PRIVATI / Finanza Sociale
La Francia lancia i suoi primi Social Impact Bond
Nei prossimi mesi saranno sperimentati i primi Contrats à Impact Social, ma lo Stato francese ha già in mente nuove iniziative per il 2017
09 dicembre 2016

I Contrats à Impact Social, la versione francese degli anglosassoni Social Impact Bond, sono diventati realtà. La Francia rientra così nel novero di quei Paesi che hanno iniziato la sperimentazione di strumenti payment by result, un approccio innovativo alla finanza pubblica che prevede che il committente paghi solo a risultato raggiunto. Se ne è discusso a Milano durante un incontro ospitato da UBI Banca e promosso da Social Impact Agenda per l’Italia insieme a Thomas Boisson, capo dell’unità dedicata all’economia sociale e solidale e agli investimenti ad impatto del ministero dell’economia e della finanza francese.


Gli obiettivi dei Contrats à Impact Social

I contratti a impatto sociale sviluppati in Francia sono prodotti finanziari di nuova generazione a vocazione 100% sociale promossi per innovare e migliorare l’erogazione dei programmi sociali e non con l’intento di favorire il disimpegno pubblico in tema di welfare. Anzi, l'obiettivo è finanziare ancora più iniziative e in particolare quei programmi di innovazione sociale che prima non riuscivano a trovare finanziamenti adeguati. A differenza dei SIB inglesi però, il premio riconosciuto dallo Stato in caso di successo non è quantificato in base al risparmio prodotto per la pubblica amministrazione ma in base ad un accordo negoziale tra le parti coinvolte definito ex ante e proporzionale all’impatto sociale prodotto.

Ma c’è di più, l’innovazione è anche nel meccanismo di individuazione del bisogno che si ribalta: non è più lo Stato a farsi carico di rilevare i bisogni e definire l'intervento sociale da intraprendere o il finanziamento da mettere a bando, ma è il Terzo Settore a proporre una strategia innovativa per affrontare in modo risolutivo bisogni sociali che non trovano risposta. Gli investitori privati finanziano il progetto che deve essere considerato sufficientemente sostenibile per consentire di rientrare dell’investimento e il premio previsto dallo Stato sarà concesso solo in caso di successo del programma.


I primi contratti dedicati a lavoro e impresa

I primi due Contrats sono stati firmati da Adie, organizzazione specializzata in microcredito, e da Impact Partennaires, una società di gestione a vocazione sociale, e si occupano rispettivamente di inserimento lavorativo in zone rurali e di avvio di impresa.

Nel primo caso, Adie riceverà 1,3 milioni di euro da parte degli investitori privati (BNP Parisbas, Renault Mobiliz Invest, AG2R) per finanziare e accompagnare 500 persone in tre anni. Per fare scattare il premio per gli investitori privati, più di 320 persone dovranno essere “stabilmente inserite” a due anni dalla fine del programma. È questo il criterio secondo il quale sarà innescato il meccanismo di rimborso da parte del “pagatore del risultato”, all’occorrenza il Ministero delle Finanze che a sua volta avrà risparmiato, ad esempio, sulle indennità di disoccupazione. Gli investitori recuperano parte del loro capitale a partire dalla prima persona reinserita in poi e, a seguire, in proporzione con i risultati positivi raggiunti dal programma fino a recuperare il totale dell’investimento se il programma raggiunge l’obiettivo dei i 320 casi di successo (inserimento lavorativo stabile con contratto a tempo indeterminato o creazione di impresa). Oltre questa soglia i privati che hanno creduto nel progetto percepiranno un premio in caso di performance superiori alle aspettative - fino ad un massimo di 195mila euro per 422 persone reinserite. Il premio trova il suo fondamento nel riconoscimento dell’assunzione del rischio da parte dei privati che in caso di insuccesso del programma perderanno parte o tutto il capitale investito.

Da notare bene che la misurazione dell’esito dei programmi, i cui parametri sono concordati ex-ante tra gli attori, sarà affidata a un valutatore esterno.


Le prospettive dei Contrats

Lo Stato francese intende realizzare altre sperimentazioni a livello nazionale nel 2017 allo scopo di verificare fattibilità e risultati di questi programmi con l’intenzione di codificarne un modello da estendere alle amministrazioni locali. Da un lato, infatti, questi strumenti devono essere pensati “su misura” rispetto agli interlocutori coinvolti e ai progetti, ma dall’altro lato devono avere la possibilità di essere scalabili per diventare veramente interessanti. 

Questa ad esempio è la direzione presa dal SIB inglese di Peterborough, un programma lanciato nel 2010 dal Governo inglese per abbassare il tasso di recidiva degli ex-detenuti a partire da un campione di 1.000 utenti. Il programma aveva dato risultati promettenti, ma nel 2015 è stato chiuso e rimpiazzato con un programma simile, esteso alle carceri di tutto il Paese (leggi qui per approfondire). Essendo stato chiuso prima del termine naturale non è possibile svolgere una misurazione definitiva degli esiti, ma ha offerto comunque spunti di riflessione interessanti. La discussione circa la reale capacità del SIB di favorire l’innovazione, infatti, è ancora aperta: sono molte le voci critiche che sostengono che gli stessi risultati si sarebbero potuti ottenere sviluppando programmi e metodi di finanziamento meno complessi e quindi meno dispendiosi. Resta il fatto che l’esperienza di Peterborough ha fatto da apripista e ha fornito evidenze utili per lanciare il programma di prevenzione della recidiva su scala nazionale, Transforming Rehabilitation, che prima non esisteva

Gli strumenti payment by result non faranno miracoli ma sembrano avere una loro utilità nel diffondere la misurazione di impatto sociale e nel fare emergere approcci integrati innovativi capaci di rispondere a problemi sociali complessi che difficilmente trovano risposte con le tradizionali politiche di welfare. In tutti questi casi l’innovazione è connaturata allo strumento finanziario stesso a partire dalle modalità con cui si sviluppano le partnership pubblico-privato-società civile.

Anche la Commissione Europea è attenta a queste innovazioni e di recente, tra i nuovi strumenti promossi con il Fondo Europeo d’Investimenti per dare corpo al piano Junker per lo sviluppo degli investimenti, figura anche l’iniziativa EFSI – Equity investments parte della quale è dedicata agli investimenti ad impatto sociale. Tra i diversi strumenti ne figura uno dedicato ai co-investimenti in schemi di Payment by Result/Social Impact Bond diretti a intermediari finanziari che possono avere ad esempio un contratto con un committente che è un ente locale. Tutti i Paesi UE, inclusa l’Italia, hanno adesso a disposizione uno strumento in più per avviare questo tipo di sperimentazioni particolarmente interessanti perché mobilitano capitali pubblici e privati per favorire la coesione sociale.

 


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