GOVERNI LOCALI / Enti locali
ANCI: ai comuni servono risorse aggiuntive per la lotta alla povertà
L'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, in audizione alla Camera nell'ambito dell'esame del disegno di legge delega, lancia l'allarme
17 marzo 2016

Risorse aggiuntive da destinare ai comuni per implementare la misura nazionale di contrasto alla povertà delineata dal “Disegno di Legge Delega per l’adozione di norme relative al contrasto alla povertà, al riordino delle prestazioni e del sistema degli interventi e dei servizi sociali” collegato alla Legge di Stabilità 2016. E’ questa la richiesta dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) presentata in occasione delle audizioni informali che lo scorso 14 e 15 marzo hanno visto riunite le Commissioni XI (Lavoro pubblico e privato) e XII (Affari sociali) della  Camera.

Si tratta di un nodo centrale. Gli stanziamenti previsti dalla Legge di Stabilità riguardano infatti solo il contributo economico rivolto alle famiglie. Tuttavia, lo strumento che si sta immaginando si basa sull’estensione del SIA (Sostegno all’Inclusione Attiva), già sperimentato in undici comuni con più di 250.000 abitanti, attraverso l’implementazione della Nuova Carta Acquisti (NCA). Il SIA prevede un mix di interventi attivi e passivi. L’ottenimento del beneficio economico è infatti condizionato alla sottoscrizione, da parte del beneficiario, di un progetto personalizzato di inclusione sociale di competenza comunale. Tuttavia, per la parte attiva della misura al momento non sono stati annunciati finanziamenti strutturali. Per questi interventi la Delega prevede il ricorso a finanziamenti europei (nell’ambito del PON Inclusione 2014-2020) che, per loro stessa natura, sono temporanei.

Come sottolineato da Edi Cicchi (Assessore ai servizi sociali, famiglia, edilizia pubblica e pari opportunità del Comune Perugia e Coordinatrice del gruppo “Povertà ed estensione Carta Acquisti” della Commissione Welfare e Politiche Sociali dell’ANCI), il Disegno di Legge Delega è di grande rilevanza politica. In particolare perché “è importante poter ampliare la protezione in un’ottica di universalismo selettivo muovendo il primo passo verso la definizione di una misura nazionale di contrasto alla povertà”. Tuttavia i comuni, ha ricordato Cicchi, sono in difficoltà a causa delle carenze di organico e della riduzione dei finanziamenti statali destinati al sostegno degli interventi sociali. In questo quadro, l’estensione della misura non può prescindere dalla contestuale previsione di un incremento delle risorse finanziarie a disposizione dei comuni. La sperimentazione della NCA ha infatti evidenziato che ai comuni spetteranno importanti funzioni relative alla raccolta delle domande e alla predisposizione dei progetti personalizzati di presa in carico.

La previsione di una misura nazionale rende poi necessario considerare l’impatto che essa può avere considerando l’eterogeneità dei comuni che andranno ad applicarla.  Come sottolineato da Roberto Baccini (Responsabile Ufficio Politiche Sociali di ANCI), l’eterogeneità degli interventi è frutto delle tradizioni e delle culture amministrative locali oltre che del differente livello di risorse di cui gli enti locali dispongono. In questo contesto, un sistema basato su principi fondamentali definiti a livello nazionale potrebbe aiutare (almeno in parte) a contenere l’eterogeneità. Bisognerà allora vedere, continua Baccini, se i processi in atto riporteranno in capo allo Stato le funzioni relative alla definizione di programmi e interventi comuni in materia di politiche sociali.

 

Riferimenti

Contrasto alla povertà e servizi sociali, audizioni di esperti

 


Piano contro la povertà: facciamo il punto

Legge di Stabilità: quante risorse per la lotta alla povertà?

Sperimentazione Nuova Carta Acquisti: il caso di Bologna

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