversi protagonisti. La responsabilità ultima degli interventi – ha concluso Tisi – deve comunque rimanere in capo ai soggetti pubblici, che sono chiamati in questo frangente a farsi promotori di innovazione, partendo dalla valorizzazione delle numerose esperienze già realizzate.

Programmazione, sperimentazione e creatività: gli ingredienti per disegnare il nuovo welfare

Evitare che il giusto e necessario coinvolgimento nel welfare degli attori privati, a fronte delle sempre più evidenti insufficienze del welfare pubblico, avvenga senza una preliminare e chiara identificazione del perimetro di azione del pubblico: è stato in sintesi questo l’argomento centrale dell’intervento di Tom Dealessandri, Vice-sindaco di Torino, già segretario cittadino della Cisl, che ha dato avvio ai lavori della prima delle due tavole rotonde (“Impresa e lavoro: i vantaggi competitivi della coesione sociale”), moderata da Marco Ferrando de Il Sole-24 Ore.
Al fine di definire con chiarezza l’area di intervento del “welfare primario”, ovvero dei servizi e delle prestazioni ritenuti irrinunciabili, Dealessandri ha sottolineato la necessità di identificare una serie di priorità, attraverso un’attività di programmazione pluriennale degli interventi e di riqualificazione della spesa pubblica: secondo il Vice-sindaco, nella situazione attuale, gli sforzi dovrebbero essere mirati essenzialmente alla promozione dello sviluppo economico, per ridurre il problema della perdurante e crescente disoccupazione giovanile; al riequilibrio della struttura della spesa, oggi troppo sbilanciata a favore della popolazione anziana, a scapito delle altre fasce di età; all’integrazione delle persone immigrate e alla riduzione dell’emigrazione di qualità. In linea con quanto sostenuto da Tisi, Dealessandri ha riconosciuto la necessità di procedere attraverso forme di sperimentazione e ha ribadito che l’ultima parola deve spettare comunque all’attore pubblico.
Si è detto d’accordo con il Vice-sindaco, in particolare sulla necessità di identificare chiaramente il “primo welfare” prima di costruire un “secondo welfare”, Piero Gastaldo, Segretario Generale della Compagnia di San Paolo, che ha portato il punto di vista di una fondazione bancaria da anni convintamente impegnata nel sostegno a progetti sociali. Il contributo che le Fondazioni possono offrire nella costruzione di un ”welfare mix” locale – ha sostenuto Gastaldo – può derivare non tanto dalle risorse quantitative che tali istituzioni possono offrire (in quanto, se pur ingenti, rappresentano un contributo residuale rispetto al sistema complessivo di welfare), quanto dalla conoscenza maturata nel tempo grazie a forme innovative di sperimentazione, anche alla luce della valutazione di impatto cui esse sono state sottoposte. La capacità degli attori (in particolare, delle imprese sociali) di mettere in comune risorse, idee, strutture è stata richiamata anche da Gastaldo come fattore determinante per far crescere la grandezza di simili interventi.
L’intervento di Giacomo Manuguerra, Commissario delle ASL TO1 e TO2, dopo aver ricordato i punti di forze del sistema sanitario piemontese, ha richiamato l’attenzione ai concreti, attuali problemi di liquidità in cui si trovano le Aziende sanitarie locali, mentre Donata Canta, Segretario Generale della Camera del Lavoro di Torino, ha messo l’accento sulla necessità di considerare il welfare come aggiuntivo e non sostitutivo delle forme esistenti di politiche sociali, e ha soprattutto messo in guardia dalla tentazione di ridefinire – con una prospettiva di lungo periodo – il modello complessivo di welfare in ragione dell’emergenza attuale. Come priorità di intervento per la città la rappresentante del mondo del lavoro ha, poi, indicato la disoccupazione giovanile e la povertà dei bambini, poiché è nelle primissime fasce di età che le disuguaglianze tendono a strutturarsi.
La prima tavola rotonda si è chiusa con l’interevento di Aldo Romagnolli, Presidente di Confcooperative Torino, che ha offerto al dibattito il punto di vista dell’impresa sociale. In contrasto con Canta, la trasformazione attuale, secondo Romagnolli, è di natura strutturale, e come tale richiede risposte adeguate. Queste dovrebbero essere ricercate nell’ambito dei laboratori promossi dall’Amministrazione prendendo a riferimento due principi: coinvolgimento di una pluralità di attori, che devono essere disposti a sedersi ai tavoli con “apertura mentale”, superando vecchi schemi ed essendo disponibili a prendere in considerazione soluzioni nuove, anche se parziali o limitate nel tempo, purché efficaci; sussidiarietà, intesa come incontro fra chi produce beni sociali e chi produce beni di consumo.

Il welfare come strumento di solidarietà, legalità e coesione sociale: le esperienze sul campo degli attori cittadini

Come coniugare legalità e solidarietà a livello territoriale? È la domanda intorno a cui si sono articolati i numerosi interventi che hanno animato la seconda tavola rotonda, moderata da Simonetta Rho, giornalista Rai. L’eterogeneità dei relatori ha messo in evidenza come il tema dell’integrazione e della legalità si dispieghi sul territorio cittadino in forme diverse. I diversi attori chiamati a intervenire hanno quindi condiviso la propria esperienza diretta sul campo, sottolineando, dal proprio punto di vista, i problemi più urgenti e il patrimonio di esperienze positive già realizzate in città.
Ad aprire la tavola rotonda è stato Padre Lucian Rosu, Sacerdote della Comunità Ortodossa rumena di Torino, che ha brevemente ricordato la propria esperienza diretta sul territorio sulle tematiche dell’immigrazione e dell’integrazione, maturata nel corso degli anni nelle diverse vesti di sacerdote, membro del Gruppo Abele di don Luigi Ciotti e membro del Consiglio direttivo dell’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo. Nadia Continelli, Coordinatore dei Presidenti di Circoscrizione e Presidente della Circoscrizione 6, ha invece rappresentato i problemi di legalità e integrazione sociale che si registrano nei quartieri più “difficili” di Torino. Continelli ha messo in luce il rischio di conflitti crescenti fra “nuovi poveri”, italiani e stranieri, per il controllo di risorse sempre più scarse. Per ridurre simili rischi, gli interventi di integrazione dovrebbero essere prioritariamente diretti ai bambini (italiani e stranieri), al sostegno delle famiglie con bambini e alla numerosa popolazione Rom presente sul territorio. A questo proposito, Continelli ha portato come esempio di buona pratica il micronido “Autoromia”, organizzato nel campo Rom di Via Germagnano a Torino.
L’integrazione sociale non può avvenire senza legalità e la legalità non si può ottenere senza integrazione sociale: questo è il concetto espresso nel successivo intervento da Laura Ferraris, della Prefettura di Torino, che ha sottolineato come la Prefettura, pur non avendo alcuna competenza nel campo del welfare, svolga un ruolo importante per garantire la “sicurezza sociale” attraverso la garanzia della legalità. Numerose esperienze, come il Patto per la Sicurezza, il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza, il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione, testimoniano, secondo Ferraris, come la Prefettura abbia saputo negli anni farsi promotrice di azioni di partenariato fra gli attori del territorio volte a garantire la sicurezza sociale in un quadro di legalità.
Pietro Buffa, direttore della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino ha invece richiamato l’attenzione al fatto che dal carcere, che vive ogni “crisi” in forma amplificata rispetto alla società, possano venire spunti di riflessione utili a dare risposte – con quella creatività a cui chi lavora in carcere è costretto a ricorrere ogni giorno – ai problemi nuovi che il welfare deve fronteggiare. Anna Di Mascio, responsabile di Legacoopsociali, ha poi sostenuto la necessità di “cambiare approccio” per risolvere i problemi di fronte al venir meno delle risorse tradizionali. Di Mascio ha quindi rivendicato un maggiore ruolo per le cooperative sociali, imprese da valorizzare, in quanto dotate di un grande patrimonio di risorse, oltre che motori di sviluppo e di occupazione.
Sono seguiti gli interventi di Tiziana Nasi, Presidente della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici, e di Abdelaziz Khounati, del direttivo dell’Unione Musulmani in Italia, che hanno portato le proprie esperienze nei campi, rispettivamente, dell’integrazione delle persone con disabilità e delle persone della comunità musulmana. I lavori della tavola rotonda si sono conclusi con l’intervento di Anna Lia Giliberti, rappresentante del Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d’Aosta, che ha ricordato l’assoluta importanza, per assicurare la coesione sociale, della famiglia tradizionale, caratterizzata al suo interno da forti valori di solidarietà intergenerazionale, di amore e rispetto per i deboli, tutti valori meritevoli di essere sostenuti attraverso forme di educazione alla famiglia.

La giornata di lavori si è chiusa con l’intervento del Sindaco di Torino, Piero Fassino. Il Sindaco ha sostenuto che l’iniziativa promossa dal Comune nasce dalla consapevolezza della necessità di un “ripensamento strategico” del welfare, all’insegna della condivisione fra tutti gli attori che vi operano. La premessa fondamentale di tale ripensamento deve essere il rifiuto dell’idea che – in ragione della contrazione delle risorse finanziarie a disposizione – il welfare debba ridursi a settore marginale di intervento. L’acuirsi dei problemi sociali, anche in conseguenza della difficile congiuntura economica, insieme alla generale crisi della rappresentanza, pone al contrario in primo piano il problema della solitudine e della precarietà materiale ed esistenziale delle persone, cui proprio il sistema di welfare è chiamato a offrire risposte. Da queste considerazioni origina il rifiuto della concezione del welfare come politica residuale e la necessità di ripensarlo invece come “politica di sviluppo” delle città: puntando in particolare su donne e giovani, attraverso politiche mirate ad accrescere tasso di occupazione e di attività; sull’innalzamento del livello del capitale umano, per aumentare la competitività del sistema economico; sull’integrazione dei cittadini extracomunitari, per assicurare la sicurezza. Secondo Fassino, dare priorità a questi obiettivi è pienamente coerente con il perseguimento di un maggiore sviluppo economico: bisogna in altre parole fare del welfare un “fattore costitutivo dello sviluppo di una società”.
In questo quadro, Torino si presenta secondo il Sindaco come un’eccellenza nazionale in molti settori, ma deve far fronte alla drastica riduzione di risorse disponibili, dovuta sia al taglio dei trasferimenti dello Stato ai Comuni, sia al ridursi di finanziamenti ad altri soggetti istituzionali le cui politiche interagiscono col sistema di welfare erogato dalla Città. Lo sforzo deve quindi essere diretto ad assicurare che la riduzione delle risorse non si traduca in riduzione dei servizi. A tal fine, il necessario ripensamento del welfare deve avvenire su più fronti: dalle modalità di finanziamento alle modalità di organizzazione (per esempio, attraverso un maggiore coinvolgimento dell’ampio bacino del volontariato cittadino); da una nuova individuazione delle priorità ad un riconoscimento di un maggiore ruolo degli utenti (prevedendo forme di compartecipazione degli utenti nell’erogazione dei servizi, una loro maggiore responsabilizzazione). Questo ripensamento “strategico”, che renda il sistema di welfare elemento centrale della qualità della vita delle persone e dello sviluppo territoriale – ha concluso Fassino – non può che avvenire attraverso forme di sperimentazione, come quelle promosse dalla Città.


Riferimenti:

Sito Conferenza del Welfare

Comunicato Stampa Comune

Articolo La Stampa - Torino

Articolo La Repubblica – Torino


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