FONDI INTEGRATIVI /
Al via la sperimentazione di smart working in Sanifonds Trentino
Dal 2019 partirà il pilota che ha visto l'adesione del 100% dei lavoratori e la sottoscrizione dell'accordo da parte delle organizzazioni sindacali territoriali
10 dicembre 2018

Sanifonds Trentino è un Fondo sanitario integrativo di natura territoriale costituito nel 2013 (come vi abbiamo raccontato qui). La maggior parte dei Fondi, istituiti da accordi contrattuali nazionali, hanno l’obbligo di adottare tariffe uniformi pur a fronte di una domanda regionale di servizi sanitari profondamente diversa; viceversa, Sanifonds Trentino si pone come una delle prime esperienze di fondo di “carattere territoriale”, con la possibilità concreta di calibrare nel tempo le proprie prestazioni sulle specifiche richieste dei cittadini trentini.

A seguito di un accordo firmato anche dalle organizzazioni sindacali territoriali, con l’inizio del 2019 prenderà avvio un progetto pilota di smart working, cui hanno aderito il 100% dei collaboratori. Il Dott. Alessio Scopa, Direttore Generale di Sanifonds Trentino, ci ha raccontato come è nata l’idea di avviare la sperimentazione.


Quali motivazioni vi hanno spinto ad introdurre lo smart working nell’organizzazione?

Il punto di partenza è stato un approfondito assessment interno che ha esaminato, da un lato, le aspettative dei collaboratori circa le modalità di impiego in azienda; dall’altro i processi produttivi aziendali e la compatibilità degli stessi con eventuali schemi di “lavoro agile”. Da questo assessment è emerso come la flessibilità dell’orario di lavoro sia uno degli aspetti più ricercati dai collaboratori.

Il nostro staff interno – senza considerare cioè i collaboratori esterni coinvolti più o meno stabilmente in funzioni di supporto - è costituito da 5 dipendenti di età compresa tra i 19 e i 32 anni. Per la maggior parte di loro, la flessibilità non è strettamente legata a esigenze di conciliazione vita lavoro tradizionalmente intese come cura di anziani e/o figli piccoli quanto alla possibilità di avere maggiore autonomia nella programmazione della giornata lavorativa.

Inoltre, i collaboratori vedono in questo grado di autonomia l’espressione concreta di una relazione di tipo fiduciario con l’azienda. Questi aspetti hanno portato il management del Fondo a vedere il progetto di smart working da una parte come strumento per la fidelizzazione del personale tramite il supporto alla conciliazione vita – lavoro; dall’altra come leva per aumentare la produttività e promuovere sviluppo dell’autonomia e dell’orientamento ai risultati.


Una peculiarità della vostra sperimentazione è che l’accordo è stato firmato dalle organizzazioni sindacali territoriali. Cosa ha generato il loro interesse verso questo progetto?

Anche grazie alla natura autonoma della Provincia di Trento, i sindacati sono da noi tradizionalmente protagonisti del welfare locale, credono nel modello di fondo territoriale - essendone tra i Soci fondatori - e sono essi stessi promotori di numerose innovazioni in ambito sociale. In tal senso Sanifonds può essere considerato un incubatore sociale. Sostenendo tali iniziative, quindi, il sindacato non persegue solamente obiettivi di rappresentanza ma agisce come attore del welfare territoriale.

Per queste ragioni l’accordo di smart working è stato firmato dalle organizzazioni sindacali territoriali, non in funzione della rappresentanza (attualmente i collaboratori Sanifonds non sono iscritti alle organizzazioni firmatarie) quanto appunto in ragione della partecipazione alla compagine societaria e della condivisione dell’impianto progettuale.


In che modo è stata strutturata la sperimentazione?

La modalità di utilizzo del lavoro flessibile è stata definita congiuntamente dalla direzione e dai collaboratori, con l’intento di armonizzare le esigenze del lavoratore in termini di work life balance con la programmazione aziendale. È previsto che, a partire dal 2019, tutti i collaboratori lavoreranno in smart working un giorno alla settimana, avendo scelto ciascuno una postazione in remoto in cui svolgere le proprie attività, chiaramente in aderenza ai principi di sicurezza del lavoro ed informatica prescritti.

Le caratteristiche dei processi produttivi aziendali hanno certamente favorito la progettazione del pilota di smart working. Tutte le risorse, infatti, svolgono sia attività di front office allo sportello sia di back office (elaborazioni statistiche, monitoraggio delle pratiche etc.). Grazie alla nuova organizzazione del lavoro, è stato possibile “isolare” le attività di back office più complesse e programmarle nella giornata di lavoro in remoto.

Altro elemento che ha agevolato l’adozione dello strumento è la natura altamente standardizzabile di questi processi produttivi (ad esempio l’istruttoria delle richieste di rimborso) e, quindi, la possibilità di definire i target attesi (ad esempio il numero di pratiche istruite e liquidate). Sul fronte dell’infrastruttura informatica, ciò che “abilita” il lavoro in remoto dei professionisti è la nostra piattaforma cloud che è chiaramente improntata ai migliori standard di sicurezza informatica, dato che vengono trattati volumi importanti di dati sensibili.
In conclusione, grazie ad un contesto più favorevole ci aspettiamo un ulteriore incremento di produttività ed efficacia.


Esistono altre iniziative orientate al miglioramento del benessere e della produttività?

Sì, la sperimentazione sullo smart working si inserisce all’interno di un piano strutturato di valorizzazione e retention delle risorse umane che prevede in primo luogo investimenti in formazione: abbiamo svolto infatti una valutazione del gap di competenze (hard e soft) richieste per le principali mansioni aziendali, condotta tramite un tool specifico realizzato da una società di consulenza sui cui risultati abbiamo innestato un programma formativo finanziato dai fondi interprofessionali. Siamo profondamente convinti, infatti, che il settore della sanità integrativa – che interessa 13 milioni di italiani – abbia ormai raggiunto dimensioni e complessità di un settore industriale, il che richiede il ripensamento dei paradigmi organizzativi e la conseguente evoluzione delle professionalità impiegate.
 

 


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