TERZO SETTORE / Fondazioni
Vital signs, tessuti e conoscenze della comunità per valutare l’impatto sociale
La Fondazione Nord Milano, con il supporto dell'Università Bicocca, sta sperimentando questa nuova metodologia sui propri territori operativi
07 giugno 2017

La Fondazione Nord Milano (FNM) negli ultimi anni si è trovata di fronte a due esigenze importanti per la propria attività. Da un lato, trovare una metodologia adatta a rispondere di anno in anno ai bisogni della comunità e, dall'altro, come coinvolgere la comunità stessa in modo che possa essere parte attiva nel trovare e formulare soluzioni, non limitandosi ad essere beneficaria passiva degli interventi.

Grazie all’esperienza maturata durante una fellowship presso il Centre on Philanthropy and Civil Society di New York, è stato possibile verificare che esigenze e necessità simili sono presenti anche nelle fondazioni comunitarie americane e canadesi (una dinamica peraltro confermata anche durante il Summit internazionale delle Fondazioni Comunitarie di Johannesburg). Da lì è nata una comune riflessione su uno strumento usato oltreoceano; i Vital Sign (VS, in italiano “segnali vitali”).

Di cosa si tratta? In poche parole di un “metodo di lavoro” che facilita il raggiungimento di obiettivi valutativi prendendo in considerazione non solo i dati statistici ma anche altri indicatori sui generis, garantendo un buon grado di trasparenza. Si tratta di un presupposto per poter capire quali impatti generino gli interventi sostenuti a vario titolo dalle fondazioni, e come essi possa essere misurati con cognizione di causa. In letteratura ci sono molte tipologie di VS e di rapporti su di essi, ma tutti fanno riferimento sostanziale allo schema di relazioni riportato in figura 1 (per approfondire si veda anche il sito del dipartimento creato ad hoc dalle Fondazioni Canadesi per i VSm divenuto un benchmark e “marchio” di qualità a livello internazionale).


Figura 1. Schema relazionale sui cui si basano i Vital Signs

Fonte: Community Foundations of Canada, 2013  


I VS si basano dunque sulla rilevazione dei dati quantitativi eventualmente disponibili, ma anche e soprattuto sul coinvolgimento di tutti gli attori, soggetti ed enti della comunità, sia pubblici che privati, nella definizione e rilevazione dei bisogni emergenti. Le fondazioni che hanno applicato i VS hanno così implementato uno strumento multidisciplinare e strategico per i propri CdA, che viene aggiornato periodicamente permettendo anche “un passaggio di consegne” efficace sulle necessità dei territori.

FNM ha voluto intraprendere tale strada prendendo spunto dall’esperienza della Berks County, Fondazione Comunitaria vicino a Philadelphia, trovano in essa una corrispondenza con i propri obiettivi strategici per:

  • meglio definire gli ambiti dei settori progettuali da sostenere in modo coerente con le necessità reali, attuali e in divenire, verificando anche ambiti “non chiari” o “in evoluzione”;
  • raccogliere informazioni dalla comunità, valorizzando le reti esistenti e facendo networking tra i vari soggetti/anime presenti;
  • razionalizzare le informazioni raccolte con i dati statistici in modo da rendere fruibili e trasparenti le risultanze ed evidenze, ponendo le basi per misurare l’impatto dei finanziamenti/progetti da un punto di vista socio-economico, nel medio termine.

 

Questi obiettivi ricalcano tra l'altro quanto previsto in “Come fare a costruire i segnali vitali” Guida ufficiale proposta nel Regno Unito per comprendere e utilizzare i VS (nella figura 2 il percorso di costruzione definitivo nella guida).
 

Figura 2. Percorso di costruzione Vital Sings

Fonte: UK Community Foundations 


Tra maggio e dicembre 2015, FNM ha discusso in CdA tale proposta di lavoro, fino a stipulare un incarico di ricerca con il Dipartimento di Sociologia dell’Università Bicocca (attività che lo stesso dipartimento cercava di avviare da tempo). Tale ricerca ha coinvolto i consiglieri e la Commissione Analisi dei Bisogni interna, affiancati sempre da una persona dello staff di Segreteria. La FNM è stata così la prima in Italia ad intraprendere questo percorso per raccogliere sistematicamente nella comunità le esigenze, le relazioni esistenti e le potenzialità insite, unendo i dati statistici, anche per implementare la credibilità della Fondazione come catalizzatore di risorse, non solo finanziarie.

Ad oggi la Bicocca ha indirizzato il lavoro di ricerca sui dati, sugli obiettivi e sulle finalità, prevedendo diversi focus group per settore e per tipologia. Nelle prossime settimane si capirà quali dati sono già reperibili e cosa invece occorrerà trovare o implementare, in particolare per poter approcciare casi, bisogni e dati di cui non è possibile - per fattori oggettivi e strutturali- cogliere tutte le sfumature (comunque statutariamente finanziabili o sostenibili). Si tratta, per esempio, di settori progettuali ad oggi poco o per nulla sostenuti, che vedono però una forte partecipazione del non profit: lavoro, sicurezza e immigrazione, scuole e lotta alla dispersione scolastica, educazione finanziaria, microcredito,imprenditoria sociale/start-up, contrasto alla criminalità, coesione sociale.

In ottica prospettica questo lavoro indirizzerà meglio le risorse a disposizione (proprie di FNM, derivanti da Fondazione Cariplo o da fondi patrimoniali raccolti ad hoc) e renderà la comunità più legata al ruolo della Fondazione. Per questo si stanno contattando anche diversi interlocutori internazionali al fine di recepire da loro validi spunti - creativi e di prassi- per meglio finalizzare gli aspetti di costruzione del rapporto finale e della sua restituzione alla comunità. È un’occasione importante ed utile per affermare il ruolo della FNM a livello locale e internazionale, potendo riscontrare, ancora una volta, come l’intuizione del progetto Fondazioni di Comunità sia stato essenziale e vitale per lo sviluppo di un reale welfare di comunità.

 


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