TERZO SETTORE / Impresa sociale
Il "Paese ritrovato": un "villaggio" per anziani affetti da demenza
A Monza, la cooperativa sociale Meridiana ha dato vita ad un progetto innovativo per anziani non autosufficienti
28 dicembre 2017

La cooperativa sociale Meridiana nasce a Monza nel 1976 come associazione di volontariato con l’obiettivo di garantire il benessere dei cittadini più anziani visti come parte attiva e valore aggiunto alla vita della comunità. Per raggiungere questo obiettivo nel corso degli anni la cooperativa sociale ha iniziato a gestire numerosi servizi tra centri diurni, centri polifunzionali, residenze e un hospice. Non ha però tralasciato la sperimentazione di nuovi servizi innovativi come il "Paese ritrovato", nuova unità d’offerta rivolta a persone anziane con forme di demenza o affette da sindrome di Alzheimer.


Un villaggio per gli anziani con demenza

Come illustrato sul loro sito, gli operatori della cooperativa sociale Meridiana, per dare risposte alle persone con demenza o Alzheimer e garantire loro un completo benessere, hanno guardato ai Paesi Bassi ove da anni si è diffusa l’esperienza dei “villaggi” per anziani, speciali quartieri in cui le persone anziane affette da malattie mentali possono vivere liberamente e in sicurezza in un ambiente protetto ma non totalizzante. Questi villaggi hanno dimostrato di essere una soluzione efficace: gli anziani residenti vivono più a lungo e con maggiore autonomia e necessitano di meno farmaci. Con lo scopo di replicare queste esperienze anche nel nostro Paese, la cooperativa Meridiana ha avviato così il progetto il "Paese ritrovato”.


Il “Paese ritrovato”

Il "Paese ritrovato”, i cui lavori sono iniziati nel ottobre 2016, è un quartiere a ridosso della RSA (Residenza Socio-Sanitaria) Centro Geriatrico Polifunzionale San Pietro, in cui è presente una piazza, una cappella, una grande sala per gli eventi, un bar, un parrucchiere, un minimarket e un giardino oltre ad alcuni appartamenti per gli anziani residenti (in totale 8 appartamenti per 64 posti). Questi ultimi, grazie alla vasta disponibilità di servizi, hanno la possibilità di muoversi liberamente e vivere la loro vita in autonomia mantenendo le abitudini precedenti.

Tutto il personale operante, compreso il giardiniere, il cassiere e il parrucchiere, è composto da operatori socio-sanitari specificatamente formati e in grado di supportare adeguatamente gli anziani senza sostituirsi a loro. Anche gli appartamenti sono progettati secondo le ultime innovazioni della domotica in modo che i residenti possano espletare quotidiane attività domestiche come cucinare (a titolo di esempio la cucina è attrezzata con particolari luci e suoni che guidano gli interessato nello svolgimento delle normali attività). A garanzia della qualità è stato costruito un sistema di monitoraggio basato su una logica di rete a cui partecipano importanti istituzioni del territorio come la Fondazione Golgi Cenci, il Politecnico di Milano, la LIUC di Castellanza, il CNR. In particolare gli studenti del Politecnico hanno contribuito alla progettazione di arredi e tecnologie assistive mentre la LIUC ha elaborato un modello di misurazione per rilevarne l’efficacia terapeutica.


Community welfare in progress


Se la cooperativa ha messo a disposizione del territorio le proprie competenze e la propria capacità progettuale, gli stakeholder locali hanno ricambiato rendendo possibile la realizzazione del progetto: da un lato, infatti, è stata trovata la sinergia e la collaborazione con gli attori pubblici (come il Comune di Monza, la Regione Lombardia, l’ATS Brianza e l'ASST Monza); dall’altro, alcune imprese e famiglie imprenditoriali locali hanno contribuito finanziariamente. Un contributo è stato dato anche dalla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza Onlus presso la quale è attivo un fondo di raccolta a cui chiunque può contribuire per sostenere il progetto.


Una logica di secondo welfare


Il “Paese ritrovato”, progetto che sarà ultimato nei primi mesi del 2018, esprime una logica di secondo welfare. Attraverso di esso infatti la cooperativa sociale La Meridiana prova a dare una risposta innovativa e personalizzata a una patologia cronicizzante che colpisce le persone che si trovano in una particolare fase del corso di vita: la vecchiaia. Per costruire tale risposta ha cercato di riproporre una buona prassi straniera, adattandola ovviamente al contesto monzese e facendo ricorso alle risorse della comunità locale.

Inoltre, durante la fase di realizzazione del progetto, la cooperativa sociale non solo ha rafforzato i rapporti già esistenti con gli attori pubblici del territorio ma si è avvalsa del finanziamento messo a disposizione da soggetti privati, non come opzione residuale ma come decisione consapevole e determinata dalla propria visione del welfare. Afferma infatti il direttore Roberto MauriDobbiamo pensare di rivalutare la storia del nostro territorio e riproporre modelli del passato che avevano la loro ragion d’essere e che oggi possono tornare di moda. Sono state le famiglie benestanti particolarmente illuminate che hanno fatto la storia del welfare e che hanno finanziato ospedali, luoghi di cura, progetti di solidarietà, sono loro i protagonisti del benessere comunitario e su di loro ricade questa responsabilità e questo onore”.

 

 


Terza Conferenza Nazionale della Famiglia: il documento unitario di Cgil, Cisl e Uil

Anziani non-autosufficienti: le proposte per la città di Bologna

Invecchiamento attivo e solidarietà fra le generazioni: l'esperienza di AbilMENTE Insieme

Casa della Memoria: il bilancio del primo anno

La Casa della Memoria di Empoli

Le politiche per la non autosufficienza in Italia: quali prospettive?
 
NON compilare questo campo