GOVERNI LOCALI / Enti locali
MI Generation Camp, per uscire dal giovanilismo
03 ottobre 2013

Si è concluso domenica 29 settembre il MI Generation Camp, il primo Forum delle Politiche Giovanili del Comune di Milano. Una tre giorni per creare un dialogo tra i giovani che vivono, studiano e lavorano a Milano, le istituzioni e le realtà del territorio che si occupano di politiche giovanili. Quattro le tematiche centrali affrontate: il lavoro, la cittadinanza studentesca, l’abitare e l’aggregazione. Quattro anche i tavoli di discussione, ciascuno dedicato ad un tema specifico, aperti a tutti e con la presenza di attori fondamentali e del Comune di Milano.

Aprendo il dibattito “I giovani tra crisi, innovazioni e trasformazioni: quali politiche?”, Alessandro Capelli, delegato alle politiche giovanili del Comune di Milano, ha sottolineato che le nuove politiche devono superare i vecchi paradigmi su cui si sono costruite fino ad oggi, in modo da cogliere la realtà attuale e risultare così davvero efficaci. Due, in particolare, sono i cambiamenti che bisogna riconoscere. Innanzitutto il “giovane d’oggi” è profondamente diverso dall’idealtipo su cui si sono basate le politiche tradizionali e su cui purtroppo si basano ancora spesso. Ha un’età che va mediamente dai 15 ai 35 anni, ha un legame meno stretto col territorio ma più forte con il resto del mondo – molti ritengono più importanti le elezioni europee che quelle politiche, uno su tre si trasferisce all’estero -, vive in una condizione di precarietà che non è solo lavorativa, ma anche spaziale. In secondo luogo, sono cambiate le modalità di lavoro perchè le politiche stanno diventando sempre più trasversali, il che richiede un nuovo sistema di governance che sappia mettere in comunicazione settori diversi (dall’housing all’istruzione, dal sociale al lavoro), ma anche soggetti diversi, dal pubblico al privato al Terzo Settore, per creare sinergie e valorizzare le buone pratiche e le esperienze virtuose già attive nella società. A questo proposito tutti gli attori, a cominciare dalle istituzioni, sono chiamati a ripensare il proprio ruolo. Il Terzo Settore, ad esempio – ha spiegato Carlo Andorlini, consulente per la Regione Toscana - sembrerebbe ancora molto legato alle aree di competenza tradizionali, ovvero aggregazione e gestione del disagio, attuando così una sorta di auto-emarginazione, anziché aprirsi a nuovi spazi di lavoro. La collaborazione sarebbe tuttavia ostacolata da quei meccanismi, come le gare di appalto, che portano gli attori a competere per poche risorse, generando inevitabilmente competizione, più che cooperazione.

Andorlini ha ribadito la necessità di liberarsi da quel cliché che per anni ha relegato le politiche giovanili nella nicchia delle politiche per l’aggregazione, l’assistenza al disagio e la prevenzione alle dipendenze e farne invece degli strumenti di attivazione e di promozione dell’autonomia. Un approccio che mette in discussione alcuni parametri come quello dell’età – tra i destinatari di queste misure possono facilmente rientrare anche i quarantenni - e che ci porta a parlare - più che di giovani - di “nuovi”, cioè quei nuovi soggetti che si affacciano sul mondo politico, abitativo e del lavoro, e che vanno accolti e messi nelle condizioni di essere protagonisti.
Ma per riuscire ad essere efficaci questi strumenti devono essere veloci: “una start-up avrà ancora la stessa utilità una volta trascorso tutto il tempo necessario perché prenda il via?” e credibili anche per i non giovani, come le imprese, che devono collaborare e investire nella loro implementazione. Infine, devono essere strumenti “perenni”, non una risposta a una condizione di crisi straordinaria.

Anche Ilaria Lani, Responsabile politiche giovanili CGIL, ha ribadito la necessità di uscire dallsa retorica del giovanilismo. Le nuove generazioni nel corso degli ultimi anni non solo sono state penalizzate, ma sono state oggetto quasi di un mobbing bipartisan che dal “siete bamboccioni”, allo “studiate troppo”, e “fate le facoltà sbagliate”, ha contribuito a creare quasi un senso di colpa per la propria condizione. E i neodiplomati hanno imparato la lezione dai fratelli maggiori, come dimostra il calo delle iscrizioni all’università.
La ricerca dell’autonomia per le nuove generazioni richiede quindi di ripensare anche le finalità dell’azione di chi dovrebbe aiutarli. Prendiamo la casa: se in passato per i genitori l’obiettivo era comprare una casa, oggi con le esigenze di mobilità sia obbligata che volontaria, l’obiettivo deve essere ancora quello di mettere i giovani in condizione di acquistare una casa o piuttosto sarebbe più utile creare un sistema di affitti sostenibili? Nell’ambito del lavoro, siamo di fronte a un’offerta di competenze potenzialmente molto innovative, ma in un mercato che non è in grado di assorbirle. Abbiamo tanti giovani professionisti o lavoratori autonomi che sono senza tutele. Il sindacato continua ad avere una concentrazione di iscritti nelle aree “classiche”, come il commercio, e pochi in quelle atipiche, quindi deve ripensare i propri meccanismi di rappresentanza in modo tale che siano meno vincolati ai luoghi di lavoro e alle categorie tradizionali.

Ha chiuso l’incontro Lia Quartapelle, deputata neoeletta, che ha spiegato che, in particolare, si sta lavorando su tre fronti: la lotta alla disoccupazione e la riforma di quegli apparati, come i centri per l’impiego, necessari all’implementazione della Youth Guarantee; la riforma elettorale, per accrescere l’inclusione delle nuove generazioni nella vita politica del Paese, da una parte facilitando le operazioni di voto per chi si trovi anche solo temporaneamente all’estero per motivi di studio o lavoro, dall’altra abbassando l’età richiesta per il diritto di voto alle elezioni amministrative a 16 anni. Infine, la redistribuzione inter-generazionale, cioè la correzione di un welfare state che risulta molto pesante e protettivo per certe categorie e generazioni e poco per altre, sulle quali gravano peraltro i debiti contratti nel corso degli anni. Sono quindi in corso di elaborazione numerose proposte, tra cui quella di tagliare le cosiddette pensioni d’oro e usare il risparmio derivante su altri fronti, come l’impiego o il sostegno alle madri. 

 

Riferimenti

Il sito internet del MI generation Camp

Ecco le novità per i giovani milanesi di Mi Generation Camp: ospitalità solidale, coworking e microcredito e Expo, Fattore Famiglia
 

I nostri approfondimenti sulle politiche giovanili

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