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Smart working, smart companies? Esperienze sul campo e dati dicono di si
I primi risultati delle sperimentazioni condotte dall'Alleanza sullo smart working della Rete Territoriale per la Conciliazione di Bergamo
29 ottobre 2015

Il 25 settembre 2015, presso la sede del Comune di Bergamo, si è tenuta la giornata dello Smart Working promossa dall’Alleanza “Smart working, smart companies – lavorare meglio, con più equilibrio e più efficacia”. Quest'ultima è una delle 7 alleanze della Rete Territoriale per la Conciliazione (sapete di che si tratta?) di Bergamo, il cui scopo è lo sviluppo di azioni di lavoro smart all’interno delle 6 aziende aderenti al network: ABB, UBI Banca, Banco Popolare, Volvo Italia, Italcementi Group e Comune di Bergamo.

L’obiettivo dell'alleanza è quello di partire da una sperimentazione, misurarne i risultati e i vantaggi e comprendere i meccanismi necessari all’adozione permanente dell’azione. L’evento è servito a presentare i risultati dei primi sei mesi di sperimentazione all’interno di quattro delle sei aziende partecipanti: ABB, Banco Popolare, UBI Banca e Volvo. Nel corso della giornata si è inoltre cercato di sensibilizzare altre aziende, istituzioni, sindacati ed associazioni di categoria sui temi dello smart working, mostrando come questa nuova modalità di lavoro possa portare a risultati sia sul piano della produttività che su quello di una migliore conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.

L’incontro è stato organizzato dal partner tecnico dell’alleanza, Variazioni s.r.l., una società di consulenza, formazione e servizi sui temi della conciliazione vita-lavoro e welfare aziendale. Il ruolo di Variazioni è stato fondamentale in termini di coordinamento della rete e di formazione dei manager e dei dipendenti di ciascuna azienda sulle tematiche del lavoro agile, oltre che nella raccolta e presentazione dei primi dati rilevati.


Sperimentazioni: le testimonianze dei protagonisti

La giornata si è aperta con il racconto delle varie sperimentazioni da parte dei Direttori e Responsabili Risorse Umane delle quattro aziende. L’idea dell’alleanza, infatti, è stata quella di definire, attraverso incontri per la condivisione di idee ed esperienze, un quadro generale di regole comuni entro cui lasciare alle singole aziende la libertà di implementare un progetto modellato sulle proprie necessità organizzative. Le aziende coinvolte, inoltre, sono giunte ad una definizione comune di smart working, inteso come lavoro agile e flessibile in termini di tempo e spazio, una nuova modalità di organizzazione lavorativa svincolata dall’idea dell’ufficio come unico luogo di lavoro grazie all’utilizzo di dispositivi elettronici (smartphone, tablet, personal computer) per lavorare da remoto.

Proprio sulle nuove tecnologie e i nuovi dispositivi a disposizione dei lavoratori è stato incentrato l’intervento di Claudia Bonatti, Direttore Divisione Office di Microsoft Italia. Microsoft, pur non facendo parte dell’alleanza, si è messa a disposizione delle aziende con un ruolo di mentorship e supporto per l’individuazione di best practices e la definizione degli indicatori di monitoraggio. Durante l’evento, nella piazza della sede del Comune, Microsoft ha allestito un “ufficio a cielo aperto”, proprio per diffondere la consapevolezza di come il lavoro smart possa essere sperimentato in ogni luogo e in ogni momento.

La prima testimonianza è stata quella di Simona Del Papa di ABB, la quale ha sottolineato gli aspetti fondamentali della dimensione culturale della sperimentazione. L’approccio culturale si è delineato lungo le direttrici dell’empowerment e della flessibilità. I manager delle aziende sono stati coinvolti in una serie di incontri formativi per lo sviluppo di una smart leadership basata sulla collaborazione con i lavoratori, ed il loro empowerment, sulla base di obiettivi chiari ed un elaborato programma di gestione della performance. Una maggiore fiducia, responsabilizzazione, collaborazione e comunicazione hanno permesso di aumentare il grado di flessibilità dell’organizzazione, dei tempi e degli spazi di lavoro permettendo un miglioramento anche sul fronte della conciliazione vita-lavoro. Barbara Marin ha invece illustrato la questione normativa della sperimentazione di Banco Popolare. La banca ha cercato, nello specifico, di superare il problema della regolamentazione della sicurezza sul posto di lavoro. In accordo con il loro broker assicurativo e con INPS hanno stabilito che, poiché le attività e mansioni del dipendente non cambiano al cambiare del luogo di lavoro, non cambia nemmeno la classe di rischio. Il lavoro viene regolamentato con la medesima norma, attribuendo allo smart worker gli stessi diritti e doveri di un analogo rapporto di lavoro subordinato.

Leonardo Orlando di UBI Banca ha invece approfondito gli aspetti organizzativi, sottolineando come l’idea che i dipendenti lavorino perché fisicamente controllabili appartiene ormai ad un’altra epoca e di come invece si debba puntare ad un’organizzazione dell’attività lavorativa sempre più flessibile e più agile dando spazio ad autonomia ed efficienza. Infine, Elena Gallarati di Volvo ha affrontato gli aspetti economici del lavorare smart. La sperimentazione di Volvo è ancora agli inizi, ma grazie al lavoro di rete hanno potuto considerare i primi riscontri economici, rilevando come il ritorno sull’investimento consista in maggiore produttività, e in un forte senso di appartenenza all’azienda.


I dati della sperimentazione

La sperimentazione ha previsto il coinvolgimento di un campione di 1.000 dipendenti, il 69% uomini e il 31% donne per la maggior parte tra 36 e 45 anni. 6.540 sono le giornate di lavoro agile effettuate nella sperimentazione, da un minimo di una giornata ad un massimo di 43. Gli smart worker hanno guadagnato in media 113 ore a testa per la vita privata, per un totale di 432 ore ovvero 18 giornate di 24h, con un risparmio di 50 euro al giorno tra trasporti e spese di varia natura, come baby-sitter, pre-scuola, pasti, etc. Ne ha risentito positivamente anche l’ambiente, con un risparmio di 1.448 km a lavoratore e di 65.400 kg di emissioni di CO2.

Lavorare in un luogo diverso dall’ufficio non ha comportato una riduzione della produttività dei lavoratori: i manager delle aziende hanno dichiarato che nel 94% dei casi la produttività degli smart workers è rimasta costante o è aumentata e il 96% dei lavoratori ha raggiunto in pieno gli obiettivi prefissati. La soddisfazione è stata alta anche tra i dipendenti coinvolti, il 70% infatti ha dichiarato di essere molto soddisfatto e il 75,5% di aver notato miglioramenti nel rapporto vita privata-lavoro.

La sperimentazione ha riscontrato tuttavia alcuni problemi, in particolare per quanto riguarda l’area normativa, anche per via dell’assenza di intervento del legislatore in materia, e l’area culturale, poiché, nonostante i buoni risultati in termini di outcomes e soddisfazione sia dei manager che dei lavoratori, si riscontra ancora la persistenza di una cultura lavorativa basata su incentivi alla produttività focalizzati sugli straordinari. In questo senso è stato evidenziato come sia necessario un cambiamento che porti a premiare la flessibilità, l’efficienza e la razionalità.

 

 

 


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