TERZO SETTORE / Fondazioni
Fondazioni di comunità e sviluppo: spunti dal convegno internazionale di Fondazione Comasca
Con più di 40 ospiti provenienti da 23 diversi Paesi, l'evento ha offerto approfondimenti su sostenibilità, capacità operative e partnership
29 novembre 2016

«In questi tempi di crisi e di incertezza, dove si registra una sfiducia crescente tra cittadini ed élite è necessario, più che mai, un ripensamento generale che coinvolga la nostra società su temi quali la geopolitica, la finanza, i servizi socio-assistenziali. Occorre riconquistare un futuro

Esordisce così Giacomo Castiglioni, Presidente della Fondazione provinciale della comunità comasca, nel suo discorso di apertura di fronte alla gremita platea riunitasi all'Università dell'Insubria il 15 ottobre scorso. Il convegno internazionale dal titolo “Filantropia e sviluppo” è risultato essere un'importante occasione di confronto per chi oggi è impegnato nel crescente e multiforme universo del non profit nel mondo. Con più di 40 ospiti provenienti dai 23 Paesi, la dimensione internazionale dell'evento, che si è articolato secondo un modello di confronto peer to peer, ha conferito particolare valore all’iniziativa.

A fare gli onori di casa, assieme ai rappresentanti della Fondazione Comasca, è Bernardino Casadei, program officer della Fondazione Cariplo e promotore dell'attività delle Fondazioni di comunità in Italia. Tra i prestigiosi ospiti internazionali spicca il Centre for Philantropy and Civic Society dell'Università di New York, che attraverso le parole della direttrice, Kathleen D. McCarthy ha spiegato come, ad oggi, siano state oltre 200 le borse di studio che hanno permesso ai suoi studenti di diventare professionisti del non profit attivi in 53 nazioni.

Il dibattito ha ruotato attorno a tre macro-temi principali - la sostenibilità, lo sviluppo delle capacità operative e i rapporti con gli enti partner - posti al centro di rispettivi workshop tematici previsti nella prima parte della mattinata. La discussione ha preso spunto dai risultati di un sondaggio curato dalla Fondazione comasca, volto a raccogliere stimoli da parte dei rappresentanti degli enti non profit della zona, esperti e cittadini che hanno reagito alle sollecitazioni proposte.  Le considerazioni emerse nei tre workshop tematici sono poi state presentate dai referenti di ogni gruppo di lavoro alla platea dei partecipanti che hanno così potuto focalizzare l'attenzione attorno ad alcune priorità.


Sostenibilità

Per quanto riguarda l'aspetto della sostenibilità, intesa come possibilità delle fondazioni di potersi concentrare sulla propria missione e non solo sulla sua sopravvivenza, si è voluto porre particolare attenzione alla necessità di creare reti efficienti tra enti, partendo dal presupposto che «nessuno da solo può farcela» e che i bisogni sociali, per essere soddisfatti, necessitano dell'intervento di tutti. In tal senso sarebbe importante che le Fondazioni riuscissero a svolgere un ruolo di catalizzatore, ovvero che si preoccupino di fare «ruotare tutta la macchina» in maniera armonica. Tale ruolo dovrebbe comunque consolidarsi non a scapito di altre organizzazioni, ovvero in sostituzione ad esse. Non sono comunque da sottovalutare possibili difficoltà e frizioni, dal momento che le attività di coordinamento e promozione della rete richiedono legittimazione reciproca tra i suoi componenti, nonché il possesso di risorse per poterlo fare.

Il ruolo di catalizzatore potrebbe anche essere agevolato dall’erogazione di attività di servizio e assistenza ad altri enti, soprattutto quelli minori, attraverso il sostegno tecnico nella costruzione e attuazione degli interventi, nella raccolta fondi e nella possibilità che altri enti possano «farsi conoscere».

Altri aspetti sono stati messi in luce da alcuni ospiti stranieri. I rappresentanti della delegazione tedesca spiegano come l’organizzazione di frequenti focus group possa permettere di disporre di informazioni e riflessioni che consentano di avere un quadro aggiornato della situazione su cui intervenire. Più in generale, le fondazioni potrebbero promuovere studi e ricerche sul «mercato interno» nel quale le fondazioni sono chiamate ad operare, nonché favorire la costruzione di archivi e basi dati on line che possano migliorare la conoscenza reciproca degli attori non profit che operano sul territorio.

La direttrice esecutiva della Fondazione comunitaria inglese del Merseyside ha invece messo in luce la necessità di analizzare la sostenibilità da un punto di vista non solamente economico ma multi-fattoriale agevolando il dialogo tra università, studenti e mondo non profit.Inoltre, un esperto proveniente dal Sud Africa spiega come la sostenibilità debba passare anche da un’oculata gestione non solo finanziaria, ma dell’insieme delle risorse disponibili. Il fundraising è infatti essenziale, ma deve ad esempio andare di pari passo con il lavoro dello staff che si occupa di formazione e comunicazione.

Infine, per quanto riguarda gli ambiti di intervento, il suggerimento messo in luce dalla platea di esperti è di focalizzarsi su non più di tre assi prioritari da approfondire e portare avanti per almeno un paio di anni.


Sviluppo e gestione delle capacità operative.

Uno dei maggiori problemi che possono minare il processo di sviluppo degli enti non profit è la mancanza di un'identità. Quando gli stessi enti non conoscono il proprio ruolo corrono il rischio di impegnare risorse ed energie senza ottenere un ritorno in termini di visibilità all'interno della comunità nella quale operano. Per potersi dotare di un’identità ben definita è utile individuare una chiara strategia che porti al raggiungimento di un obiettivo. Ciò, oltre a garantire un metodo di lavoro più strutturato, permette di fare valutazioni più puntuali sullo stato dell'arte di un'attività in divenire e, eventualmente, di ripensare la strategia.

Altrettanto importante è la valorizzazione delle risorse umane. Lo sviluppo può passare anche attraverso il coinvolgimento nello staff dell'ente di risorse qualificate che si adoperino per assicurare all'ente una crescita che segua un modello più conforme a logiche di business intelligence.

Per quanto riguarda l'immagine dell'ente, si fa richiamo alla creazione di canali informativi promossi attraverso l’impegno di figure-chiave delle organizzazioni che possano beneficiare di percorsi formativi specifici orientati all’ideazione e gestione di campagne comunicative efficaci.


Partnership

Sul tema della partnership, il sondaggio della Fondazione comasca ritorna su alcuni aspetti già messi in luce con riferimento alla sostenibilità dell’azione delle fondazioni, suggerendo per l’appunto che le fondazioni di comunità potrebbero ricoprire un importante ruolo di catalizzatori nei confronti delle associazioni del territorio, spingendo e supportando la nascita di reti e alleanze e convogliando parte dei flussi erogativi su specifici progetti in partnership. Oltre al mondo degli enti non profit, un invito importante è ad estendere la rete ad altri soggetti del mondo profit: piccoli, grandi o molto grandi.

Si individua inoltre un partner preferenziale per le fondazioni di comunità, ovvero l'università, con la quale le Fondazioni dovrebbero sviluppare e rafforzare i legami. In sintesi, uno dei messaggi centrali è che occorra uscire dalla mentalità del proprio «orticello» per spostare l’attenzione su come costruire e governare progetti «corali» di intervento che possano servire da esempio di buona pratica e spronare altri a fare lo stesso.

Tutti i presenti hanno inoltre potuto vedere all'opera i ragazzi di «Nonunodimeno», il progetto nato in seno alla Fondazione Comasca che mira a creare una comunità che, come riporta la descrizione dell'iniziativa sul sito internet della Fondazione, «si prenda cura dei suoi figli dalla culla alla carriera». Tale progetto nasce dall'esigenza di arginare il dilagante fenomeno della dispersione scolastica nella provincia di Como. A partire da questa iniziativa sono inoltre stati creati cinque comitati, composti da operatori delle non profit ed esperti della zona in materie legate al mondo della gioventù, con il compito di seguire, analizzare e attivare progetti per ognuna delle fasi evolutive di crescita dei ragazzi: Prima infanzia, Scuole aperte, Biennio Superiori, Youth Bank e Impresa sociale.

Tra tutte, l'esperienza della Youth Bank è in particolar modo significativa per il duplice aspetto di coinvolgimento di giovani sia come valutatori che come beneficiari delle erogazioni previste per i progetti presentati. Sono attualmente quattro le Youth Bank attive (Como, Cantù, Olgiate Comasca e Centro Lago) messe in rete dal progetto «Nonunodimeno» che operano sul territorio provinciale comasco e ognuna è formata da un gruppo di giovani under 25 con a disposizione alcune decine di migliaia di euro, provenienti dalle risorse della Fondazione, da destinare al finanziamento di progetti di utilità sociale elaborati e gestiti dai loro coetanei.

Il progetto «Nonunodimeno» rappresenta in sintesi una delle più importanti attività sulla quale si è spesa, e si spende tutt'ora, assieme a numerosissimi partner, la Fondazione provinciale della Comunità Comasca, potendo contare, dalla sua nascita ad oggi, su uno stanziamento totale superiore al milione di euro.

La Fondazione provinciale della comunità Comasca si pone dunque, ancora una volta, al centro dell'attenzione per quel che riguarda il mondo del terzo settore in Italia, promuovendo un dibattito aperto fra esperti del settore provenienti da diversi paesi.


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Filantropia e Sviluppo

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Nonunodimeno

 


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