TERZO SETTORE /
Sviluppo sostenibile: a che punto è l'Italia? I risultati del Primo Rapporto ASviS
Un check-up sulla situazione dello sviluppo sostenibile nel nostro Paese, realizzato grazie al contributo di centinaia di esperti e operatori
29 settembre 2016

Il 28 settembre presso la Camera dei Deputati è stato presentato il primo Rapporto sullo Svilppo Sostenibile curato da ASviS, l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. Nata su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma Tor Vergata, questa realtà riunisce attualmente più di cento tra le più importanti organizzazioni e reti della società civile italiana, che si sono messe insieme per diffondere i contenuti dell'Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Tra di esse c'è anche il laboratorio Percorsi di Secondo Welfare, che è entrato a far parte del progetto nel marzo scorso.

La missione di ASviS è quella di far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile, mettendo in rete coloro che si occupano già di aspetti specifici inclusi negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs nell'acronimo inglese). Gli SDGs sono i 17 macro obiettivi – suddivisi in 169 target specifici – da raggiungere entro il 2030, che riguardano la sostenibilità nella sua globalità: vanno dall’eliminazione della povertà alla crescita economica, dalla buona occupazione al consumo responsabile, dalla riduzione delle disuguaglianze fino al contenimento del cambiamento climatico.

Nel corso della presentazione del primo Rapporto realizzato da ASvis sono intervenuti: Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, che ha illustrato il Rapporto e le proposte nate dal dialogo tra le organizzazioni che hanno aderito al progetto; Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Stefano Bonaccini, Presidente della Conferenza delle Regioni; Marco Frey, Presidente della Fondazione Global Compact Network Italia; Alberto Quadrio Curzio, Presidente dell’Accademia dei Lincei; Maria Edera Spadoni e Lia Quartapelle, rispettivamente Presidente e Vice-Presidente del Comitato Permanente sull’Attuazione dell’Agenda 2030 e gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile della Commissione Esteri della Camera; Pierluigi Stefanini, Presidente dell’ASviS, a cui sono state affidate le conclusioni. Causa impegni istituzionali, non è potuta invece essere presente come da programma la Presidente della Camera, Laura Boldrini.


Sviluppo sostenibile: l'Italia è in ritardo

Il Rapporto dell’ASviS rappresenta un primo vero check-up sullo sviluppo sostenibile in Italia. Realizzato grazie al contributo degli esperti impegnati nelle organizzazioni aderenti all’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, il resoconto è suddiviso in tre capitoli.

All’interno del primo capitolo viene fornito un quadro d’insieme, a livello globale ed europeo, sui percorsi di attuazione dell’Agenda 2030. Attraverso tale Agenda – sottoscritta dalle Nazioni Unite il 25 settembre 2015 – si è espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo e, inoltre, si è superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale: si fa strada, oggi, una visione completa dello sviluppo sostenibile, comprensiva di tutte le sue dimensioni (economica, ambientale, sociale, istituzionale). In questa prima parte viene inoltre presentata una rendicontazione sui progressi compiuti nell’implementazione di strategie correlate agli SDGs in alcuni Paesi attenti al tema dello sviluppo sostenibile. Tra queste Nazioni "attente", si legge, non c’è l’Italia, che sembra essere in colpevole ritardo.

Proprio la situazione italiana è il tema del secondo capitolo del Rapporto ASviS. Il nostro Paese non ha ancora definito una strategia chiara dopo la firma dell’Agenda 2030 e la sottoscrizione dei suoi SDGs. Le maggiori carenze riguardano una generale condizione di debolezza politico-istituzionale che si riflette in alcuni aspetti preoccupanti, come: la debolezza delle normative già esistenti, ad esempio in materia di pari opportunità e biodiversità per le quali è stata creato un impianto legislativo che non viene adeguatamente applicato; la mancanza di una visione sistemica; l’assenza di una “cultura” sullo sviluppo sostenibile; l’insufficiente collaborazione tra pubblico e privato; lo scarso equilibrio tra centro e periferia; la mancanza di un database “ufficiale” per eseguire monitoraggi efficaci.

I dati relativi al nostro Paese mostrano delle evidenti lacune sulle questioni della povertà e della disoccupazione. In Italia vi è una forte disparità tra ricchi e poveri in termini di reddito, basti pensare che il 10% della popolazione più ricca ha un reddito 11 volte superiore al 10% più povero (si tratta della disparità più elevata dell’area OCSE). Il tasso di povertà assoluta è in continua crescita e, ad oggi, tocca il 7,6% della popolazione residente (circa 4,6 milioni di persone); inoltre il rischio di povertà, soprattutto al sud, è tra i più elevati d’Europa. Allo stesso tempo, dobbiamo fare i conti con una disoccupazione che non accenna a diminuire: la disoccupazione giovanile è salita al 38%; è in aumento il numero di NEET – che ha superato i due milioni nel 2015 – e il tasso di abbandono scolastico; la disoccupazione femminile rimane elevata, anche a causa dell’inadeguata applicazione delle norme sulle pari opportunità.


Il bisogno di un nuovo paradigma: le proposte dell'Alleanza

Nella parte conclusiva del Rapporto, proprio nel tentativo di rispondere alle sfide in materia di sviluppo sostenibile, vengono presentate le proposte emerse dall’analisi della situazione italiana. Secondo l’Alleanza, ciò di cui ha bisogno oggi il nostro paese è la generazione di un nuovo paradigma sulla base del quale costruire un futuro certo per le prossime generazioni.

Attraverso questa nuova lente devono essere rilette e ripensate 7 macro-aree decisive per lo sviluppo: il cambiamento climatico e l’energia; la povertà alimentare e le disuguaglianze; l’economia circolare, l’innovazione e il lavoro; il capitale umano, la salute e l’educazione; il capitale naturale e la qualità dell’ambiente; le città, le infrastrutture e il capitale sociale; la cooperazione internazionale. Di seguito, abbiamo deciso di riportare quelle che secondo l’ASviS sono le priorità dell’Italia verso queste macro-aree.

  1. Cambiamento climatico ed energia. La priorità assoluta per l’Italia è quella di ratificare l’Accordo di Parigi, spingendo alla ratifica l’intera Unioni Europea: la legge di ratifica non dovrà, però, consistere in un puro atto formale, ma dovrà contenere indicazioni strategiche e un quadro finanziario pluriennale.
  2. Povertà e disuguaglianze. Sarebbe necessario il varo di un piano nazionale di lotta alla povertà, basato su uno strumento universale e sulla razionalizzazione e armonizzazione degli altri sussidi esistenti, da attuare secondo un percorso pluriennale con il supporto degli enti locali, delle strutture pubbliche operanti sul territorio e del Terzo Settore. Andrebbero quindi realizzati l’allargamento a tutto il territorio nazionale del Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA) e l’impegno del Governo di definire nel 2017 un Piano nazionale per la lotta alla povertà. Resta la necessità di misure redistributive a valle, quali: accrescere la progressività effettiva della tassazione, anche attraverso azioni di accertamento della ricchezza oggi sommersa; ridurre progressivamente il regime fiscale di favore concesso alle rendite finanziarie; introdurre una politica universale di sostegno al costo dei figli minorenni. Infine, rimane una priorità l’aumento dell’occupazione femminile e la piena applicazione della legislazione in materia di parità di genere: per questo serve un’applicazione più rigorosa delle normative esistenti, con un costante monitoraggio, assicurando dove necessario i relativi finanziamenti.
  3. Economia circolare, innovazione e lavoro. Andrebbe definito un piano di incentivazione fiscale che incoraggi il pieno uso delle materie prime, la realizzazione di piattaforme di differenziazione, di riciclo e di valorizzazione dei rifiuti generati dalla produzione, confezionamento, distribuzione e vendita dei prodotti. Poiché l’innovazione e la ricerca sono vitali per la transizione allo sviluppo sostenibile, l’Italia deve colmare al più presto il ritardo esistente in questo campo rispetto ad altri paesi.
  4. Capitale umano, salute ed educazione. Portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile richiede un investimento significativo in capitale umano, la cui qualità dipende, in primo luogo, da un’adeguata alimentazione, una buona saluta e un’educazione di qualità, ma nel campo dell’istruzione l’Italia è oggi dove i paesi europei erano all’inizio degli anni 2000. Per quanto concerne l’educazione, il Rapporto raccomanda di concentrarsi su quattro aspetti: la qualità degli apprendimenti, comprimendo la oggi elevata quota di NEET; il contenimento dell’abbandono scolastico; lo sviluppo di un sistema inclusivo (soprattutto per i ragazzi con “bisogni educativi speciali”), la realizzazione di un apprendimento permanente (lifelong learning).
  5. Capitale naturale e qualità dell’ambiente. Il raggiungimento degli SDGs relativi al capitale naturale e qualità dell’ambiente obbliga a una forte accelerazione degli impegni che l’Italia ha già assunto in sede internazionale ed europea.
  6. Città, infrastrutture e capitale sociale. È necessario definire una strategia per lo sviluppo urbano sostenibile, che tenga in considerazione i seguenti punti: aumento e persistenza degli investimenti per la prevenzione del rischio e per l’adattamento ai cambiamenti climatici, recupero del verde delle aree urbane degradate; un netto aumento della quota di alloggi disponibili a basso costo (ERP, social housing, affitto a prezzi calmierati, cooperazione, autocostruzione, ecc.), valorizzazione della cultura e del patrimonio naturale come fattori centrali per l’economia urbana e il turismo. Infine, va approvata quanto prima la legge sul consumo di suolo, apportando le necessarie modifiche all’attuale testo per uniformare la sua definizione a quella europea.
  7. Cooperazione internazionale. L’Italia deve avanzare in maniera decisa verso il rispetto degli impegni internazionalmente assunti con riferimento all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), realizzando quel graduale ma costante aumento di risorse stabilità con l’ultima Legge di Stabilità.


Riferimenti

Scarica il Rapporto (Pdf)

Sintesi del rapporto

Introduzione, sommario ed Executive Summary in Italiano

Executive Summary (in English)

Powerpoint di Giovannini


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