TERZO SETTORE /
AMAL: l段ntegrazione lavorativa delle persone migranti
Il progetto AMAL, dopo la conclusione del primo percorso di formazione, affronta la sfida dell段nserimento lavorativo
05 maggio 2017

AMAL - Formare per integrare” è un progetto che mira a promuovere l’integrazione sociale e lavorativa di giovani migranti e a sostenere l’economia locale dei territori interessati dai fenomeni migratori.

Realizzato a Novara dalla cooperativa Integra e dall’ente di formazione Filos, propone tre percorsi di formazione professionale: Collaboratore di cucina, Addetto alle lavorazioni meccaniche e Addetto all’installazione di impianti idrosanitari. I corsi si propongono come opportunità di formazione a tutto tondo, affrontando anche temi legati all’educazione alla cittadinanza e alla sicurezza sul lavoro, oltre all’insegnamento della lingua italiana. I percorsi di formazione, con una forte impronta pratica, prevedono anche stage formativi all’interno delle aziende del territorio.


La conclusione del primo corso

Il primo percorso, Collaboratore di cucina, è iniziato nell’ottobre del 2016 e si è concluso poche settimane fa. Il corso prevedeva 300 ore di lezione teorico-pratica incentrata sulla preparazione dei piatti e sugli aspetti culturali e tradizionali della cucina italiana. Dopo uno stage di 200 ore presso aziende locali, gli studenti hanno sostenuto l’esame finale e ottenuto un Certificato di qualifica professionale riconosciuto dalla Regione Piemonte. L’esame, presieduto da una commissione esterna, si componeva di un Questionario Tecnico Scientifico (25 domande a risposta multipla), di una prova pratica (preparazione di un risotto) e di un colloquio. In quest’ultima prova gli esaminandi hanno avuto l’opportunità di esprimere le proprie impressioni rispetto al percorso formativo e all’esperienza di stage. Nel corso dei colloqui sono anche state condivise le valutazioni – tutte molto positive – dei tutor aziendali che hanno accompagnato gli apprendisti collaboratori nei loro stage.

Tutti gli allievi che hanno concluso il corso hanno superato l’esame e ottenuto la Certificazione, mostrando di aver raggiunto un livello tecnico eccellente.


Aspetti critici dell’integrazione lavorativa

La conclusione del primo corso ha fornito l’occasione per una verifica in itinere del progetto. La maggior criticità ha riguardato la complessa e mutevole situazione giuridica dei richiedenti protezione internazionale, che spesso pregiudica la possibilità di immaginare percorsi di inclusione con orizzonti temporali idonei. È importante sottolineare come il corso – dalla durata relativamente breve ma dal consistente impegno intensivo – fosse stato progettato proprio per contenere questo sistematico limite dell’accoglienza delle persone migranti.

Nei 6 mesi di durata del corso alcuni partecipanti hanno ricevuto un diniego della richiesta di protezione internazionale, accompagnato dall’ingiunzione a lasciare il territorio nazionale, mentre altri probabilmente lo riceveranno a breve. La situazione è complessa anche nel caso in cui la domanda di protezione internazionale sia accolta: quando una persona ottiene lo status di rifugiato è infatti tenuta a lasciare il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e, di conseguenza, le strutture ospitanti non ricevono più il contributo economico necessario per coprire i costi di accoglienza della persona (utilizzato per finanziare, ad esempio, il progetto AMAL). È questo il caso di uno studente del corso, che solo grazie all’attivazione di una rete volontaria di solidarietà ha potuto concludere il percorso di formazione e compiere così un primo concreto passo verso l’integrazione lavorativa e l’autonomia economica.

L’interruzione di occasioni di formazione professionale e il mancato accompagnamento nell’inserimento lavorativo pregiudicano il futuro professionale e personale dei partecipanti al corso e impediscono di valorizzare il loro impegno nell’apprendere una lingua, una cultura e un mestiere. Un’interruzione di questo tipo vanifica in parte anche l’impegno delle organizzazioni che hanno promosso il corso e delle realtà locali che hanno ospitato gli stage. Queste ultime hanno dedicato tempo e risorse all’affiancamento degli studenti e, nella maggior parte dei casi, sarebbero ora interessate a proseguire una collaborazione con le persone che hanno ospitato in tirocinio per poter raccogliere i frutti del proprio investimento. L’impossibilità di proseguire questo rapporto minaccia seriamente il progetto, nato proprio per favorire l’inserimento nel tessuto locale dei migranti e per stimolare ricadute economiche positive nei territori toccati dai fenomeni migratori.


I prossimi passi

Il progetto AMAL, nonostante le criticità, continua ad operare. A fine aprile avrà inizio il secondo percorso formativo per Addetto all’installazione di impianti idrosanitari, che impegnerà gli studenti per un totale di 500 ore (di cui 200 di stage). A settembre partirà invece il terzo corso, Addetto alle lavorazioni meccaniche, della durata di 600 ore (di cui 240 di stage).

Integra e Filos proseguono la loro opera anche a livello culturale e sociale, facendosi promotori di un cambiamento di prospettiva nel sistema di accoglienza delle persone richiedenti protezione internazionale e anche nell’opinione pubblica. Per incoraggiare tale cambiamento è necessario che sui territori si diffonda una cultura di inclusione delle persone migranti che guardi con oggettività ai fenomeni migratori, individuandone le potenzialità. Allo stesso tempo, è fondamentale che il sistema di accoglienza risponda in maniera più appropriata alle esigenze e alle peculiarità dei percorsi migratori, proprio per contenerne rischi ed aspetti potenzialmente negativi.

Come sottolineano i responsabili di Integra e Filos, in mancanza di una rete di supporto e di reali progetti di integrazione pregressi, il percorso di integrazione sociale, lavorativa e abitativa della persona beneficiaria di protezione internazionale si rivela spesso impossibile da realizzare, con ricadute dei soggetti nei circuiti dell’economia sommersa o dell’illegalità. La valorizzazione della formazione professionale e dell’impegno della singola persona e la creazione di servizi e progetti specificamente indirizzati all’inclusione di persone a cui è stata riconosciuta la protezione internazionale sono solo i primi passi per un’inclusione vantaggiosa per tutti.

 


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