PRIVATI / Aziende
Il welfare aziendale dello Studio Legale La Scala
Un piano innovativo, aperto a dipendenti e partite Iva. Ne abbiamo parlato con Marco Pesenti, senior partner e co-fondatore dello Studio
06 dicembre 2016

Fondato nel 1991, lo studio legale “La Scala” è specializzato nel contenzioso bancario e fallimentare, nel servizio di recupero crediti giudiziale, nel diritto civile e di famiglia e offre svariati servizi professionali alle imprese.

La sede principale del gruppo si trova a Milano ma, nel corso degli anni, sono state aperte altre sedi a Roma, Torino, Bologna, Vicenza, Padova, Firenze e Ancona. Oggi lo Studio comprende circa 120 professionisti e uno staff di oltre 80 persone, e assiste stabilmente tutti i principali gruppi bancari italiani, numerose imprese industriali e commerciali e importanti istituzioni finanziarie.

In occasione del suo 25esimo anno di attività – come abbiamo già anticipato riprendendo l’articolo di Camilla Gaiaschi pubblicato all’interno de "La Nuvola del Lavoro" – “La Scala” ha deciso di avviare un piano di welfare aziendale con l’obiettivo di migliorare la conciliazione tra lavoro e vita privata dei componenti dello Studio, sia dipendenti sia con partita Iva. Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo intervistato Marco Pesenti, senior partner e co-fondatore di questo studio legale.


Avvocato Pesenti, ci può spiegare come mai avete deciso di investire sul welfare aziendale?

Siamo tra i primi studi legali in Italia – se non addirittura il primo – ad aver avviato un’iniziativa di questo tipo. In un video dedicato ai 25 anni dello Studio, la parola più utilizzata per descriverci è stata famiglia e il piano di welfare rientra in questa mentalità.

Per noi si tratta di un’iniziativa solidaristica che sviluppa ulteriormente alcune prassi già consolidate in questi anni che comprendono, ad esempio, trattamenti di tutela del professionista in termini di mantenimento del posto di lavoro e dello stipendio in casi come l’infortunio o la malattia.

Il budget stanziato per il programma di welfare al momento è pari a circa 50.000 euro, e corrisponde allo 0,3% del fatturato annuo dello Studio. Il piano ha per ora una durata biennale, ma è nostra intenzione renderlo permanente. Inoltre, cercando di cogliere i suggerimenti e le valutazione dei nostri collaboratori e dipendenti, vorremo arricchire le sue componenti e migliorare i servizi.


Per ora come è articolato il vostro piano di welfare?

Il piano, va ad aggiungersi ai bonus di risultato e prevede 3 tipologie di benefici: il “Bonus welfare”, il “Bonus scuola” e il “Bonus bebè”.

Il “Bonus welfare”, valido per tutti i componenti dello Studio, è spendibile in iniziative legate alla salute, al tempo libero e alla famiglia. Comprende la possibilità di prenotare esami e visite presso strutture convenzionate, adoperare servizi di baby sitting, accedere a palestre o centri wellness o optare per attività legate all’intrattenimento. Come, tra le altre, l’acquisto di libri e riviste, elettronica e corsi.

Il “Bonus scuola” è rivolto ai componenti dello Studio con figli in età scolare, dai 6 ai 19 anni. E’ spendibile per le rette scolastiche, i corsi di formazione, le vacanze studio all’estero e il rimborso dei libri scolastici.

Infine, il “Bonus bebè” è un bonus una tantum erogato al momento della nascita, valido per ogni bambino nato dal 1° gennaio 2014 a oggi. Lo Studio investe così fino a 3.600 euro per l’istruzione e la cura di ciascun figlio dei componenti dello Studio che utilizzano i bonus bebè e scuola.


Il piano di welfare sembra molto incentrato al sostegno della componente femminile; quando lo avete creato vi siete posti come obiettivo quello di agevolare il lavoro delle vostre dipendenti?

La nostra idea era quella agevolare il lavoro di tutti i nostri collaboratori. La nostra impresa conta 80 dipendenti e 120 collaboratori con partita Iva, e oltre il 60% di loro sono donne. Salvaguardare la componente femminile è stato certamente uno degli obiettivi; allo stesso tempo però il nostro piano di welfare è mirato ad un target più ampio: la famiglia.

Per il futuro – probabilmente entro il 2017 – pensiamo di attivare dei progetti proprio per la donna-lavoratrice, come lo smart working, il telelavoro e altre forme di flessibilità che consentano alla lavoratrice di gestirsi in maniera più autonoma i tempi di vita e di lavoro.


Operativamente, come sono state implementate le prestazioni di welfare?

Il piano è stato strutturato con il supporto della società specializzata in welfare aziendale Eudaimon: si sono occupati sia dell’attività consulenziale sia dell’attivazione vera e propria delle misure. Noi non avevamo molte competenze in materia e la partnership con Eudaimon ci ha permesso di costruire una piattaforma di welfare efficace.

Visto che siamo una piccola realtà, eravamo già a conoscenza delle necessità dei nostri dipendenti e collaboratori: l’età media è di 34 anni e molti hanno un bambino di giovane o giovanissima età. Di conseguenza, partivamo avvantaggiati perché sapevamo già in che direzione muoverci


Quali sono, in materia, i progetti per il futuro?

La nostra proposta di welfare è stata molto ben accolta dai nostri lavoratori e dalle nostre lavoratrici. Sono stati tutti molto coinvolti, tanto che alcuni di loro hanno richiesto la possibilità di devolvere il proprio budget welfare a un collega che ne ha più bisogno: questo ci ha dimostrato che si sta alimentato un sentimento di mutualità, di coesione e di cooperazione tra i dipendenti anche grazie al welfare.

In merito alle prospettive future, sicuramente continueremo in questa direzione: da sempre abbiamo posto un’attenzione speciale alla cura della persona.


Riferimenti

Il sito dello studio legale La Scala

 
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