Il mondo di oggi è un intreccio di sfide complesse e senza precedenti: il cambiamento climatico incalza, le disuguaglianze economiche si ampliano, e la rivoluzione tecnologica sta riscrivendo le regole del gioco in ogni ambito della società. L’innovazione è da sempre il motore dello sviluppo e della competitività, ma mai come ora la sua velocità e il suo impatto pongono interrogativi urgenti e ineludibili.
Ma come far convivere l’innovazione guidata dalla tecnologia, la crescita economica e la sostenibilità senza che l’una soffochi le altre? Una sfida enorme, certo, ma anche un’opportunità irripetibile per ridisegnare il futuro. Che parte da un modello di sviluppo che tenga insieme le diverse dimensioni della sostenibilità.
Emblematica, in questo senso, è la normativa ESG dell’Unione Europea, che intreccia ambiente, sociale e governance in un’unica visione strategica. Troppo spesso la dimensione sociale è stata trattata come un’appendice filantropica, opzionale e volontaristica, mentre rappresenta il cuore stesso della sostenibilità. Si impone allora un cambio di rotta ambizioso, che sta guadagnando spazio nel dibattito pubblico, ma che resta tutt’altro che condiviso. Il consenso, infatti, è ancora lontano, e le resistenze non mancano. La vera sfida? Trasformare i principi in azioni concrete capaci di incidere sulla realtà.
In questo spazio, vogliamo individuare alcuni strumenti concreti per far dialogare innovazione, crescita e coesione sociale. Perché una cosa è certa: senza inclusione, non esiste sviluppo davvero sostenibile.
Innovare partendo dalle persone e dalla comunità
Oggi, innovare senza coinvolgere attivamente gli stakeholder non è solo miope, ma inefficace. L’innovazione funziona davvero quando integra in modo sinergico tutti gli attori coinvolti, trasformando le idee in soluzioni concrete, rilevanti e sostenibili. Il paradigma dell’Open Innovation dimostra che le organizzazioni aperte ai contributi esterni ottengono risultati più solidi e duraturi.
Questo principio è ancora più cruciale nell’innovazione sociale, dove un approccio inclusivo e basato sulla fiducia tra le parti non è solo un valore aggiunto, ma una necessità. Coinvolgere cittadini, istituzioni, imprese e terzo settore nel processo creativo significa rispondere ai bisogni reali con soluzioni efficaci, sostenibili e capaci di generare un impatto significativo e duraturo.
Un esempio concreto è rappresentato dalle esperienze di coprogettazione e coprogrammazione, che mettono le comunità al centro delle decisioni. Ma la strada verso una vera Open Innovation sociale è ancora lunga e sfidante: il mondo non profit deve reinventarsi, costruendo nuove relazioni, modelli e linguaggi per restare incisivo in un panorama in continua evoluzione.
In questo scenario, il dialogo tra imprese e terzo settore non è più un’opzione, ma una necessità. Da questa collaborazione può nascere una vera innovazione sociale, capace di conciliare sostenibilità economica e impatto sociale. E in questo senso, il paradigma ESG si propone come un’importante bussola per il futuro, ma necessita di strumenti concreti che possano facilitare e rendere possibile il dialogo tra attori diversi, anche ricorrendo a soluzioni tecnologiche innovative, come modelli a piattaforma in grado di favorire l’incontro costruttivo tra questi mondi.
Tecnologia al servizio dell’inclusione
La tecnologia evolve a una velocità senza precedenti, ma il suo impatto non è mai neutrale. Può ampliare divari e disuguaglianze, oppure diventare un potente strumento di coesione sociale. La differenza sta nel modo in cui viene progettata e utilizzata.
Un esempio concreto è rappresentato dalle piattaforme collaborative, capaci di mettere in connessione realtà diverse per creare sinergie, condividere conoscenze e sviluppare soluzioni innovative su misura. Qui la tecnologia diventa un ponte, un acceleratore di collaborazione che permette di trasformare esigenze diverse—ma spesso complementari— in risposte efficaci e sostenibili.
Metodologie come l’Interaction Design offrono un ulteriore livello di innovazione, aiutando a sviluppare soluzioni che non solo rispondono ai bisogni degli utenti, ma si adattano al contesto specifico in cui verranno applicate. Perché la vera sfida non è solo progettare tecnologie avanzate, ma far sì che siano accessibili, inclusive e capaci di generare un impatto positivo sui territori e sulle comunità.
In definitiva, la tecnologia diventa davvero trasformativa quando non è fine a sé stessa, ma un mezzo per costruire una società più equa e inclusiva.
Modelli di business a impatto sociale: la nuova frontiera del capitalismo
L’integrazione della dimensione sociale nel cuore del mondo imprenditoriale è forse uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione recente dei modelli economici contemporanei, in particolare in Europa. Del resto, l’Unione Europea è nata su un modello unico di economia sociale di mercato, dove crescita economica e progresso sociale non sono alternative, ma due facce della stessa medaglia. A ribadirlo è lo stesso articolo 3 del Trattato sull’Unione Europea, che pone l’accento su sviluppo sostenibile, piena occupazione e competitività responsabile.
Oggi, il paradigma ESG ha spinto il mondo delle imprese a ridefinire il concetto stesso di successo: la sostenibilità, compresa quella sociale, non è più solo un obbligo normativo, ma un pilastro strategico per la crescita a lungo termine. La sfida? Andare oltre la semplice compliance e trasformare le policy ESG in elementi strutturali della governance aziendale.
A confermare questo trend è la crescita esponenziale di modelli di business ibridi, capaci di coniugare profitto e impatto positivo sulla società. Le società benefit e le B-Corp, sempre più diffuse anche in Italia, sono la prova di un cambiamento profondo: il mondo for profit sta abbracciando un approccio integrato alla sostenibilità, non più solo come opzione etica, ma come necessità strategica. E nonostante spinte che sembrano a volte andare nella direzione opposta, il futuro dell’impresa è ormai tracciato: chi saprà coniugare innovazione, crescita e responsabilità sociale sarà il vero protagonista del mercato di domani.
Misurare l’impatto sociale per dare valore al cambiamento
You can’t manage what you don’t measure”, affermava Peter Drucker, uno dei padri del management moderno. Un principio che vale doppiamente quando si parla di innovazione sociale: senza strumenti di misurazione chiari, il rischio è quello di navigare a vista, senza poter valutare concretamente l’efficacia degli interventi.
Oggi, con imprese e istituzioni sempre più impegnate in progetti a impatto sociale, la capacità di quantificare i risultati generati diventa cruciale. Per questo, le metodologie di valutazione dell’impatto sociale puntano tutte su un elemento chiave: il coinvolgimento degli stakeholder. Finanziatori, enti pubblici, comunità e beneficiari finali diventano parte attiva del processo, offrendo una visione integrata dei bisogni e delle trasformazioni reali che un progetto è in grado di generare.
Ma la vera rivoluzione sta nello spostare l’attenzione dagli output (i servizi erogati) agli outcome (gli effetti concreti sui destinatari). Questo cambio di prospettiva permette di confrontare diverse progettualità, misurare il rapporto tra investimento e benefici sociali, e soprattutto mettere al centro il valore reale che un’iniziativa porta alla comunità.
Bergamo e l’impegno per promuovere la longevità in salute
Un esempio concreto è quello del Comune di Bergamo ha introdotto indicatori di impatto sociale nei propri servizi, dall’assistenza scolastica a quella domiciliare, legando una parte dei compensi per i gestori alla qualità e agli effetti reali delle prestazioni. Un approccio innovativo che potrebbe diventare un modello replicabile su scala più ampia, guidando il settore pubblico e privato verso scelte più consapevoli ed efficaci.
Il nostro Comune da tempo sta cercando di muoversi fattivamente in questa direzione, lavorando sul coinvolgimento attivo degli stakeholder pubblici e privati intorno a temi e progettualità cruciali per il futuro della comunità, facendo perno su una costante spinta all’innovazione, sia nelle tecnologie che, soprattutto, nei processi.
Nel settembre 2023, Bergamo è così diventata la prima città italiana a entrare nel network internazionale “City of Longevity“, un’iniziativa promossa dal National Innovation Centre for Aging di Newcastle che mette in rete attori diversi e complementari, con l’obiettivo di creare ambienti urbani inclusivi e accessibili che supportino la popolazione anziana, consentendo al contempo ai giovani di prosperare con l’avanzare dell’età.
In un contesto urbano in cui il 25% della popolazione ha più di 65 anni, l’amministrazione comunale, in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo, sente forte la spinta a sviluppare politiche attive per promuovere una longevità in salute, come testimoniato anche dall’introduzione di una specifica delega alla longevità in seno all’Assessorato alle Politiche Sociali. Le iniziative previste includono la riqualificazione degli spazi urbani, l’implementazione di servizi dedicati e l’adozione di tecnologie innovative per supportare sia gli anziani che l’intera comunità, nonché progetti culturali in collaborazione con l’Accademia Carrara e centri estivi dedicati agli anziani, con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale e il benessere degli over 65.
Sempre sull’aspetto della longevità, si stanno sviluppando progettualità innovative, come il progetto Hold On – Invecchiamento Rigener-Attivo, finanziato dal Fondo per l’Innovazione Sociale, e basato su un modello a piattaforma che non si limita allo sviluppo dell’infrastruttura tecnologica, ma presuppone un ripensamento globale dei servizi alla popolazione anziana come ecosistema di piattaforma fisica e digitale, in modo che la parte digitale venga disegnata per integrarsi al meglio con l’attuale sistema dei servizi sociali e socio-assistenziali e con gli hub fisici di quartiere.
Altra importante iniziativa che ci piace richiamare è quella relativa al progetto del Villaggio di Comunità Sacro Cuore. L’intervento, in fase di realizzazione, prevede un investimento complessivo di oltre 24 milioni di euro e rappresenta per la nostra città un modello innovativo di partenariato pubblico-privato, dove un soggetto finanziatore (Redo SGR) apporta capitale paziente a rendimenti non speculativi, fornendo così la possibilità ai partner di Terzo Settore di investire a loro volta a condizioni sostenibili e dando vita ad un intervento integrato di grande impatto sul quartiere, caratterizzato peraltro dalla possibile replicabilità in altri contesti. Una soluzione integrata che ospiterà la Casa di Comunità, una scuola materna, uno spazio di co-working e una mensa, una residenza per persone con gravi disabilità (RSD), alloggi protetti per persone in disagio psichico e alloggi di housing sociale, nonché l’originaria chiesa e alcuni alloggi per le suore storicamente presenti nel complesso (una ex scuola). Con l’obiettivo di dimostrare che modelli innovativi anche sotto il profilo della struttura finanziaria e gestionale possono generare innovazione sociale e benefici concreti sia per i privati che per la comunità.
Per un nuovo modello di sviluppo: innovazione, strumento di coesione
Questi spunti, pur senza pretese di esaustività, delineano alcuni degli elementi chiave per coniugare innovazione, crescita economica e sostenibilità in un equilibrio capace di generare valore per tutti. Obiettivo, un modello di sviluppo in cui ogni persona non sia solo spettatrice, ma protagonista e beneficiaria del cambiamento.
L’innovazione non è solo una questione tecnologica o economica: per essere davvero efficace e sostenibile, deve intrecciarsi con la crescita sociale e il benessere collettivo. E il punto di partenza non può che essere il territorio, lo spazio dove le trasformazioni prendono forma, dove comunità, imprese e istituzioni possono collaborare per costruire modelli di sviluppo inclusivi e duraturi.
Il futuro della sostenibilità si gioca qui, nell’equilibrio tra progresso economico e impatto sociale. Un equilibrio possibile? Sì, ma solo se ripensiamo l’innovazione non come un fine, ma come uno strumento di coesione, capace di generare valore diffuso e accessibile a tutti.
Si tratta di una sfida cruciale che attraversa territori, comunità, imprese, enti non profit e istituzioni, chiamati a superare logiche compartimentate e rigidità settoriali e a collaborare con nuove modalità. Solo così sarà possibile costruire, insieme, un futuro davvero sostenibile.