TERZO SETTORE / Volontariato
L'Italia delle tribù aperte e le sue belle storie: a Lucca torna il Festival Italiano del Volontariato
Dall'11 al 13 maggio si svolgerà l'ottava edizione dell'evento sul tema "Mettiamoci scomodi". Previsti 25 convegni e più di 100 relatori
03 maggio 2018

Giovedì 3 maggio a Roma presso il Senato della Repubblica si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Festival Italiano del Volontariato, che si svolgerà a Lucca dall'11 al 13 maggio intorno al tema "Mettiamoci scomodi". Il senatore Edoardo Patriarca, presidente del Centro Nazionale per il Volontariato, ente che organizza il Festival insieme alla Fondazione Volontariato e Partecipazione, ha spiegato come l'ottava edizione del Festival sarà dedicata all'Italia delle “tribù aperte”, che non si uniscono contro nemici comuni ma per il bene comune. Sono le realtà di volontariato, la spina dorsale dell'Italia e verranno raccontate al Festival Italiano del Volontariato, quest'anno realizzato con il sostegno, fra gli altri, della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, del Cesvot e di Ubi Banca.


Il ruolo scomodo del volontariato

Patriarca
ha anzitutto spiegato il senso del titolo scelto per l'edizione di quest'anno. “Abbiamo deciso di dedicare l'ottava edizione del Festival Italiano del Volontariato a riscoprire il ruolo "scomodo" del volontariato".

"Scomodo perché opera in prima linea, rispondendo ai bisogni sociali trascurati dallo Stato e dimenticati dalla società. Ma scomodo soprattutto perché va oltre questa dimensione, mettendo a nudo le contraddizioni del nostro tempo e chiamando le istituzioni pubbliche e i cittadini a prendersi nuove e più forti responsabilità. Sono convinto che oggi il volontariato, ma più in generale tutto il terzo settore, abbia una responsabilità enorme nel facilitare la ricostruzione di un senso positivo di cittadinanza, fondato sulla pari dignità di diritti e di doveri, su un'idea ristrutturata e rilanciata di sussidiarietà”.


Un fenomeno in crescita anche dove non te lo aspetti

Giulio De Rita, ricercatore del Censis, nel corso della conferenza stampa ha ricordato come più del 10% degli italiani svolga un'attività di volontariato all'interno di una associazione organizzata. All'inizio del secolo erano poco più del 8%. In questi ultimi anni si è assititio a un aumento costante, che ha conosciuto quasi un'impennata nei momenti più virulenti della crisi.

"Ma la cosa più sorprendente" ha detto De Rita "è che le categorie che maggiormente si sono avvicinate al mondo del volontariato sono quelle più dinamiche e abituate a muoversi in mondi differenti”. Dal 2000 a oggi gli imprenditori e dirigenti che si sono dedicati al volontariato sono aumentati del 4,4%, i lavoratori in proprio del 3,1% e gli studenti del 2,7%, mentre i disoccupati e quelli in cerca di prima occupazione sono rimasti fermi al livello del 2000; le casalinghe sono aumentate solo del 1,1% e anche pensionati col +2,4% non raggiungono ancora la media nazionale". 

I dati sembrano dunque dimostrare che "il volontariato non è per chi ha tempo da impiegare, ma per chi ha competenze e attitudini da mettere a disposizione”.


Un programma dedicato alle tribù aperte

De Rita ha sottolineato come "stiamo diventando una società neo tribalista. Nel senso che i gruppi - le tribù appunto - sempre più si riuniscono sulla base di interessi comuni, appartenenze comuni, ideali comuni, obiettivi comuni. Ma anche a partire da rancori comuni, nemici in comune e difese comuni. Il tutto accelerato dai nuovi media che facilitando e permettendo l'incontro tra simili finiscono per forzare questo meccanismo. Il volontariato è forse una delle poche realtà che riesce a far comunicare le tribù tra loro, ad aprire vasi comunicanti a dare della società una lettura più ampia articolata varia e tutto sommato più veritiera”.

I 25 convegni del Festival partiranno proprio dall'analisi delle questioni più urgenti che riguardano il volontariato e più in generale il terzo settore, presentando storie di volontari e di incontri speciali. Fra i temi che verranno affrontati ci saranno, ad esempio, la riforma del terzo settore, la reputazione delle Ong che operano nel Mediterraneo, i giovani e le pratiche di inclusione sociale, le forme più innovative di volontariato individuale, il giornalismo costruttivo, la cultura del dono, il ruolo del volontariato nella riforma della Protezione Civile, la montagnaterapia.

Tra gli oltre 100 ospiti previsti si segnla l'Autorità garante per l'Infanzia e l'adolescenza Filomena Albano, il direttore del Censis Giulio De Rita, Don Virginio Colmegna della Casa della Carità di Milano, il Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali Luigi Bobba, Raffaela Milano di Save The Children, la statistica sociale Linda Laura Sabbadini, il consulente della Presidenza del Consiglio dei Ministri Fabrizio Curcio, il conduttore televisivo e critico musicale Red Ronnie, gli atleti paralimpici Andrea Lanfri, Sara Morganti e Stefano Gori


Un Festival fatto di belle storie

"Come sempre" ha concluso Patriarca "sarà il volontariato il vero protagonista del Festival e nei convegni verranno raccontate le storie di volontari “normali”, con belle testimonianze di incontri e progetti efficaci di inclusione sociale". Di seguito ve ne raccontiamo brevemente alcune, che saranno al centro della tre giorni di Lucca.

Antonia ha 67 anni e dedica agli altri il suo tempo libero. Da più di due anni è una volontaria di Save the Children al Punto Luce nel quartiere Zen di Palermo. L'ultima sfida di Antonia è mettersi in gioco ancora con tutta la volontà di sperimentare forme nuove. Nel 2017 partecipa al Bando MSNA (Minori Stranieri non Accompagnati) e viene selezionata idonea. Inizia così un percorso che la porta a vedersi affidato Sabbir, un ragazzo originario del Bangladesh appena diciottenne. Lui in Bangladesh ha lasciato tutta la famiglia, a Palermo ne ha trovata un’altra. Sabbir e Antonia condividono la vita e un sogno: poter vivere, studiare e lavorare in Italia, vivere una vita normale.

Giuseppe non è nato cieco, ma una retinite pigmentosa congenita ha dato una svolta netta alla sua vita. Lo sport l'ha sempre amato e praticato. Ora però è diventato la sua vita. A cominciare dal nuoto, che gli ha regalato parecchie medaglie durante i campionati paralimpici. Ma pratica anche il judo e l'immersione. Poi c'è la montagna: insieme al Cai toscano, che aveva già collaborato con l'Unione italiana ciechi, ha iniziato a occuparsi di montagnaterapia circa otto anni fa. L'incontro con Aldo del Cai fa esplodere la sua voglia di alpinismo. Oggi fa parte del gruppo "La montagna per tutti" e scala insieme ai ragazzi con disabilità mentale, ma anche ex tossicodipendenti e giovani del Sert.

Alessandro invece viveva a Firenze in un centro di accoglienza seguito dai servizi sociali. Conosce Abitare Solidale, il progetto di housing sociale di Auser. La sua vita cambia quando grazie ad Auser incontra Franca, vedova, avvicinata al progetto Abitare Solidale dal figlio Gabriele. Dall’incontro di due bisogni, quello di Alessandro di avere una casa, quello di Franca di avere compagnia, nasce una felice coabitazione che restituisce una voglia di vivere e di godersi anche i piccoli momenti.

Maddalena ha lasciato l’Albania "per colpa" dell’amore, il fidanzato insisteva affinché andassero a vivere in Italia. Al momento di partire si è ritrovata da sola, per un imprevisto del fidanzato, con la promessa che l’avrebbe raggiunta dopo un paio di giorni. Ad aspettarla all’aeroporto di Milano c’era Boriana, una sua vecchia vicina di casa a Tirana, che conosceva il fidanzato, e le aveva trovato il lavoro che le avrebbe cambiato la vita. Viene buttata su una strada, quella della prostituzione, strappandole la dignità. Ma la sua vita cambia quando incontra le volontarie dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che con empatia e un caldo abbraccio le donano una nuova speranza.

La storia di Roberto, oggi volontario Aism, inizia nell’aprile del 2007, appena 18enne, con un ricovero in ospedale a causa di un malore. La diagnosi è sclerosi multipla. Di lì inizia il percorso di Roberto come volontario in Aism: attività classiche come la raccolta fondi, le campagne nazionali, la formazione. Oggi partecipa attivamente a tutti gli eventi che l’associazione promuove, gestendo laboratori, formazioni ed eventi organizzati dalla sua sezione, quella di Vibo Valentia. In associazione impara come l’aiuto sia un percorso a doppio senso: fare del bene per Roberto è una bella sensazione.

Ortensia è una signora lucchese che conosceva la Comunità di Sant’Egidio e il progetto dei corridoi umanitari. Ha voluto partecipare, mettendo a disposizione una casa di sua proprietà nel centro storico di Lucca. Per restituire l’accoglienza ricevuta, alcuni ragazzi stranieri si sono offerti volontari per sistemare l’abitazione. Ad esservi accolta è la famiglia Krikor, originaria di Aleppo e formata da padre, madre e un figlio; siriani ma di origine armena e di religione cristiana. La famiglia Krikor vive a Lucca da un anno e mezzo e il suo percorso di integrazione è riuscito in maniera eccellente. Hanno degli amici, la speranza di un futuro migliore, di tranquillità.

Matilde è nata 23 anni fa a Viareggio affetta da trisomia 21, più popolarmente nota come sindrome di Down. Grazie alla sorella Martina si avvicina al mondo dello sport e al gruppo sportivo l’Allegra Brigata. Qui impara molte cose: far parte di una squadra, il desiderio di essere “grande”, di sentirsi importante, di quanto possa essere bello far parte di un gruppo di amici. È grazie allo sport che Matilde ha acquistato una maggiore autonomia personale, una gran voglia di comunicare con gli altri senza mai sentirsi a disagio per la sua, ormai ignorata, disabilità. Adesso il suo sogno si è realizzato con la partecipazione ai Winter Games in Austria nel 2017 nei quali ha vinto 2 medaglie di bronzo nei 50 e 100 m di sci di fondo a tecnica classica. È stata anche insignita del Premio Pegaso per lo sport 2018.

 

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