TERZO SETTORE / Impresa sociale
Il non profit motore dell’Europa
29 agosto 2012

Il 22 agosto scorso presso i padiglioni della Fiera di Rimini, sede del XXXIII Meeting per l'amicizia dei Popoli, Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà, Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima e Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea e commissario per l’industria e l’imprenditoria, si sono confrontati sul tema "Il non profit, motore dell'Europa". 

 

Nell’Europa a 27 operano all’incirca 27.000 cooperative sociali e, nella sola Italia, circa 6 milioni di persone sono impegnate a diverso titolo nel terzo settore, il quale offre servizidi vario genere a circa 37 milioni di italiani. Nel campo dell’educazione, della formazione professionale, della sanità e della cultura esistono molteplici soggetti privati che svolgono una funzione pubblica e rappresentano un’importantissima risorsa per il nostro Paese. Presentando questi dati Giuseppe Guerini ha inquadrato la situazione del welfare europeo che, nonostante negli ultimi anni sia stato oggetto di una rinnovata attenzione anche da parte della Commissione Europea, deve ancora affrontare diverse difficoltà tanto a livello comunitario quanto all’interno dei Paesi membri. “Il terzo settore è spesso dipinto come un mondo che necessita di denaro e interventi particolari da parte dei governi, ma noi non chiediamo fondi, chiediamo solo la possibilità di poter agire sul mercato come gli altri soggetti privati. Purtroppo, invece, chi non ha come mission il profitto è di fatto penalizzato”. Quel che chiede il mondo non profit, soprattutto in Italia, è la possibilità di poter svolgere le proprie attività senza gli ostacoli imposti dalla pubblica amministrazione che, ad esempio, registra ritardi impressionanti nell’estinzione dei debiti che ha col terzo settore. Su 40 miliardi di ritardi di pagamento da parte dello Stato, ha sottolineato Guerini, ben 25 pesano con diversa intensità sul mondo del non profit. Una quantità di risorse impressionante che, come si può immaginare, risultano fondamentali per realtà che normalmente hanno una disponibilità economica limitata.

 

Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima (gruppo Intesa San Paolo), ha ricordato come “non sempre il valore dell’esperienza di questo mondo [il  viene compreso dal nostro governo, il quale troppo spesso lo considera un settore secondario della vita sociale ed economica”. Attenta alle esigenze del terzo settore è, invece, proprio Banca Prossima che si rivolge unicamente al non profit - unico istituto bancario di questo genere presente in Europa - e, attualmente, conta oltre 20.000 clienti appartenenti a tale mondo. “Spesso non abbiamo la percezione che il non profit italiano” ha affermato Morganti “è un modello per tutto il mondo, e che dagli altri Paesi vengono a studiare le nostre cooperative sociali”. Bisogna smettere di associare il made in Italy unicamente alle tre effe (Fashion, Food and Football) e iniziare a guardare anche alle eccellenze che possediamo, soprattutto nel sociale.

Un’organizzazione non profit, ha continuato Morganti, così come ogni altra azienda ha bisogno di risorse adeguate che, in questo momento di crisi, sicuramente non risultano di facile reperimento. Banca Prossima ormai da alcuni anni cerca di rispondere ai bisogni finanziari del non profit utilizzando criteri innovativi per l’erogazione di prestiti a soggetti che, altrimenti, risulterebbero non bancabili secondo i normali criteri degli istituti di credito. Molto spesso, infatti, le organizzazioni non profit vengono considerate come soggetti che non possono fornire adeguate garanzie relativamente alla restituzione di prestiti. Morganti ha tuttavia sfatato questo mito, affermando che Banca Prossima ha la più bassa percentuale di deterioramento del credito in Europa, che risulta inferiore all’1%. I prestiti erogati dunque vengono restituiti nella loro quasi totalità e, altro dato particolarmente significativo, vengono restituiti entro i tempi stabiliti, senza ritardi. Finanziarie il non profit, dunque, non è solo moralmente apprezzabile, ma anche economicamente conveniente.
Tuttavia, nonostante i particolari criteri introdotti, non sempre i prestiti erogati risultano essere alla portata delle organizzazioni che ne fanno richiesta. Anche se a tassi convenienti, molte realtà non profit affrontano grandi difficoltà per restituire quanto prestato da Banca Prossima. Il costo del denaro risulta infatti molto alto: su un prestito di 900.000 €, ad esempio, sono normalmente richiesti interessi che ammontano all’8-9% (all’incirca 75.000), che le organizzazioni non sempre hanno le capacità di restituire perseguendo con la medesima tenacia i propri obiettivi.

Morganti ha tuttavia spiegato come siano stati sperimentati con successo nuovi metodi che permettono alle associazioni non profit di ottenere denaro a tassi molto più convenienti, i cui interessi possono ammontare addirittura a un terzo di quanto normalmente dovuto (se si tiene conto dell’esempio precedente, dunque, circa 25.000 €). Morganti ha citato l’esperienza di Cometa, una delle più importanti imprese sociali presenti nel Nord Italia: “i cittadini possono sovvenzionare l’opera non profit prestando direttamente denaro a titolo gratuito o chiedendo interessi inferiori a quelli che normalmente applicherebbe la banca, che tuttavia garantisce l’investimento dei finanziatori in caso di insolvenza”. In questo modo i cittadini possono partecipare attivamente allo sviluppo di una realtà importante per la comunità e il territorio, mentre le organizzazioni possono finanziarsi attraverso un sistema che permette loro di concentrarsi maggiormente sulle proprie attività piuttosto che sui problemi che potrebbero emergere nel ripianamento del proprio debito bancario. Questo sistema, ha concluso Morganti, potrebbe essere preso ad esempio e applicato su scala ben più ampia. Potrebbe addirittura funzionare meglio di quella “borsa del sociale” di cui si parla da diversi anni ma di cui, come noto, l’applicabilità appare molto difficile e, attualmente, altamente improbabile.

 

A conclusione dell’incontro è intervenuto anche il commissario Tajani, il quale ha sottolineato come omrai da diversi anni terzo settore, volontariato e impresa sociale siano entrati a pieno diritto nell’agenda del diritto europea, che li ha addirittura indicati come una delle dodici leve di sviluppo su cui dovrà puntare l’Unione negli anni a venire. Attualmente, ha affermato Tajani, “in Commissione stiamo studiando e ponendo in attuazione misure che possano rendere organico il quadro normativo continentale per l’impresa sociale, rendendo più semplice l’accesso al credito e la visibilità di queste realtà”. Da un lato la Commissione sta realizzando una mappa informatica del non profit europeo, dall’altro si sta muovendo affinché le pubbliche amministrazioni dei Paesi membri pongano maggiore attenzione agli impegni assunti nei confronti del mondo non profit. In questo senso già da diversi mesi è stata emessa una direttiva che renderà obbligatorio entro sessanta giorni il pagamento dei debiti che gli enti pubblici posseggono nei confronti del volontariato e, ha sottolineato Tajani “il ministro Passera mi ha assicurato che dal prossimo novembre sarà recepita dal Parlamento e entrerà pertanto in vigore anche nel nostro Paese”.