PRIVATI / Investimenti nel sociale
Condividere spazi domestici, un tema che riguarda le città contemporanee
Riflessioni su vincoli ed opportunità della co-residenzialità
18 giugno 2016

Sull’abitare comunitario e sulla ricerca di prossimità che caratterizza il nostro tempo e le nostre città molto si è scritto. Il tema del co-housing inteso come forme di abitare collettivo in cui gli abitanti condividono spazi comuni di socialità, di servizio, di lavoro o di cura di persone e/o cose è al centro della progettazione di molte esperienze abitative, dell’interesse dei policy maker a scala locale e della riflessione accademica.

Sono invece molto meno indagati i casi, i programmi e le politiche che fanno perno sulla co-residenza in senso stretto
, in cui gli individui non appartenenti allo stesso nucleo familiare convivono “sotto lo stesso tetto e dietro la stessa porta”. Si tratta di una pluralità di realtà, situazioni e condizioni di vita che oggi tornano a interessare, seppur ancora timidamente, chi si occupa di casa e di forme dell’abitare anche –ma non solo- sulla scorta della crisi economica e della rinnovata attenzione all’uso di risorse scarse.

Si tratta non solo di alloggiare studenti universitari fuori sede o lavoratori temporanei e mobili sul territorio per i quali la co-abitazione costituisce una soluzione economica e funzionale alle esigenze di chi deve soggiornare in città per periodi brevi o anche di qualche anno, e in ogni caso legata ad uno specifico e limitato momento nel proprio ciclo di vita. In molti contesti, la condivisione abitativa appare oggi come un’alternativa sostenibile a fronte del tentativo di ridurre il consumo di suolo, di diminuire i crescenti costi dei servizi per l’abitare e della fiscalità della casa, di fronteggiare la solitudine dei più anziani o “meno abili” e contrastare lo spaesamento di chi arriva in una nuova città. O ancora, di trovare risposta a bisogni abitativi temporanei e a coloro (e sono tanti gruppi di popolazione) che, per motivi diversi, non aspirano o non possono accedere al bene casa in modo individuale. La condivisione domestica da ultimo, può essere utilizzata (non senza difficoltà) per agevolare percorsi d’inserimento sociale, allorquando una o più persone dividono spazi di vita quotidiana nella costruzione di rapporti che si fanno supporto e talvolta anche intimità.

In realtà, diverse forme di co-abitazione hanno caratterizzato il nostro panorama sociale nel corso della storia.

Un buon esempio riguarda il ruolo che persone (più o meno) anziane possono svolgere, facendo leva sul fatto di vivere nella propria casa, in questo senso, sia come destinatari di aiuti, sia come produttori attivi di benessere per chi vive con loro. Infatti, le dinamiche demografiche che vedono un progressivo invecchiamento della popolazione e i problemi di affordability della casa -soprattutto nelle medie e grandi città- creano sinergie inedite. Di fronte all’aumentare dei bisogni di casa per chi non ne dispone e del bisogno di compagnia e/o supporto per chi è avanti con l’età, la questione della condivisione di spazi abitativi tra più giovani e più anziani costituisce oggi una possibilità valida a costi nulli per la collettività, per quanto poco praticata e poco conosciuta. Un altro esempio si collega alla necessità, più attuale che mai, di alloggiare i migranti che arrivano in molte città italiane ed europee, alcuni in fuga da guerre e violenze di ogni genere, altri spinti dal desiderio di cercare un futuro migliore per sé e per la propria famiglia. Molte sono le iniziative che si stanno organizzando in questo senso a livello locale, grazie l’intervento di enti pubblici cosi come di soggetti privati, collettivi o individuali: com’è noto, le risposte ai problemi sono, molto spesso, frutto di auto-organizzazione dei cittadini più che l’esito di una talvolta attenta pianificazione.

Più in generale, si tratta di superare il paradigma individualistico della casa che si è imposto nel mondo occidentale fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi assistiamo a un ritorno di valori, orientamenti e necessità che hanno caratterizzato il panorama sociale ed economico delle nostre città nella storia, in anni non tanto remoti. Si emigrava dal Sud verso il Nord condividendo spazi anche minuscoli pur di stare con i piedi ben piantati laddove le occasioni di lavoro erano tante, come ben illustra la ancora attualissima inchiesta condotta da Danilo Montaldi e Franco Alasia (2010) sulle condizioni abitative e lavorative di coloro che negli anni 50’ e prima si sono trasferiti a Milano e nel suo hinterland nell’Italia del boom economico.

In tempi di sharing economy e delle tante retoriche che l’accompagnano, è bene, riprendendo le parole di Silvia Sitton e l’argomentazione di Luigino Bruni (2006), tornare a ripensare l’idea di mercato come insieme di rapporti di mutua assistenza, dove la reciprocità e la collaborazione torni ad essere uno dei fulcri su cui impostare la nostra socialità, il nostro modo di abitare e di consumare. È quanto ci si è proposti di fare con un primo insieme di ricerche i cui esiti sono stati pubblicati sulla sul numero 75 di “Territorio” e che saranno discussi il 23 giugno al Politecnico di Milano nel corso del seminario "Abitare insieme sotto lo stesso tetto, dietro la stessa porta". Si illustreranno casi, programmi e progetti italiani ed internazionali che poggiano il proprio senso di essere sulla co-residenzialità, mettendone in evidenza sistemi di vincoli e di opportunità, dilemmi e criticità, non solo per chi la pratica, ma anche per chi la organizza o la gestisce. La condivisione di spazi domestici non è una panacea per i mali delle società contemporanee. Anzi. E’ talvolta difficile, difficilissima e certamente può rappresentare un’occasione per alcuni e non per altri. Per questo, l’approccio a questa questione non può che essere critico e avere la capacità di guardare al futuro, anche a partire da esperienze storiche che si protraggono fino ad oggi. Il tema è aperto, anzi, apertissimo.


Riferimenti

Franco Alasia e Danilo Montaldi, Milano, Corea. Inchiesta sugli immigrati negli anni del «miracolo» con una lettera di Danilo Dolci, Edizione del cinquantennale con una introduzione di Guido Crainz e una postfazione di Jeff Quiligotti, Donzelli Editore, 2010 (edizione originale del 1960 per Feltrinelli)

Luigino Bruni, Reciprocità. Dinamiche di cooperazione, economia e società civile, Bruno Mondadori 2006.

Territorio
, n.75/2015

Crediti foto: Milano, Corea, Centro Sviluppo Creativo Danilo Dolci 

 


Cohousing: una soluzione anche per gli anziani?

Accoglienza dei migranti, le possibili risposte degli enti locali

Progetto A Casa Mia: a Mortara vivere da soli si può

Residenze collettive, un modello socialmente innovativo

A Torino l'innovazione passa per Luoghi Comuni

Senior cohousing in Trentino: l'esperienza di Casa alla Vela
 
NON compilare questo campo