TERZO SETTORE /
Amal: quando l’integrazione non è solo una speranza
Vi raccontiamo un progetto che nel novarese crea percorsi concreti di formazione professionale e integrazione per giovani migranti
05 gennaio 2017

Amal in arabo signfica "speranza". Ed è anche il nome, non casuale, di un progetto nato nel novarese e rivolto a giovani migranti. L'iniziativa, promossa dall'ente di formazione Filos e dalla cooperativa Integra, intende mettere in collegamento esigenze del territorio e risorse umane formate e pronte per entrare nel mondo del lavoro, in modo da contrastare la frammentazione che troppo spesso caratterizza i percorsi di accoglienza dei migranti.


I soggetti promotori

Filos è un ente di formazione che opera da decenni a Novara occupandosi di formazione professionale, obbligo scolastico e integrazione sociale in un quartiere con una percentuale particolarmente elevata di residenti non italiani. Integra è invece una cooperativa che da alcuni anni si occupa di accoglienza ai migranti. Questa realtà, attiva nell’ambito dello SPRAR – il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (di cui siamo occupati qui), si muove nella convinzione che l’integrazione passi anche dal pieno inserimento nel tessuto geografico, sociale ed economico. Per questo, come spiega una delle responsabili della cooperativa, affitta appartamenti da proprietari locali, acquista da produttori e negozi del territorio, intende mettere a disposizione delle aziende locali le “proprie” risorse umane.

Il primo contatto è avvenuto attraverso la partecipazione di alcuni migranti accolti da Integra a corsi organizzati da Filos. Man mano che si rafforzavano i contatti, a fronte di un’esigenza fino a quel momento non affrontata sul territorio, è nata l’idea di sviluppare corsi di formazione professionale che tenessero conto in maniera più ampia delle esigenze formative dei migranti. Quindi: perché non rafforzare ulteriormente il legame col territorio creando meccanismi virtuosi di produzione di integrazione e di benessere economico e sociale? È nato così il progetto Amal, che intende mettere in collegamento esigenze del territorio e risorse umane formate e pronte per entrare nel mondo del lavoro, permettendo ai giovani migranti di essere inseriti in un percorso strutturato che mira a contrastare la frammentazione che troppo spesso caratterizza i percorsi di accoglienza dei migranti.


Il progetto

I presupposti del progetto sono scritti nel DNA dei due soggetti che l’hanno promosso: coltivare un rapporto costruttivo col territorio di riferimento, valorizzare competenze ed esperienze passate, offrire opportunità di formazione professionale, fornire competenze ulteriori rispetto a quelle strettamente professionali. Quest’ultimo aspetto, particolarmente importante ma spesso sottovalutato in progetti simili, sottolinea la funzione “assimilatoria” del percorso: la formazione non solo pone le basi per l’integrazione, ma è essa stessa luogo di integrazione. Per raggiungere questo obiettivo il progetto prevede quindi anche la trasmissione di “competenze di cittadinanza”.

La progettazione si è svolta coerentemente con gli obiettivi preposti: 200 migranti accolti da Integra sono stati coinvolti in una serie di colloqui preliminari per conoscere le loro abilità, esperienze pregresse e aspirazioni. La proposta formativa è stata poi costruita su quanto emerso in questi colloqui e su un’analisi delle esigenze delle imprese del territorio: Filos svolge formazione professionale da anni nel novarese e per questo può contare su un rapporto privilegiato con le aziende della zona. Alla luce delle conclusioni tratte dalla prima fase esplorativa, sono stati progettati tre percorsi formativi: Collaboratore di cucina (iniziato nell’ottobre 2016), Addetto alle lavorazioni meccaniche e Addetto all’installazione di impianti idrosanitari (che partiranno entro la fine di gennaio 2017).

I corsi, che hanno ottenuto il riconoscimento dell’Assessorato alla Formazione Professionale della Regione Piemonte, prevedono un esame finale con una commissione esterna e il riconoscimento di un Certificato di qualifica professionale. I tre percorsi, rivolti a gruppi di circa venti ragazzi ciascuno, presentano alcune caratteristiche comuni: innanzitutto un approccio pratico, che prevede almeno 200 ore di tirocinio oltre alla formazione in aula e in laboratorio. Ogni corso prevede inoltre una parte di formazione sulla sicurezza sul lavoro e 60 ore di lezione di lingua italiana, con moduli specifici dedicati al glossario tecnico del settore di riferimento. Grande importanza viene infine riservata agli aspetti culturali e sociali della formazione, innanzitutto attraverso il supporto di un educatore professionale che si occupa di educazione alla cittadinanza, orientamento topografico nella città e orientamento rispetto ai servizi. Anche la formazione professionale vera e propria però non tralascia gli aspetti culturali. Ne è un esempio l’esperienza del corso per Collaboratore di cucina: il programma non si limita alle tecniche di cucina, ma approfondisce il tema della cultura e della tradizione culinaria italiana. Il corso, l’unico già iniziato, coinvolge 20 studenti selezionati sulla base di un colloquio motivazionale e si avvale della collaborazione di Alessandro Calvarese, giovane cuoco professionista che si dedica all’insegnamento nel suo giorno libero.

Un’attenzione particolare deve essere rivolta al finanziamento del progetto, realizzato dalla cooperativa Integra attraverso il contributo che essa riceve nell’ambito del bando SPRAR. La normativa che regola il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati prevede che la quota di 35 € versata giornalmente ai servizi di accoglienza sia utilizzata non solo per rispondere ad esigenze materiali di base (vitto e alloggio), ma per finanziare interventi orientati a sostenere l’inclusione sociale. Tra le altre, sono esplicitamente indicate azioni di orientamento all’accesso ai servizi del territorio, di formazione e riqualificazione professionali, di orientamento e accompagnamento nell'inserimento lavorativo. Purtroppo non sempre la quota giornaliera erogata agli enti gestori dei servizi di accoglienza risponde effettivamente ed efficacemente alle molteplici esigenze delle persone migranti, e Integra costituisce in questo senso un esempio virtuoso.


Legami col territorio e con le istituzioni

Il valore aggiunto del percorso, come detto, consiste nella sua attenzione al legame col territorio. In questo senso, il rapporto con le aziende, già punto di forza di Filos, rappresenta un elemento fondante del progetto Amal. I soggetti curatori dell’iniziativa hanno pensato di fare riferimento alle associazioni imprenditoriali del territorio, in un’ottica progettuale che andasse al di là dell’esperienza con le singole aziende: l’obiettivo è di potersi confrontare con imprese inserite in una realtà strutturata, per offrire esperienze di tirocinio e inserimento lavorativo co-progettate e “protette”. Il coinvolgimento delle associazioni di rappresentanza di aziende e di imprenditori ha già avuto inizio con l’invito alla presentazione del progetto, avvenuta il 2 dicembre 2016 a Novara, cui seguirà un giro di incontri personali con i rappresentanti delle associazioni: l’obiettivo è che siano le associazioni stesse a promuovere il progetto Amal presso le aziende socie.

Il progetto, dal punto di vista istituzionale, ha incontrato interlocutori variamente interessati. La sinergia per il momento non si è ancora attivata con il Comune di Novara, in quanto il fenomeno migratorio non appare tra le priorità della giunta cittadina. Al contrario, una buona collaborazione è cresciuta a livello regionale. Augusto Ferrari, assessore alle Politiche sociali del Piemonte – già titolare del medesimo assessorato nel Comune di Novara – era presente alla presentazione del progetto e ha salutato con entusiasmo l’iniziativa.


Le prospettive future

Il progetto Amal ha già iniziato ad espandersi: Filos ed Integra hanno fatto rete con altri soggetti italiani e svizzeri per proporsi come attori nella governance a livello locale ed europeo nel campo delle politiche di integrazione sociale, formativa e lavorativa dei richiedenti asilo e dei minori stranieri non accompagnati.

In Europa si discute da tempo del tema della governance locale multilivello: il Comitato delle Regioni circa un anno fa si è espresso a favore di questo approccio (ce ne siamo occupati qui), definendolo indispensabile per gestire i flussi migratori e per allontanarsi da un modello eccessivamente centralizzato, che non riesce a rispondere efficacemente e in tempi congrui alle esigenze delle persone migranti e delle persone residenti nei territori maggiormente interessati dal fenomeno migratorio.

Integra e Filos hanno così presentato una proposta per un bando del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera (INTERREG) insieme al Consorzio Intercomunale dei Servizio Sociali di Domodossola (capofila del progetto), alla Regione Piemonte, ai Dipartimenti di Sanità e Socialità e di Formazione Professionale del Canton Ticino. Il progetto è inserito nell’asse di riferimento “Rafforzamento della governance transfrontaliera” e intende perseguire questo scopo accrescendo la collaborazione tra amministrazioni pubbliche e altri portatori di interessi. Il progetto propone un nuovo “Modello di governance territoriale per l’accoglienza e l’integrazione dei Richiedenti Protezione Internazionale” e ha come obiettivo la creazione di strumenti di governance e la raccolta di buone pratiche sull’accoglienza dei migranti e richiedenti asilo, con un focus particolare sui Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA). Il progetto Amal avrebbe così l’occasione di continuare a crescere: da speranza a progetto sperimentale, da sperimentazione a buona pratica, da buona pratica a modello di riferimento per un’accoglienza e un’integrazione efficaci per le persone migranti e per i territori che le accolgono.

 


Verso l'inclusione sociale, dall'accoglienza all'autonomia

Come funziona lo SPRAR, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati

Il progetto "Well Done": welfare generativo nel campo dell'accoglienza

Accoglienza dei migranti, le possibili risposte degli enti locali

Migranti: buone pratiche europee di integrazione

Rapporto Caritas 2016: giovani e migranti sono le questioni più urgenti per l'Italia
 
NON compilare questo campo