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La qualità del lavoro in Provincia di Varese: uno studio quantitativo di Iref-Acli
L'indagine delle Acli provinciali si concentra su temi come welfare aziendale, possibilità di carriera, clima lavorativo e gap retributivi
20 novembre 2017

Sabato 11 novembre, si è tenuto il convegno "L'attualità di un tema inattuale", un momento di riflessione sui livelli dell'occupazione e sulle dinamiche imprenditoriali in Provincia di Varese, in cui sono stati presentati i dati emersi dall'indagine realizzata dall'Istituto di ricerche educative e formative e dalle Acli provinciali di Varese sulla qualità del lavoro nella provincia. Questo studio, condotto attraverso un questionario di 72 domande erogato a 1.164 lavoratori dipendenti, ha indagato anche il livello di diffusione del welfare aziendale e delle pratiche di conciliazione vita lavoro. Ecco una panoramica dei contenuti e dei risultati della ricerca emersi.


Le variabili analizzate e i risultati ottenuti

Lo studio, adoperando un approccio multidimensionale al tema del lavoro (logica introdotta da Gallino e utilizzata recentemente da INAPP, già ISFOL), si è proposto di indagare indaga l’organizzazione del lavoro, la diffusione delle pratiche di conciliazione vita lavoro, lo sviluppo dele carriere e delle competenze, l’ambiente e il clima lavorativo e i gap retributivi tra generi.

Dalle rilevazioni, l’orario di lavoro risulta in media pari a 37 ore settimanali, con un valore mediano di 40 ore. All’interno dei diversi settori economici e tra generi, si registra una certa variabilità. L’industria e i servizi finanziari e assicurativi sono i comparti dove la richiesta di tempo lavorativo è maggiore (media pari a 41 ore e mediana pari a 40 ore), seguita dai settori “Agricoltura e pesca” e “Trasporto e magazzinaggio” (media 39 e mediana 40).

Le lavoratrici riportano un monte orario inferiore (34 ore settimanali) rispetto ai lavoratori (39), in ragione del maggior ricorso a forme contrattuali part-time. Le fluttuazioni nella normale articolazione dell’orario di lavoro (lavoro notturno, festivo o straordinario) risultano frequenti nei settori “White jobs” (ovvero tutte le attività di cura e di assistenza alla persona) e “Turismo”. Il 31,1% dei lavoratori nell’area di cura e assistenza alla persona svolge frequentemente attività notturne e il 23,2% straordinari domenicali, mentre, nel “Turismo”, un terzo degli occupati è interessato dallo straordinario. Le dilazioni nell’orario di lavoro vengono vissute dagli intervistati come penalizzanti per il tempo libero (23,2% delle risposte) e familiare (16,1%): l’insoddisfazione per l’irregolarità lavorativa si attesta ai livelli più alti nel “Turismo” (41,7%) e raggiunge la percentuale del 28,3% nel “White jobs”.

L’influenza negativa del sovraccarico lavorativo e dei ritmi variabili risulta in parte attenuata dall’organizzazione del lavoro, dalla possibilità di auto-determinarsi e dalle forme collettive di rappresentanza dei lavoratori (presenti nel 65,1% delle medie aziende e nel 72,9% delle grandi). Il campione evidenzia buoni livelli di auto-efficacia, intesa come il possesso di tempo, informazioni e strumenti idonei per lo svolgimento delle mansioni, (valori compresi tra 75,4% e 79,7%), autonomia, ovvero l’opportunità di decidere tempi di lavoro e pause (61,1%-71,5%), e controllo, ossia la possibilità di decidere sequenza, modalità e conclusione del lavoro svolto (58,2%-72,1%). Tutti questi indicatori sono positivamente correlati con la leva lavorativa individuale, che risulta maggiore nelle PA (77% dei casi), nel settore metalmeccanico (69%) e nell’ambito dei Servizi finanziari (68%).

Un ulteriore elemento analizzato nella ricerca è la voce “Carriera e competenze”. In Provincia di Varese la mobilità professionale è alta (il 52,5% del campione svolge un’attività diversa da quella di avvio al lavoro e solo il 30,9% considera stabile la propria carriera) e risulta condizionata dal livello professionale (elevati livelli professionali assicurano maggior stabilità nel 49,8% dei casi). Vedere valorizzate le proprie competenze, inoltre conduce a una percezione positiva del proprio lavoro e il 40,2% degli intervistati ritiene di avere la possibilità di esprimere le proprie potenzialità in azienda.

Per avere un’idea dell’ambiente e del clima lavorativo, sono anche state investigate le relazioni con colleghi e superiori. Sono risultati prevalenti rapporti collaborativi tra lavoratori (nel 92% dei casi) e stili direzionali paternalistici (37,1% del campione). Una degenerazione della relazioni lavorativa può anche produrre episodi di discriminazione e molestie che però nel contesto di analisi risultano molto contenute (da 3 a 8,5% delle risposte).

Sul tema degli infortuni e del rischio lavorativo, secondo il 64,8% degli intervistati le aziende varesine non hanno sedi pericolose. Allo stesso tempo si deve notare però che il 79,6% dei lavoratori dichiara di aver avuto almeno un infortunio nello svolgimento dell’attuale incarico.

Infine, rispetto alla dimensione economica, positivamente correlata con la qualità del lavoro, sono stati calcolati i gender pay gap (che risultano elevati e oscillanti tra 300 e 500 euro a favore degli uomini) e i livelli di vulnerabilità e di difficoltà ad arrivare alla fine del mese (che risultano contenuti e ascrivibili a 360 casi, anche se 278 intervistati riferiscono un peggioramento delle condizioni economiche familiari negli ultimi tre anni).


Qualche considerazione sul tema e sulla ricerca

E’ noto come, conseguentemente alla crisi avviatasi nel 2007, uno degli obiettivi principali degli operatori economici sia recuperare i livelli produttivi pregressi. In questa dinamica è cruciale, per assicurare coesione e sviluppo sociale diffuso, che il recupero della competitività non avvenga a scapito della qualità dell’occupazione. L’esigenza di assicurare posti di lavoro stabili e con adeguati livelli salariali è stata recentemente confermata dalla promozione da parte dell’OECD di un modello di analisi del lavoro basato su: adeguatezza della retribuzione, rischio di disoccupazione e ambiente di lavoro.

In precedenti articoli, abbiamo documentato come, in Provincia di Varese, l’attenzione alle condizioni lavorative e all’occupazione sia forte e abbia promosso molte iniziative sul tema, come la realizzazione di reti di imprese per il welfare aziendale (il caso GIUNCA) e per progetti multistakeholder per l’inserimento nel mondo del lavoro degli under 29 (Giovani di valore). Ora, la ricerca “Nonostante la crisi” e il seminario “L’attualità di un tema Inattuale” promossi da IREF e Acli Provinciali di Varese attestano, complessivamente, elevati livelli nella qualità del lavoro nella provincia. I dati raccolti, inoltre, si sono dimostrati un utile strumento conoscitivo per gli imprenditori e le rappresentanze sindacali che, grazie ai dati emersi, possono migliorare ulteriormente la propria azione come soggetti di secondo welfare.


Riferimenti

Presentazione ricerca "L’attualità di un tema inattuale"
Gallino L. (1985), Informatica e qualità del lavoro, Einaudi, Torino
Gualtieri V., a cura di, (2013), Le dimensioni della qualità del lavoro. I risultati della III indagine ISFOL sulla qualità del lavoro, INAPP, Roma
OECD (2017), OECD Giudelines on Measuring the Quality of the Working Enviroment, OECD Publishing, Paris

 


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