Le cooperative che lavorano in carcere possono essere un caso studio per la finanza sociale?
Nei giorni scorsi è stata confermata la riduzione delle risorse pubbliche destinate al sostegno delle cooperative che lavorano all'interno delle carceri. Ora si dovrà quindi valutare quali iniziative o quali sistemi siano in grado di rendere sostenibili, in particolare da un punto di vista economico, le attività svolte da questi soggetti evitando, da un lato, di scaricare integralmente la questione sulle loro spalle e, dall'altro, escludendo la possibilità di un nuovo finanziamento "puro" da parte del pubblico. In questo senso la situazione contingente può rappresentare un'interessante caso di studio sul fronte della finanza sociale.
 
Se l'innovazione sociale costringe a ripensare i processi di policy-making
Continuano i nostri approfondimenti sul ruolo che la finanza sociale può assumere all'interno del contesto italiano, in particolare nella costruzione di processi di policy-making caratterizzati da un alto tasso di innovazione. La finanza sociale, infatti, potrebbe colmare una lacuna che non è quella relativa alla quantità o alla qualità del welfare offerto dal settore pubblico, ma che riguarda piuttosto la crescente necessità di rivedere e sperimentare forme sempre nuove di servizi sociali, inevitabilmente sottoposti a pressanti spinte di cambiamento, soprattutto considerata la velocità con cui mutano rischi e bisogni della popolazione.
 
La finanza salverà il welfare?
Quale ruolo può svolgere la finanza sociale per sostenere il sistema di welfare italiano, sempre più in difficoltà a causa della riduzione della spesa pubblica nell'ambito delle politiche sociali? Gian Paolo Barbetta, docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, analizza potenzialità e limiti dei Social Impact Bond, sottolineando come a conti fatti nel nostro Paese già esistano soggetti in grado di raggiungere i medesimi obiettivi attraverso strade meno complesse e rischiose di quelle proposte da questi strumenti finanziari.
 
Il versante soggettivo: istituzioni e attori protagonisti della finanza sociale
Continua il nostro percorso alla scoperta della finanza sociale a partire dal volume curato da Lester Salamon. Al centro del nostro secondo approfondimento l'analisi di quella vasta serie di nuovi attori che hanno portato all’invenzione e lo sviluppo di nuove “tecniche filantropiche” o di social investing. Comprendere natura e finalità di tali nuovi soggetti è infatti la premessa indispensabile per approfondire la conoscenza dei nuovi strumenti della finanza sociale, dei relativi limiti e delle prospettive evolutive degli stessi.
 
La rivoluzione alle frontiere della filantropia
Di fronte al tema della finanza sociale si corre spesso il rischio di semplificare e parcellizzare eccessivamente le questioni in gioco, evitando così di sviluppare una necessaria visione complessiva che aiuti la comprensione del fenomeno nella sua interezza. In questo senso Giulio Pasi, nuovo membro del nostro gruppo di ricerca, ci aiuterà a capire meglio questo argomento attraverso un percorso di approfondimento dedicato alle sue diverse declinazioni. Molte delle riflessioni proposte prenderanno spunto dall'ultimo volume curato da Lester Salamon, professore alla Johns Hopkins University, da anni punto di riferimento per ogni serio discorso intorno a terzo settore e realtà filantropiche.
 
Misurare l'impatto sociale delle imprese per far ripartire il Paese
Quello della misurazione d'impatto non è un tema aggirabile: per liberare il potenziale dell'economia sociale, la sua capacità di offrire una concreta risposta alla crisi, è necessario al più presto un cambio di paradigma. E' questa l'opinione di Giovanna Melandri, presidente di Human Foundation. In linea con l'Agenda impact per l'Italia, stilata dalla Task Force del G8 di cui Melandri è un importante membro, occorre istituire un fondo per sostenere la sperimentazione in questo ambito così complesso. | Giovanna Melandri, Hufington Post, 18 novembre 2014
 
Tentazione SIB per fondazioni bancarie
I Social Impact bonds possono diventare un sostegno all’attività delle fondazioni bancarie in Italia? Ma soprattutto, ha senso che questi due mondi siano messi in contatto? Il tema, per le dimensioni e le caratteristiche degli attori coinvolti, è decisamente importante. Partendo da questo presupposto Etica News rilancia e commenta l'articolo di Giulio Pasi “Fondazioni bancarie e Social Impact Bonds: quale nesso?”, pubblicato su Percorsi di Secondo Welfare il 30 ottobre scorso. | Tentazione SIB per fondazioni bancarie
 
Fondazioni bancarie e Social Impact Bonds: quale nesso?
Il dibattito pubblico sui Social Impact Bonds è senz’altro carico di spinte retoriche e visioni ideali che rendono il tema particolarmente affascinante. Viste le peculiarità del nostro Paese, bisogna tuttavia iniziare a riflettere su come questi strumenti potrebbero essere concretamente utilizzati all'interno del contesto italiano, certamente molto diverso dai modelli anglosassoni in cui i SIBs hanno iniziato a svilupparsi. In questo senso può essere utile domandarsi quale ruolo potrebbero svolgere le fondazioni di origine bancaria che, grazie al proprio patrimonio e alle proprie competenze in ambito sociale, si configurano quali soggetti in grado di sviluppare meccanismi di finanza sociale propri dello strumento.
 
Direzioni di sviluppo per studio e implementazione dei Social Impact Bonds
Nei giorni scorsi l’Advisory Board italiano della Social Impact Investment Task Force ha concluso e presentato due rapporti relativi allo sviluppo della finanza sociale dentro e fuori l'Italia. A partire da questi documenti, vogliamo segnalare alcuni elementi utili ad individuare le prospettive di approfondimento che occorrerà perseguire per dar seguito al dibattito intrapreso e per vedere la realizzazione di quanto l’impact investing sembra promettere in termini di sviluppo economico del sistema Paese.
 
Quei bond per carcerati e homeless che Renzi vorrebbe usare a scuola
Il progetto di riforma scolastica del governo Renzi include i «Social impact bond» come possibile fonte di finanziamento degli interventi sociali per limitare il fenomeno della dispersione scolastica. I giudizi critici non mancano: c’è chi sostiene che il sistema è troppo macchinoso e costoso, altri notano che il risparmio per lo Stato è solo teorico: se i programmi funzionano, alla fine deve rimborsare tutto. Ma il vero valore dell’iniziativa, sottolineano i sostenitori, sta nella responsabilizzazione degli attori.
 
Social bond? Renderanno più del 5%
Affinchè i social bond possano occupare un posto al sole nella finanza che conta, è necessario che sappiano anche generare rendimento per gli investitori che li sottoscriveranno. Una stima non può non arrivare da chi ha già messo in piedi fondi comuni dedicati a questa particolare classe di investimenti. Ma per questo bisogna per forza guardare verso il mondo finanziario anglosassone, dove Antony Ross, socio e responsabile dei fondi del settore sociale a Bridges Ventures, parlando del proprio fondo, costituito da meno di un anno, ha detto di aspettarsi un rendimento finanziario superiore al 5% l’anno.
 
Investimenti a impatto sociale: verso una nuova economia?
Il 15 settembre a Roma, presso la nuova Sala dei Gruppi Parlamentari della Camera, si è svolta la presentazione di due interessanti rapporti dedicati alla finanza sociale redatti nell’ambito della Social Impact Investment Task Force, costituita nel luglio 2013 su iniziativa della presidenza britannica del G8. L’obiettivo di questi documenti è quello di approfondire il tema degli investimenti ad impatto sociale ponendo al centro dell’attenzione sia il livello global, sia a livello di singolo Paese. In attesa di una più attenta analisi di entrambi i rapporti proponiamo di seguito una breve sintesi dei loro obiettivi, contenuti e prospettive.
 
Un movimento globale per gli investimenti ad impatto
Lunedì 15 settembre verrà presentato nei paesi del G8 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti, con l'aggiunta di Unione Europea e Australia e con l'esclusione della Russia) il Rapporto della Social Impact investment task force coordinata da Sir Ronald Cohen e istituita nel giugno scorso dalla presidenza Britannica del G8. Giovanna Melandra, Presidente di Human Foundation, anticipa i contenuti su Huffington Post.
 
Accordo tra Banca Prossima e Nomisma: un passo avanti per la finanza sociale?
A Bologna, nell’ambito di Farete, è stato presentato un accordo di collaborazione che mira a promuovere l’elaborazione e la diffusione di nuovi modelli di gestione del credito favorevoli allo sviluppo dell’economica sociale. Banca Prossima metterà a disposizione la propria capacità di progettare modelli di finanza a sostegno dell'economia sociale e il proprio know-how nell'assunzione del rischio di credito, mentre Nomisma contribuirà con la propria esperienza nell’ambito della valutazione d'impatto economico degli interventi.
 
Investimenti a “impatto sociale” contro la crisi
E’ ormai evidente che vi sono le condizioni per far crescere il comparto della finanza sociale. Il Regno Unito ha fatto da apripista nel 2000, durante il governo di Tony Blair, dedicando grande attenzione ed energia alla promozione degli investimenti sociali. Attenzione giunta, poi, anche da parte del Governo Cameron che dato operatività a vari strumenti, a partire dall’istituzione di Big Society Capital, la banca per gli investimenti sociali. Dopo più di 10 anni, in condizioni economiche molto deteriorate, ora tocca a Francia, Germania e Italia misurarsi con le trasformazioni dei modelli di welfare a cui la crisi costringe. | Giovanna Melandri, 26 giugno 2014, Corriere della Sera
 
Il primo social bond di Deutsche Bank: sosterrà il Banco Alimentare
Nei mesi scorsi vi abbiamo raccontato della crescente diffusione dei cosiddetti social bond, titoli obbligazionari che oltre a garantire un ritorno sugli investimenti effettuati offrono ai sottoscrittori la possibilità di sostenere iniziative dal grande valore sociale. La prima a sviluppare questo genere di strumenti è stata nel 2012 UBI Banca, seguita sul finire dello scorso anno da Banca Prossima. Ora a entra nell'arena dei social bond anche Deutsche Bank, che ha presentato il suo primo titolo obbligazionario solidale “made in italy”.
 
Etimos Foundation e il microcredito a misura di Italia
Mettendo a frutto la sua pluriennale esperienza in campo internazionale, Etimos Foundation quattro anni fa ha iniziato a sviluppare progetti di microcredito anche nel nostro Paese. Dopo i successi delle iniziative realizzate in Abruzzo ed Emilia nelle fasi successive ai terremoti del 2009 e del 2012, la fondazione ha scelto di costituire un operatore finanziario specializzato in microcredito per affrontare più efficacemente alcuni bisogni emersi a causa della crisi, a cui i tradizionali attori finanziari spesso non riescono a garantire risposta.
 
La nuova solidarietà cresce con i social bond
Per il progetto di housing sociale di Via Padova 36 - realizzato in partnership con Fondazione Cariplo, Fondazione Housing Sociale e Fondo Immobiliare Polaris - il gruppo CGM vorrebbe usufruire del finanziamento a medio-lungo termine garantito dal social bond da 17,5 milioni di euro collocato da Ubi Banca a novembre scorso. Questa e altre declinazioni di finanza sociale nell'articolo di Paola Bricco dedicato a questo tema. | Paola Bricco, Il Sole 24 Ore, 16 gennaio 2014
 
Una banca per gli investimenti sociali anche in Italia
Nel 2000 il Regno Unito ha avviato un percorso che ha portato alla creazione di un vero e proprio ecosistema favorevole agli investimenti e alle imprese sociali. Nel volgere di un decennio si è così giunti a costruire le condizioni per un vero e proprio salto di paradigma: nel 2012 è stata costituita Big Society Capital, una banca dedicata a sviluppare il settore degli investimenti ad impatto sociale. Sono già diversi i Paesi che stanno seguendo questo modello: l'Italia non deve farsi trovare impreparata anche in questo passaggio.
 
E' arrivato il momento dell'impact investing
Sir Ronald Cohen, Chairman della Big Society Capital, sul Guardian discute di finanza e investimenti a impatto sociale, che permettono di porre in sinergia risultati sociali misurabili con utili finanziari. Sfruttando l'imprenditorialità e l'innovazione, si può infatti contribuire alla crescita del non-profit e for-profit con l’obiettivo di fronteggiare, in modo efficace e su larga scala, le sfide più difficili della società. Il settore degli investimenti sociali, che ha fatto grandi progressi nel corso dell’ultimo anno, è ora chiamato al salto di qualità. | Sir Ronald Cohen, The Guardian, 9 dicembre 2013
 

 
Pagina 1 2 3 4