ENTI LOCALI /
WILL, Welfare Innovation Local Lab: un progetto per innovare i sistemi di welfare locale
L'iniziativa, che interessa le città di Bergamo, Como, Mantova, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Padova, Rovigo, Verona e Novara, vede la partecipazione anche dei ricercatori del nostro Laboratorio
05 novembre 2020

WILL è un progetto sperimentale che ha l’ambizione di favorire il rinnovamento del sistema di welfare locale. Nasce dalla volontà di dieci città capoluogo di provincia di quattro regioni italiane (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte) che hanno deciso di cooperare per trovare e sperimentare risposte innovative ai problemi strutturali che rendono il sistema di welfare locale inefficace e ormai insostenibile. Nello specifico partecipano a questo progetto ambizioso le città di Bergamo, Como, Mantova, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Padova, Rovigo, Verona e Novara. Il gruppo si avvale del coordinamento di IFEL-Anci, della supervisione scientifica del Cergas/SDA Bocconi, dell’Università degli Studi di Milano insieme a Percorsi di secondo welfare e dell’Università Cattolica, e del supporto del Forum Terzo Settore e di KPMG.

Il progetto ha preso avvio nell’autunno 2019 e ha un orizzonte di 5 anni per consentire un’appropriata diagnosi dei problemi dei sistemi locali di welfare, l’identificazione e progettazione delle soluzioni innovative e la successiva attuazione degli interventi sperimentali, che saranno sottoposti a una sistematica attività di monitoraggio e valutazione. Il proposito è quello di aver individuato, al termine del percorso, interventi che rispondano ai bisogni dei cittadini e che siano in grado di autosostenersi, sul piano delle risorse economiche e sociali mobilitate, senza aggravi ulteriori sulle difficili finanze pubbliche locali. Grazie alla possibilità di effettuare confronti tra le città e co-progettare in modo sinergico, le soluzioni vincenti potranno essere modellizzate e diffuse per un rinnovamento più generalizzato - che vada oltre i Comuni attualmente coinvolti - del sistema di welfare locale italiano.

Più ancora che nei suoi risvolti pratici, WILL avrà successo se riuscirà a conseguire la concettualizzazione delle azioni intraprese e un apprendimento di sistema rispetto alle linee di innovazione lungo cui si muove il progetto. Per questo motivo gli enti di Terzo Settore sono parte integrante e fondamentale di WILL: solo facendo rete e coinvolgendo l’intera filiera dei servizi è possibile arrivare a riforme strutturali, sostenibili e durature.

Una riforma strutturale del welfare non può, infatti, prescindere dal coinvolgimento del Terzo Settore, troppo spesso relegato al ruolo di mero fornitore della Pubblica Amministrazione, anche in conseguenza di una tendenziale standardizzazione ed esternalizzazione dei servizi. In WILL, il Terzo Settore è riconosciuto nella sua funzione di connettore tra le risorse della comunità e la funzione pubblica, della quale condivide gli obiettivi. Il ruolo assegnatogli è dunque quello di co-protagonista, in dialogo con le amministrazioni lungo tutte le fasi della co-progettazione, valorizzando la sua prossimità al bisogno, i suoi contributi nella definizione degli interventi sperimentali e la sua capacità operativa in fase di implementazione.


Il welfare locale e la sfida dei bisogni emergenti

Le dinamiche socio-demografiche in azione già dalla fine degli anni ’70 hanno progressivamente mutato il contesto del welfare locale modificando i bisogni e le risorse disponibili. L’invecchiamento della popolazione ha avuto come contraltari la crescente denatalità e la conseguente riduzione della base contribuente nonché profonde modifiche del mercato del lavoro e della struttura familiare (nuclei più piccoli, aumento dei divorzi, indebolimento dei legami familiari e delle reti amicali, crescente mobilità geografica), che storicamente è stata il pilastro su cui si è appoggiato il welfare italiano.

Ai bisogni “storici” si sono poi aggiunti una serie di bisogni emergenti, avanzati da categorie e gruppi sociali spesso esclusi dai sistemi tradizionali di welfare: minori a rischio povertà, NEET (giovani che non studiano e non lavorano), precariato, solitudine, anziani fragili, aumento delle disuguaglianze, bassa mobilità sociale e povertà educativa, immigrazione.

Il crescente contenimento della spesa è stato perseguito tramite tagli alle risorse, l’appalto dei servizi con gare risicate, sempre impostate con logiche input-based poco attente agli esiti dei servizi, accompagnate da criteri di accesso al welfare sempre più stringenti, tanto che una parte crescente della popolazione è rimasta esclusa dai servizi sociali. Questo ha confermato l’impianto storico del welfare italiano, che ha un focus pauperistico, debole rispetto a logiche di promozione sociale per la popolazione generale.

Queste condizioni sono state ulteriormente inasprite da un rallentamento della crescita economica e, in tempi più recenti, dal susseguirsi di crisi economiche che hanno messo a dura prova i sistemi di welfare. E da ultimo, ma non meno grave, dalla crisi pandemica in corso.

Il Paese e i territori hanno bisogno di riforme strutturali che innovino radicalmente il welfare in un’ottica di adeguatezza dei servizi, sostenibilità ed empowerment (collettivo, prima ancora che individuale), senza dimenticare la solidarietà e l’inclusione dei più fragili. L’obiettivo è tornare a costruire comunità e società e non più limitarsi a erogare prestazioni. WILL nasce con questo proposito.


Quale innovazione possibile?

WILL intende sperimentare e operare seguendo tre direttrici di innovazione:

  1. Sostenere le reti sociali attraverso “piattaforme multicanale di ricomposizione sociale”: si tratta di luoghi fisici o spazi virtuali che facilitino le occasioni di incontro tra persone, promuovendo il supporto reciproco e solidale, favorendo gli scambi la ricomposizione del tessuto sociale.
  2. Agevolare l’incontro tra domanda e offerta tramite la creazione di spazi di mercato che raggruppino la domanda, sostengano la professionalizzazione dell’offerta e rendano economicamente più accessibili tanti servizi a pagamento già oggi a carico delle famiglie, grazie alla diffusione di logiche di condivisione dei servizi stessi.
  3. Riformare i bandi e gli appalti pubblici verso dinamiche outcome-based, ossia la strutturazione di appalti, contratti e affidamenti con logiche ispirate alla co-progettazione, orientate al risultato e che prevedano forme di compenso o premialità legate al raggiungimento degli obiettivi.

Il percorso che porta alla definizione degli interventi sperimentali è seguito in parallelo da tutte le città aderenti, pur garantendo la flessibilità necessaria ad accogliere le specificità locali, sotto la supervisione scientifica delle università partner e del Laboratorio Percorsi di secondo welfare.

I passaggi in cui si articola sono i seguenti: rilevazione dello stato di fatto, attraverso la mappatura dei problemi sociali esistenti e la rilevazione della distanza tra bisogni e servizi offerti; progettazione di modelli di intervento sperimentali che rispondano in modo innovativo ai bisogni individuati; implementazione, monitoraggio, valutazione e diffusione dei modelli di successo.


Governance e risorse

Il progetto si concretizza in apposite convenzioni stipulate tra i soggetti partecipanti (comuni ed enti sostenitori) e IFEL, nel suo ruolo di coordinamento e supervisione operativa del progetto. La governance progettuale, improntata a modalità di interazione agile, sia in presenza sia online, si struttura su tre livelli:

  • Tavolo Politico con funzione di indirizzo per l’intero gruppo. Al Tavolo Politico partecipano i sindaci e/o gli assessori dei comuni aderenti, un rappresentante per ogni ente sostenitore, le Università responsabili della supervisione scientifica e IFEL
  • Tavolo Tecnico con funzione di coordinamento operativo tra i comuni aderenti e con funzione di raccordo tra il livello politico e il livello locale. Il Tavolo Tecnico raduna i direttori delle amministrazioni coinvolte insieme a KPMG, le Università e il nostro Laboratorio e IFEL.
  • Tavoli Operativi con funzione operativa e consultiva locale (un tavolo per ogni città). I Tavoli Operativi sono diretti dai funzionari delle amministrazioni aderenti, a volte assistiti da IFEL e dalle Università, e lavorano in concerto con le realtà del territorio in un’ottica di co-progettazione.

WILL, pur non prevedendo aggiunte ulteriori per quanto riguarda le città (questo per mantenere una dimensione agevole e adatta alla sperimentazione di medio-lungo periodo), ha aperto e ha in corso interlocuzioni con enti di livello nazionale quali INAIL, INPS, Dipartimenti e Ministeri e con le Regioni dei comuni partecipanti, con l’auspicio di poter generare possibili sinergie virtuose, la disseminazione dei risultati e la futura scalabilità del progetto.

Per ciò che riguarda il finanziamento, la copertura delle spese e dei servizi è garantita dal contributo versato dai comuni aderenti annualmente, a cui si sommano le risorse apportate dagli enti sostenitori e i servizi in-kind forniti da KPMG. Eventuali servizi aggiuntivi verranno coperti con la partecipazione a bandi a livello nazionale ed europeo e con contributi di enti e fondazioni. Infine, le azioni sperimentali che verranno attivate nelle città saranno sostenute dai budget comunali e da risorse che soggetti legati al territorio vorranno mettere a disposizione.


Essere parte di WILL: i vantaggi

Essere un “comune WILL” permette di avere la possibilità di condividere una serie di benefici e servizi, a cui difficilmente una singola amministrazione potrebbe avere accesso individualmente:

  • Formazione iniziale e continua del proprio personale di progetto coinvolto
  • Assessment del sistema di welfare rispetto ai bisogni emergenti dei cittadini e di area vasta e messa a disposizione di logiche e strumenti operativi per il ciclo strategico di ripianificazione e governo dei servizi sociali
  • Partecipazione a un processo continuo di benchmarking tra enti, in una logica di mutuo apprendimento e di valorizzazione delle reciproche competenze ed esperienze, modellizzando e diffondendo le rispettive buone prassi
  • Definizione condivisa di un piano strategico di visione e di riposizionamento dei servizi di welfare a livello locale
  • Consulenza di diritto amministrativo per nuove tipologie di acquisizione dei servizi di welfare costruiti su logiche outcome based e di capacità di attivazione di risorse di comunità
  • Individuazione/progettazione di soluzioni software condivise che saranno “acquisite” dalla rete degli enti, con un evidente e significativa riduzione del costo per singolo ente
  • Accompagnamento e tutorship personalizzata nelle fasi più critiche del progetto da parte di istituzioni di formazione e ricerca altamente qualificate
  • Partecipazione ad azioni di rete per interagire con istituzioni di rango superiore (Ministeri, INPS, INAIL, Regioni, ecc.) con la possibilità di generare massa critica istituzionale tramite la rete degli enti sperimentatori.
 


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