Maurizio Ambrosini

Maurizio Ambrosini è docente di Sociologia delle migrazioni presso l'Università degli studi di Milano. Insegna inoltre da diversi anni nell’Università di Nizza e dal 2019 nella sede italiana della Stanford University. È responsabile scientifico del Centro studi Medì di Genova, dove dirige la rivista “Mondi migranti” e la Scuola estiva di Sociologia delle migrazioni. È autore, fra vari altri testi, di Sociologia delle migrazioni, e (con L. Sciolla) di Sociologia, manuali adottati in diversi ateneti. Suoi articoli e saggi sono usciti in riviste e volumi in inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese e cinese. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Famiglie nonostante (Il Mulino, 2019); Irregular immigration in Southern Europe (Palgrave, 2018); Migrazioni (EGEA, 2019, nuova ed.). È tra i curatori del volume Il Dio dei migranti (Il Mulino 2018).

 
Immigrazione: perché la sanatoria ha raggiunto un risultato unico nell'Europa del Covid-19
Con sole 200.000 domande presentate, secondo molti la sanatoria dell'immigrazione è da considerarsi un fallimento. Non si considera però che tale risultato è stato raggiunto nel pieno dell'emergenza Covid-19, con un governo diviso e un parlamento largamente ostile agli immigrati, e che nessun altro altro Paese in Europa ha raggiunto risultati simili nel 2020.
 
Immigrati. I diversi colori dei lavori essenziali
I lavoratori oggi giustamente definiti “essenziali”, che stanno assicurando servizi di vitale importanza per la nostra sopravvivenza in questo tempo sospeso, sono frequentemente umili, malpagati, dall’occupazione precaria se non addirittura irregolare. E, molto spesso, sono immigrati. Maurizio Ambrosini invita a riconoscere il loro apporto e, soprattutto, a non dimenticarci di loro quando usciremo dall'emergenza.
 
Collaboratrici familiari: l'armata silenziosa di cui non possiamo fare a meno
Da quando è iniziata la pandemia le persone che ci aiutano in casa e assistono i nostri anziani - quelle che comunemente chiamiamo colf e badanti - sembrano essere state dimenticate. Senza di loro, tuttavia, il nostro sistema di welfare non reggerebbe. Per questo, secondo Maurizio Ambrosini, occorre tutelarle e trattarle con equità al pari di tanti altri lavoratori colpiti dalle conseguenze del Coronavirus.