PRIVATI / Finanza Sociale
Il rapporto OECD 'Social Impact Investment. Building the evidence base'
L'Organizzazione per Cooperazione e lo Sviluppo Economico delinea i tratti fondamentali della finanza sociale e ne analizza le prospettive
28 aprile 2015

Lo scorso mese è stato pubblicato un corposo rapporto dell’OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) che affronta con una certa precisione il fenomeno dell’impact investing cui abbiamo anche noi da tempo iniziato a dedicare qualche riflessione. L’aspetto particolarmente significativo del rapporto “Social Impact Investment. Building the Evidence Base” è la sua vocazione ad offrire indicazioni di policy agli stati membri dell’OECD e quindi anche all’Italia. Il rapporto fa peraltro seguito ad un altro lavoro dell’OECD su queste tematiche, intitolato “New Investment Approaches for Addressing Social and Economic Challenges” e pubblicato nel mese di luglio dello scorso anno.

Il rapporto in discorso mira a fornire un quadro generale per la valutazione del mercato degli investimenti ad impatto sociale e a tal fine sottolinea come sia decisivo costruire una base comune di conoscenze necessarie per lo sviluppo di un fenomeno promettente. In particolare, il testo dell’OECD sottolinea l'importanza di ulteriori collaborazioni internazionali nello sviluppo di standard globali per le definizioni, la raccolta di dati, la misurazione dell'impatto e la valutazione delle politiche. In un settore nuovo e in rapida evoluzione, l'esperienza di condivisione tra i soggetti del mercato è ritenuta vitale. In questo senso, le organizzazioni internazionali come l'OECD sembrerebbero svolgere un ruolo importante nel facilitare simili collaborazioni e nella costruzione di ulteriori analisi e raccolte di dati.

L'importanza dell'Impact Investing per i Paesi membri (e anche per i non-membri) 

Il rapporto si apre segnalando come l’impact investing sia in grado di fornire nuovi e innovativi sistemi per allocare capitali pubblici e privati in modo più efficiente ed efficace, al fine di affrontare le sfide sociali ed economiche a livello tanto globale che locale. Mentre questi nuovi approcci non sostituiscono il ruolo centrale del settore pubblico o la necessità di attività filantropiche, possono contribuire alla realizzazione di modelli utili per attirare capitali esistenti secondo approcci basati sul mercato e con l'effetto almeno potenziale di generare maggiori impatti. L'impact investing può catalizzare flussi di capitale aggiuntivo nelle economie in via di sviluppo: si tratterebbe secondo l'OECD di un aspetto centrale rispetto all'attuale dibattito sui temi legati alla finanza per lo sviluppo e al perseguimento dei nuovi obiettivi per lo sviluppo sostenibile.

Il mercato si sta evolvendo in vari modi nei diversi Paesi. Questo ovviamente dipende dal contesto di ciascun Paese, determinato sulla base di alcuni elementi, tra i quali il rapporto OECD segnala la storia, le esigenze sociali e i sistemi di valori. Inoltre, il modo in cui i sistemi sociali e finanziari sono strutturati determinerà il ruolo e il livello di interazione tra capitale pubblico e privato, e dunque il ruolo potenziale dell’impact investing. Le differenze tra i vari contesti possono comunque fornire utili indicazioni circa quale approccio tra quelli tipici dell’impact investing sia più appropriato in taluni settori piuttosto che in altri o quale sia più facilmente implementabile in un dato Paese rispetto ad un altro.

Evoluzione del mercato

L'impact investing si è evoluto negli ultimi dieci anni sulla base di una serie di fattori, il più importante dei quali sarebbe secondo l'OECD il crescente interesse da parte degli investitori privati e istituzionali ad affrontare le enormi sfide sociali ed economiche del nostro tempo, che si sono notevolmente accresciute a causa dalla recente crisi economica. I governi sono alla ricerca di modi più efficaci per affrontare queste sfide crescenti e sembrano ormai riconoscere tutta la necessità di nuovi approcci.

L'impact investing trae la propria origine dai bisogni sociali che debbono essere affrontati. Numerosi sono gli attori che stanno emergendo per affrontare questi bisogni e costituiscono un ecosistema costituito da organizzazioni impact-driven, ossia intermediari e investitori impegnati a soddisfare bisogni sociali. Un ambiente "abilitante", cioè in grado di favorire l'emersione e la crescita di tali soggetti è un fattore importante per fissare le basi dell'impact investing. I modelli di finanziamento dell'impact investing stanno emergendo a più livelli e in parallelo ai mercati tradizionali. Come nei mercati di capitali, l'intermediazione finanziaria gioca un ruolo fondamentale in quanto vi sono asimmetrie informative tra gli investitori e i soggetti dell'investimento.

Come si è visto a proposito dello sviluppo di altre aree dei mercati di capitali, i dati sulle attività e sulle prestazioni possono svolgere un ruolo importante nel contribuire a far crescere il mercato. Diversi attori coinvolti nel mercato, compresi i policymaker, hanno chiesto dati più facilmente comparabili sull'impact investing, così come una migliore e più precisa comprensione della dimensione, della portata, dell’evoluzione e delle potenzialità del mercato.

Il possibile ruolo delle amministrazione pubbliche

Appare quindi chiaro come il settore pubblico possa svolgere un ruolo da catalizzatore nel mercato dell’impact investing. Questo compito potrà essere svolto attraverso la creazione di un quadro normativo favorevole, l’incoraggiamento di una sempre maggiore trasparenza e l’adozione di decisioni concrete allo scopo di favorire lo sviluppo del mercato. Alcuni esempi di azioni di policy sino ad ora adottate ricomprendono:

  • Versante della domanda: si sono supportate organizzazioni che erogano servizi sociali attraverso assistenza tecnica, programmi a favore della c.d. investment readiness, appalti e concessioni (in regime di deroga rispetto alle procedure standard di procurement) e altre iniziative analoghe;
  • Versante dell’offerta: si sono offerti sistemi di incentivazione fiscale, di garanzie o sussidi, oltre che forme di co-investimento in fondi di impact investing;
  • Sviluppo di un ecosistema per l’impact investing: si sono creati o si è contribuito a creare intermediari specializzati, come banche all’ingrosso (banche o sezioni di esse che concentrano i propri rapporti con una clientela ristretta e qualificata, composta prevalentemente da grandi imprese, governi e grandi amministrazioni pubbliche), borse valuta dedicate o altri canali volti a facilitare l’incontro tra domande e offerta nell’ambito dell’impact investing;
  • Sistemi di autorizzazioni e concessioni: si sono affrontati i profili legati alla regolamentazione del nascente mercato dell’impact investing, come ad esempio le strutture giuridiche che dovrebbero parteciparvi o governarli.

Raccomandazioni e prossimi passaggi

Considerato che l’impact investing è un fenomeno relativamente recente, sono necessarie alcune dimostrazioni in termini del suo impatto. In particolare, è necessario ulteriore lavoro volto a dimostrare i possibili guadagni derivanti dall’approccio tipico dell’impact investing, soprattutto rispetto ai modelli di erogazione classici dei servizi a finalità sociale. Le raccomandazioni contenute nel rapporto dell’OECD si concentrano soprattutto sulla necessità di costruire quelle che il rapporto stesso riporta come le “evidence base dell’impact investing, ricomprendendo in tale espressione lo sviluppo di un comune accordo sulle definizioni, l’impegno a costruire le infrastrutture necessarie per coordinare i processi di raccolta dei dati e l’ulteriore sforzo circa la misurazione dei c.d. social outcomes e la valutazione delle politiche (sociali) adottate.

Il contributo del rapporto OECD

In sostanza, lungi dall’aver riassunto efficacemente l’intero rapporto, il lavoro svolto dall’OECD non sembra introdurre qualcosa di particolarmente nuovo in termini di linee politiche da assumere per il sostegno e l’incoraggiamento del nascente mercato dell’impact investing. L’originalità non è quindi il tratto più significativo del rapporto in questione. Infatti, senza sapere se sia voluta o meno, sorprende la somiglianza con numerose delle indicazioni segnalate da Salamon in un suo recente e importante lavoro sul tema delle nuove frontiere della filantropia e dell’impact investing.

Tuttavia lo sforzo analitico dell’OECD non è vano, anzi, contribuisce in modo importante ad una discussione che da tempo è in corso, sia nel nostro Paese che soprattutto all’estero. Oltre alla consistente mole di dati che raccoglie e mette a disposizione dei lettori, il rapporto chiarisce ancora una volta, ma di certo con voce autorevole, che chiunque sia interessato ad affrontare i problemi sociali che oggi sono sotto gli occhi della maggior parte delle persone, non può prescindere da questo nascente fenomeno. Peraltro il rapporto dell’OECD non sembra volersi allineare con quella che da molti è ritenuta una moda passeggera. Tant’è che la sottolineatura finale sulla necessità di una riflessione comune appare fondata sulla necessità di un approccio “moderato e cauto” al tema dell’impact investing, che non è la panacea di ogni male che affligge i sistemi di welfare tradizionali, ma piuttosto una incoraggiante promessa e una affascinante prospettiva.


Riferimenti

OECD (2015), Social Impact Investment. Building the Evidence Base

OECD (2014), New Investment Approaches for Addressing Social and Economic Challenges

Salamon L. (2014), New Frontiers of Philanthropy. A Guide to the New Tools and Actors Reshaping Global Philanthropy and Social Investing, Oxford University Press


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