PRIVATI / Aziende
Società Benefit: numeri incoraggianti, ma la crescita deve essere accompagnata
A Milano il convegno di Legalitax per discutere del modello societario a un anno dall'introduzione della nuova normativa: ecco alcuni spunti
21 gennaio 2017

A un anno dall’introduzione  delle società benefit nell'ordinamento italiano, una scelta normativa che pone il nostro Paese all’avanguardia nel panorama mondiale, il numero delle aziende che hanno adottato questo nuovo modello di business continua a crescere ben oltre le aspettative. Il fenomeno negli ultimi 12 mesi si è infatti consolidato sotto diversi punti di vista, ma il lavoro da fare appare ancora molto, sia per portare il modello all’attenzione di imprese già esistenti o in procinto di nascere, sia per chiarire i dubbi civilistici e fiscali sorti attorno alla corretta applicazione della normativa.

Proprio in quest'ottica è stato pensato l’incontro "Primo bilancio delle Società Benefit: gli orizzonti dell’impresa in un mondo trasformato”, che si è svolto a Milano il 20 gennaio Milano per riflettere su questi temi e ascoltare le esperienze di chi per primo ha fatto propria la scelta di essere una società benefit. L’evento, organizzato dallo studio legale Legalitax, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Senatore Mauro Del Barba, primo firmatario del ddl sulle società benefit, di esperti che hanno approfondito aspetti tecnici legati alle società benefit e di imprenditori che hanno raccontato la propria scelta di adottare questo modello societario.


Del Barba: accoglienza importante

Il Senatore Del Barba ha ricordato come l’Italia sia il primo Stato sovrano al mondo ad avere una legge sulle società benefit. Dal 1° gennaio 2016, infatti, le imprese possono cambiare la propria forma societaria e, oltre al tradizionale scopo di perseguire un utile, possono mettere nero su bianco la propria volontà di raggiungere anche uno scopo di beneficio comune, sociale o ambientale. L’accoglienza da parte degli imprenditori secondo Del Barba, è stata importante: "questo anno dei pionieri ha visto tante società benefit nascere in Italia, ma soprattutto ha visto imprese di ogni dimensione iniziare il percorso di avvicinamento a questo modello di impresa". Si tratta di una scelta che "oltre a cambiare il dna natutale dell’impressa abbatte quel muro un po’ innaturale da sempre esiste fra i fra i settori profit e no profit". Una possibilità che favorisce "tutti gli imprenditori, specie quelli italiani, vogliono essere protagonisti del cambio di paradigma in senso sostenibile”.

 
Le società benefit in Italia

Nel corso del convegno sono stati presentati alcuni dati interessanti. Al 31 dicembre 2016, secondo le rilevazioni di Odib - Officina delle idee benefiche, risultavano iscritte al registro delle imprese 64 società benefit, 44 con sede legale al Nord, 11 al Centro e 9 al Sud. La regione in cui sono più presenti tali realtà è la Lombardia, che ne conta ben 29, con una diffusione che vede Milano prevalere nettamente sulle altre città della regione. Per quanto riguada il capitale sociale, quasi il 60% arrivano a 10.000 euro, mentre solo due hanno una capitalizzazione superiore al 1.000.000 di euro. Dal punto di vista della compagine sociale, invece, 13 società benefit fanno capo ad enti non profit, o comunque sono da questi partecipate (di cui 5 unipersonali), 11 sono controllate da società commerciali e 29 sono partecipate solo da persone fisiche (di cui 3 unipersonali).


Il tema fiscale: ancora troppi punti oscuri

Nel corso dell'evento sono stati evidenziati diversi elementi che sono considerati prioritari per consolidare il fenomeno delle società benefit. Come ha spiegato Laura Bellicini, partner di Legalitax, nell’arco di un solo anno il successo del modello è stato "straordinario" ma dal punto di vista fiscale, in assenza di chiarimenti e adeguamenti normativi, "parte delle attività poste obbligatoriamente in essere dalle società benefit, rischiano di essere considerate fiscalmente non inerenti e quindi non deducibili". In questo senso, dunque, è opportuno che anche l'Amministrazione Finanziaria prenda atto di questo nuovo fenomeno, dando risposte chiare e innovative al nuovo concetto di reddito di impresa”.
 
 


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