TERZO SETTORE /
Cosa c'è nel nuovo numero di Quaderni di Economia Sociale
Nella rivista pubblicata da SRM, con la collaborazione di Fondazione CON IL SUD e Banca Prossima, ampio spazio a esperienze di secondo welfare
05 settembre 2016

Quaderni di Economia Sociale (QES) è la pubblicazione semestrale di SRM, associazione studi napoletana che realizza approfondimenti, analisi e ricerche con lo scopo di creare valore aggiunto nel tessuto economico e sociale del Mezzogiorno. Realizzata in collaborazione con Fondazione CON IL SUD e la partecipazione di Banca Prossima, QES si propone di affrontare argomenti sempre attuali e di interesse per la comunità in tema di solidarietà, non profit e partecipazione civica. 

Nel nuovo numero della rivista, il 2/2016, i temi collegati al secondo welfare sono certamente numeros
i, come dimostra anche il fatto che i ricercatori del nostro Laboratorio hanno curato due degli approfondimenti pubblicati. Lorenzo Bandera e Franca Maino in "Il peso del terzo settore nel contesto italiano" offrono dati e analisi sul peso del mondo non profit all'interno del tessuto socio-economico del nostro Paese;  Franca Maino e Giulia Mallone, invece, in "Il welfare aziendale: nuove opportunità per i lavoratori e le imprese" analizzano le nuove previsioni introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 in tema di welfare in azienda.

Di seguito vi presentiamo l'editoriale di Salvio Capasso, Responsabile Area Studi Imprese e Non Profit di SRM, che introduce i diversi contenuti della rivista.


La valenza economica della solidarietà, del non pro t e della partecipazione civica

In questo numero, nella prima sezione si analizza l’evoluzione della presenza qualitativa e quantitativa del terzo settore, alla luce anche della riforma approvata recentemente dal Parlamento italiano cercando di comprendere come sarà il welfare del futuro. Negli ultimi anni sempre più significativo sta diventando il contributo del Non profit alla crescita ed allo sviluppo della nostra società sia a livello nazionale che locale. Volendo scorrere le cifre di questo fenomeno, come già affermato perfino dal premier Renzi, più che di “terzo” dovremmo parlare di “primo” settore: 4,8 milioni di volontari, 681 mila dipendenti, 271 mila lavoratori esterni, 6 mila lavoratori temporanei, il non profit conta il 6,4% delle unità economiche attive.

La nuova legge servirà a definire la nuova identità del terzo settore semplificando e riordinando l’intera normativa: tra le principali novità si prevede la stesura di un Codice del Terzo Settore che contenga disposizioni generali applicabili a tutti gli enti, individui le attività di interesse generale svolte dalle organizzazioni del terzo settore, l’armonizzazione della normativa su volontariato e promozione sociale, la promozione del volontariato anche in collaborazione con il sistema scolastico e la valorizzazione dell’esperienza dei volontari in ambito formativo e lavorativo, l’istituzione del Servizio Civile Universale, la scalità di vantaggio e sostegno economico.

Sembra quindi che negli anni a venire il privato sociale andrà ad incidere profondamente sul welfare italiano sempre più in diffcoltà a causa della crescita e dell’aumento della complessità dei bisogni sociali da un lato e del taglio delle risorse per farvi fronte soprattutto a danno degli enti locali dall’altro.

Nella sezione Ruolo, Funzioni e Strumenti della finanza e delle politiche d’investimento nel sociale viene presentato un approfondimento sul welfare aziendale e sull’importanza dei giovani, presenza vitale della società meridionale da rafforzare e proteggere per il ruolo economico e sociale che hanno sul territorio. La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto importanti novità in materia di welfare aziendale, ha potenziato le agevolazioni fiscali per le aziende che concedono servizi e prestazioni di welfare aziendale ai dipendenti; allo stesso tempo ha reintrodotto la detassazione dei premi produttività e delle altre voci di salario legate agli incrementi di performance.

Il welfare aziendale potrà però costituire un “tassello” nel nuovo welfare mix solo se riuscirà ad “allargare” le tutele, scongiurando il rischio di creare una ulteriore frammentazione dei diritti tra imprese di diverse dimensioni, tra categorie di lavoratori, tra territori e tra chi è già tutelato e chi non lo è adeguatamente o non lo è affatto. In riferimento al tessuto imprenditoriale italiano, il numero contenuto degli addetti – soprattutto nel Mezzogiorno – può rivelarsi un valore aggiunto perché permette di realizzare piani di welfare privato adatti alle esigenze e ai bisogni dei singoli lavoratori. Tuttavia, la limitata disponibilità di risorse maggiori e la scarsa presenza di sistemi organizzativi più strutturati, possono disincentivare le PMI a maggiori investimenti nel welfare aziendale. 

Attenta e consapevole è la visione dei giovani imprenditori sul tema del welfare aziendale. Ciò è un buon punto di partenza, data l’importanza che la classe imprenditoriale giovanile può rappresentare sia come volano per lo sviluppo dell’economia italiana sia per il ruolo che può avere come ammortizzatore sociale. In riferimento a quest’ultimo punto sono ormai diversi anni che si parla insistentemente di disoccupazione giovanile ai massimi livelli. Da non dimenticare poi il sempre più rilevante fenomeno dell’emigrazione giovanile che sta portando migliaia di giovani italiani, spesso i più preparati, a cercare fortuna altrove.

È possibile evidenziare – dal lavoro di ricerca progetto ELYSE European Learning for Young in Social Entrepreneurship- che il coinvolgimento dei giovani come imprenditori sociali sia un ambito di grande prospettiva e di sicuro impatto positivo per la società soprattutto per la loro capacità di individuare soluzioni innovative e trascinare con sé i propri pari. In riferimento alla così detta “fuga dei cervelli”, soprattutto dai territori meridionali verso il Nord o sempre più spesso verso l’estero, il problema principale non è solo l’emigrazione di talenti quanto la nostra incapacità di attrarre altre eccellenze, registrando un saldo negativo.

La Fondazione CON IL SUD, partendo proprio da questo stato dei fatti e in linea con i suoi obiettivi di missione, ha deciso di promuovere una iniziativa, giunta alla quarta edizione, per “attrarre” giovani eccellenze nei centri di ricerca e nei dipartimenti universitari del Mezzogiorno, nell’ottica di rafforzare i legami professionali e scienti ci con il resto del mondo e come opportunità per sviluppare e potenziare carriere indipendenti al Sud.

Infine, nella sezione Voce del territorio ritroviamo tre bei esempi di esperienza sociale effettiva sul campo, che ci aiutano a comprendere meglio e più da vicino l’importanza del ruolo del Non profit nella società, i loro profili organizzativi, le funzioni ed aspirazioni e la loro utilità sociale.

Il primo è il progetto Wellfex che nasce nel 2014 da una partnership tra Regione Puglia, Italia Lavoro e Consigliera di Parità Puglia, con l’obiettivo di formare 25 Consulenti in tema di innovazione organizzativa, welfare aziendale, supporto alla genitorialità, conciliazione vita-lavoro e contrattazione di secondo livello. L’intento dell’intervento era quello di formare professionisti già inseriti e operanti sul territorio, allo scopo di uniformarne e svilupparne le competenze sulle tematiche dell’innovazione organizzativa e del welfare aziendale, fornendo loro il know how e le conoscenze necessarie a supportare e assistere le aziende locali. Il progetto ha avuto esiti altamente positivi e qualificanti.

Interessante è poi l’esperienza di Chikù, un esempio della capacità di risposta innovativa delle imprese sociali a condizioni di disagio collettivo. Ristorante italo-balcanico, localizzato nel quartiere di Scampia, periferia nord di Napoli, spesso dimenticata e ancor più spesso ricordata per fatti di cronaca nera. Pur consapevoli delle profonde ferite e dell’assenteismo istituzionale che molto spesso caratterizzano le periferie, il lavoro rappresenta un progetto, concreto e fattivo, d’intervento imprenditoriale che prenda avvio dall’individuazione delle minacce presenti nel mercato per cogliere e sfruttare le opportunità in esso latenti.In ne si presenta un’iniziativa di successo sullo spreco alimentare.

A partire dal mese di maggio 2016, si è dato il via ad una iniziativa sperimentale, di ricerca-azione, contro lo spreco alimentare nel territorio del centro storico di Napoli. L’intervento in questione, prende come principale modello un altro importante progetto ideato e coordinato da Qui Foundation Onlus, che ha come obiettivo ridurre gli sprechi alimentari e trasformarli in risorse utili a sostenere persone bisognose e famiglie in diffcoltà.

Concludendo ringrazio tutti gli autori che hanno contribuito alla redazione di questa seconda pubblicazione così ricca di contenuti e di belle esperienze.

 


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