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Welfare aziendale e "nuove" forme di coinvolgimento dei lavoratori alla Manfrotto
Mutuando il modello di cogestione tedesco, l'azienda veneta ha previsto il coinvolgimento diretto dei lavoratori nel Consiglio di Amministrazione aziendale
15 ottobre 2018

Prende il via il nuovo accordo integrativo della veneta Manfrotto, azienda italiana parte del gruppo britannico Vitec che produce accessori per macchine fotografiche e telecamere. L'intesa, che interessa gli oltre 350 addetti della società degli stabilimenti di Feltre e Cassola (Vicenza), prevede strumenti di welfare aziendale e forme innovative di coinvolgimento dei collaboratori: tra queste c'è l'inserimento di un rappresentante dei lavoratori all'interno del board dell'amministrazione aziendale.


L’accordo di secondo livello di Manfrotto

Risale allo scorso aprile la firma del nuovo contratto di secondo livello dell’azienda metalmeccanica Manfrotto. L’accordo, che avrà durata triennale, è stato sottoscritto a seguito di un confronto con i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm e poi approvato dall’assemblea dei lavoratori con il 90% dei voti.

Grazie al prolifico dialogo tra le parti sociali, sono state inserite interessanti novità per i lavoratori. In primo luogo, come riporta l’Avvenire, è stato rafforzato il welfare aziendale. Sul piano della previdenza complementare, ad esempio, è stato incrementato il contributo a carico dell’azienda nei confronti di quei lavoratori che aderiscono a fondi pensionistici integrativi.

Sono state poi introdotte misure per favorire la flessibilità e la conciliazione vita-lavoro. Tra queste spiccano: lo smart working, alcune forme di permessi speciali per i genitori che hanno necessità specifiche legate all’inserimento scolastico del figlio, permessi aggiuntivi per le cure mediche (anche di un familiare), la possibilità di donare i propri permessi a colleghi con familiari malati.


Il coinvolgimento dei lavoratori

Come già accennato, l’accordo prevede inoltre forme di coinvolgimento diretto dei lavoratori al processo decisionale (tema che abbiamo trattato in questo approfondimento). Da un lato, saranno infatti istituiti gruppi di lavoro permanenti che avranno il compito di vigilare e ideare nuove proposte da far pervenire all’azienda in tema di organizzazione del lavoro e sicurezza.

Dall’altro, l’intesa stabilisce l’inserimento di un rappresentante dei lavoratori all’interno del Consiglio di Amministrazione aziendale nella fase di elaborazione del piano strategico. Questo particolare aspetto rende l’esperienza decisamente innovativa per il nostro Paese. Come ha sostenuto Dario Di Vico all’interno di un recente articolo del Corriere della Sera, il modello di partecipazione elaborato dalla Manfrotto attinge dalle esperienze della cogestione tedesca e svedese e si sviluppa in contesti in cui il tessuto di relazioni industriali è particolarmente evoluto e collaborativo, come nel caso del Veneto.

Anche Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, è sulla linea di Di Vico. Come riportato da un comunicato stampa di Cisl Veneto, secondo Bentivogli “l’accordo raggiunto alla Manfrotto è un’innovazione per l’Italia, un modello che vogliamo replicare in tutte le prossime contrattazioni. E il fatto che il tutto parta a Belluno, ai piedi delle Dolomiti, è un bel segnale”. “È un modello che inseguivamo da trent’anni” - continua Bentivogli - “simile alle esperienze già realizzate in Germania e nei paesi nordici. Avere un componente delle RSU nel comitato strategico del Cda significa partecipare attivamente alle scelte dell’azienda. È un passo importante, che pone l’accento sulla responsabilità sociale dell’impresa e spinge i sindacati a partecipare al miglioramento delle performance aziendali, ma soprattutto è ciò che ha permesso alle industrie dei paesi nordici di superare meglio e più velocemente la crisi”.

 


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