PRIVATI / Finanza Sociale
Usare strumenti Pay-By-Result per reinserire i detenuti? Si può fare anche in Italia
Lo Studio di fattibilità realizzato da Human Foundation e Fondazione Sviluppo e Crescita CRT apre nuovi scenari. E ora si prepara la fase pilota.
16 marzo 2017

“E’ necessario passare da un carcere di tipo fordista, che per casi diversi prevede trattamenti uguali, ad un carcere che invece individualizzi il trattamento e offra opportunità concrete di reinserimento. Solo un sistema che assicuri il reinserimento sociale può infatti garantire la sicurezza. Auspico pertanto che a questo studio faccia seguito la sperimentazione pilota, e possa contribuire alla riflessione sul percorso di riforma del sistema penitenziario. Il modello virtuoso presentato oggi può inoltre contaminare positivamente altri ambiti del welfare pubblico”.

Si è pronunciato così il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che il 15 marzo ha partecipato alla presentazione dello studio di fattibilità, realizzato da Human Foundation e Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, e dedicato a nuovi strumenti finanziari pay-by-result per sostenere programmi di reinserimento sociale e lavorativo di persone detenute (scaricabile qui).

Il modello proposto dallo studio si basa sugli schemi pay-by-result che prevedono la costruzione di partnership multistakeholder, in cui una Pubblica Amministrazione, dopo aver individuato un’area di bisogno sociale, impegna risorse economiche a fronte del raggiungimento di risultati sociali misurabili. Sulla base di questa partnership, vengono mobilitate risorse da investitori socialmente orientati, impiegate per realizzare, attraverso degli erogatori di servizi, un intervento innovativo, a cui sono associati degli obiettivi di impatto sociale dichiarati e chiari. Se tali obiettivi vengono raggiunti e verificati da una terza parte, la PA restituisce agli investitori sociali l’importo iniziale impegnato, più un eventuale ritorno finanziario.

L’obiettivo che lo studio si pone è quello di mettere in relazione risultati sociali, come l’abbassamento del tasso di recidiva, con potenziali risparmi a favore dell’amministrazione della giustizia: se la persona detenuta, al termine del percorso trattamentale e detentivo, non farà ritorno nel circuito carcerario, la Pubblica Amministrazione oterrà benefici economici rispetto ai costi diretti. Una nuova modalità di relazione tra gli stakeholder pubblici e privati, dunque, che favorirà poi nuovi approcci più consoni allo status quo delle istituzioni, immobilizzate dalla carenza di fondi.

Dopo la presentazione del modello, è ora auspicabile che venga avviata la realizzazione della fase pilota, che dovrebbe realizzarsi presso l’Istituto Loruzzo e Cutugno di Torino, così come preannunciato dal Segretario di Fondazione CRT Massimo Lapucci, a cui ha fatto eco la Presidente di Human Foundation Giovanna Melandri, la quale ha affermato: “Il progetto è sul tavolo. Ora siamo pronti a passare alla fase elaborativa”.

Di certo la sperimentazione sarà seguita con grande attenzione da stakeholder e opinione pubblica, poiché innovare in ambito penitenziario è una sfida importante in grado di aprire nuove strade per altri settori del welfare.


Riferimenti


La presentazione del Rapporto sul sito di Human Foundation

 


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