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Intesa Sanpaolo: un anno di lavoro flessibile
Diffusi i primi risultati della sperimentazione iniziata dal Gruppo nel 2015
20 dicembre 2015

Con una forte componente femminile, che supera il 53% dei dipendenti, il Gruppo Intesa Sanpaolo ha da tempo iniziato a lavorare – accanto alle aree di intervento più “tradizionali” come la previdenza complementare, la sanità e la formazione – sulle politiche di conciliazione vita-lavoro.

L’azienda, già nota alle cronache per scelte esemplari come il congedo matrimoniale per le coppie gay, condivide con i rappresentanti sindacali la volontà di studiare e introdurre strumenti finalizzati al miglioramento dell’equilibrio tra vita lavorativa e familiare volti a facilitare l’ingresso e la permanenza nel mercato del lavoro di chiunque abbia carichi di cura familiari. Un problema che nel nostro Paese ricade ancora in larga misura sulle spalle delle donne, con risvolti drammatici in termini di occupazione femminile. Secondo l’Istat (2015) il tasso di occupazione femminile in Italia (46,8%) è infatti inferiore al valore medio dei Paesi dell’Ue di ben 12,8 punti. 

Il primo gruppo bancario italiano, con più di 11 milioni di clienti e oltre 4.000 filiali, ha siglato nel 2014 con le parti sindacali l’Accordo sul Lavoro Flessibile nel Gruppo Intesa Sanpaolo per avviare in alcune sedi la sperimentazione di soluzioni di flessibilità oraria e di luogo. A distanza di un anno dall’avvio del progetto l’azienda ha comunicato i primi risultati della sperimentazione.


La conciliazione vita-lavoro in Intesa Sanpaolo

Le misure di work-life balance nel Gruppo sono costruite attraverso una contrattazione molto articolata, come strumento per intervenire efficacemente e capillarmente sulle filiali, che sono mediamente organizzazioni piccole, senza distinzioni all’interno del gruppo. Sono presenti strumenti come il part-time - orizzontale, verticale o misto, variabile dalle 15 alle 32,5 ore settimanali - e flessibilità di orario, ma anche progetti specifici come Gemma, volto a rafforzare gli stili di leadership femminile, e “PERMano” che offre un servizio di supporto e di accompagnamento prima, durante e dopo il periodo di assenza per maternità o altri periodi di assenza superiori ai 5 mesi. In accordo con le rappresentanze sindacali è stato istituito anche l’asilo nido aziendale “Nido dei Bimbi”, presente oggi in quattro grandi sedi aziendali (Milano, Firenze, Napoli e Torino).

La conciliazione vita-lavoro è favorita all’interno dell’azienda anche attraverso la disciplina dei permessi e dei congedi, migliorativa rispetto a quanto previsto dal CCNL di riferimento. È il caso dei permessi retribuiti per i padri in occasione della nascita di figli o per le madri per frequentare i corsi di preparazione al parto e anche per motivi di trasloco. In aggiunta ai cinque giorni riconosciuti dalla legge per accudire i figli tra i 3 e gli 8 anni in stato di malattia, sono previsti altri cinque giorni di permesso non retribuito. È inoltre possibile prendere un congedo non retribuito di 3 mesi, oltre a quello di maternità, entro il terzo anno di vita del bambino.


Dicembre 2014: il “lavoro flessibile”

Sul fronte della flessibilità degli orari, il Gruppo ha avviato nel corso del 2015 la sperimentazione in alcune sedi del “lavoro flessibile”, che consente di svolgere la propria prestazione lavorativa anche al di fuori dalla sede di assegnazione senza necessità di variare il rapporto di lavoro in essere. Il 10 dicembre 2014 Intesa Sanpaolo e le Organizzazioni Sindacali hanno sottoscritto l’Accordo sul Lavoro flessibile nel Gruppo Intesa Sanpaolo per avviare sia la sperimentazione sia i progetti di formazione e sensibilizzazione per supportare adeguatamente il cambiamento organizzativo e culturale. Nell’ambito della sperimentazione i collaboratori hanno la possibilità di lavorare sia da casa, sia da una sede aziendale diversa da quella di assegnazione, sia – per chi svolge attività commerciali – dal cliente. Al momento, la sperimentazione è riservata ai dipendenti assunti a tempo indeterminato, anche part-time, con anzianità lavorativa di almeno tre anni e con mansioni compatibili con lo svolgimento del lavoro flessibile. Mentre la tipologia “da casa” non può essere prevalente rispetto all’attività lavorativa complessivamente svolta e può dunque essere svolto indicativamente per due giorni complessivi al mese. Noon ci sono limiti per quanto riguarda le altre due tipologie, da cliente e da hub aziendale.

La sperimentazione in via di conclusione a dicembre 2015 è nata con la prospettiva di poter consolidare le nuove modalità di lavoro smart all’interno dell’organizzazione aziendale. I risultati del primo anno di sperimentazione consentono di valutare l’esperienza positivamente in termini di successo della misura tra i lavoratori, a fronte della elevata adesione e delle manifestazioni di gradimento da parte dei collaboratori. Delle 12 società coinvolte, 250 strutture hanno aderito alla sperimentazione, con oltre 3.000 lavoratori beneficiari rispetto a un bacino di circa 4.500 potenziali interessati. Gli uomini sono il 57% degli aderenti, mentre le donne sono in minoranza (43%). I dipendenti hanno avuto l’occasione di lavorare soprattutto da casa: 30.000 ore sono infatti state fruite dal proprio domicilio (86% del lavoro flessibile). Per il progetto sono stati messi a disposizione 52 hub aziendali per un totale di 286 postazioni di lavoro sul territorio.

A fronte del successo dell’iniziativa, le parti hanno sottoscritto il 17 dicembre l’accordo con cui il lavoro flessibile è diventato una modalità stabile di svolgimento del lavoro. Naturalmente, i dipendenti già coinvolti potranno continuare a lavorare con le nuove modalità. Si potranno però aggiungere le nuove strutture interessate e, entro il prossimo 30 giugno, saranno definiti tempi e modalità di attuazione per l’estensione della misura e del relativo percorso di formazione anche alla rete di sportelli sui territori.


Agosto 2015: La Banca del Tempo

Un ulteriore passo avanti sui temi della conciliazione tra vita privata e lavorativa è costituito dal recentissimo accordo, siglato il 5 agosto 2015, che introduce la Banca del Tempo, una iniziativa di tipo solidaristico elaborata nell’ambito del Comitato Welfare, un gruppo paritetico costituito nel 2014 da azienda e rappresentanti dei lavoratori con il compito di discutere e formulare proposte in tema di welfare e benessere dei dipendenti. Il progetto di banca del tempo prevede la costituzione di un “bacino” annuale di ore di assenza retribuita cui possono attingere le persone che, per gravi ragioni personali o familiari, abbiano bisogno di permessi retribuiti in aggiunta a quelli normalmente spettanti.

In aggiunta, l’accordo prevede la possibilità di richiedere la fruizione di giornate di sospensione volontaria dell’attività lavorativa non retribuite senza motivarne l’utilizzo come ulteriore strumento di conciliazione vita-lavoro, con priorità ai dipendenti che abbiano a carico familiari portatori di handicap, anziani o malati, e figli, specialmente se di età inferiore ai 3 anni. L’accordo siglato ad agosto 2015 mira a favorire l’utilizzo dei permessi da parte dei padri attraverso la previsione di permessi non retribuiti per malattia del figlio successivo al 3° anno di età da parte dei padri, la possibilità di concedere l’aspettativa non retribuita per puerperio
anche ai padri e una ulteriore giornata di permesso per nascita di un figlio.

Con la firma dell’accordo del 17 dicembre 2015, che conferma – al termine dell’anno di sperimentazione previsto dall’accordo del 14 dicembre 2014 - l’introduzione stabile delle modalità di Lavoro flessibile per i dipendenti del Gruppo Intesa Sanpaolo: l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori hanno sancito una importante novità nell’ambito delle politiche di conciliazione vita-lavoro del Gruppo. Un traguardo che corona un percorso condiviso iniziato da tempo, e favorito dalla costituzione nel 2014 del Comitato Welfare paritetico. Gli accordi di gruppo che si susseguono a stretto giro testimoniano la maturità del sistema di relazioni industriali e la sensibilità delle parti verso i temi del welfare e del benessere dei collaboratori. L’accordo siglato nell’agosto 2015 prevede ulteriori facilitazioni per i dipendenti con carichi di cura familiari attraverso l’introduzione della Banca del Tempo e di una nuova disciplina dei permessi. L’impegno e l’interesse verso l’innovazione in ambito di welfare aziendale non sembra fermarsi.


Riferimenti

Intesa Sanpaolo: sì al congedo matrimoniale per le coppie gay, Il Sole24Ore, 24 luglio 2014 

Lavoro Flessibile: consolidata l’esperienza positiva, comunicato sindacale, 17 dicembre 2015

Gli accordi del Gruppo

 


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