PRIVATI /
Collette, Walmart e Microsoft: se l'azienda paga i dipendenti per fare volontariato
Giuseppe Sarcina, Il Corriere della Sera, 1 gennaio 2018
05 gennaio 2018

In America è in corso un cambiamento molto interessante, anche per l’Europa e l’Italia: il Terzo settore, il mondo del non profit, si sta sempre più avvicinando, intrecciando con il Mercato, l’impresa, la logica economica del guadagno. Certo, il modello classico resta vitale: quello della multinazionale che crea un istituto benefico con un mandato distinto dal business principale.

Di casi ce ne sono molti. La ExxonMobil Foundation, per esempio, nel 2015 ha finanziato progetti per 268 milioni di dollari in tre aree: istruzione, prevenzione della malaria e opportunità economiche per le donne, compreso il versamento di 1,9 milioni a «Vital Voices», il gruppo internazionale formato da Hillary Clinton. Microsoft, come ha riferito la rivista Fortune, ha affidato a una top manager, Mary Snapp, il compito di individuare quali specializzazioni interne mettere al servizio di attività sociali.

Un altro caso è quello di Walmart, il primo nome della grande distribuzione americana. La Walmart Foundation sta concentrando i fondi a disposizione su pochi programmi, coinvolgendo anche le «risorse umane interne». Nel 2016 l’azienda ha donato 61 milioni di dollari alle organizzazioni che combattono la fame negli Stati Uniti e, nello stesso tempo, 280 mila tonnellate di cibo, trasportandolo a destinazione con i propri camion e i propri dipendenti. Chiaro, restano sempre margini di ambiguità, di sospetti e quindi di polemiche.


Collette, Walmart e Microsoft: se l'azienda paga i dipendenti per fare volontariato
Giuseppe Sarcina, Il Corriere della Sera, 1 gennaio 2018

 
NON compilare questo campo