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Il welfare aziendale di Lardini: dalle ferie solidali alla responsabilità sociale
Il brand italiano di alta moda si distingue per le modalità innovative con cui gestisce le relazioni industriali e i rapporti con i propri dipendenti
20 giugno 2016

Il welfare aziendale è divenuto un tema sempre più diffuso a livello nazionale, capace di attirare le attenzioni della comunità accademica e di divenire una questione di primo piano all’interno del dibattito politico. Ma, ad oggi, quanto è diffuso veramente il fenomeno del welfare aziendale in Italia? È vero che solo poche imprese “privilegiate” possono permettersi questo tipo di iniziative? Un contributo significativo nel rispondere a queste domande è certamente offerto dalle sempre più numerose esperienze di imprese che, pur non essendo multinazionali e pur operando nella “provincia” italiana, riescono ad adottare soluzioni organizzative innovative per la cura del benessere dei propri dipendenti.

Tra queste l’azienda Lardini, noto brand sartoriale tutto italiano che opera nell’alta moda, si distingue non solo per la qualità della sua produzione, ma anche per il modo innovativo di gestire le relazioni industriali e i rapporti con il personale. Sin dalle sue origini Lardini è sempre stata attenta alle condizioni di lavoro e di vita dei propri dipendenti, intraprendendo una strada virtuosa nel campo della responsabilità sociale e del welfare aziendale. Oggi Lardini rappresenta senza dubbio una best practice, tanto da essere stata trattata dal regista premio Oscar Michael Moore all’interno nel suo ultimo documentario “Where to invade next”.


Un po’ di storia


Lardini nasce dall’iniziativa di quattro fratelli, Andrea, Luigi, Lorena e Annarita, che nel 1978 fondano un piccolo laboratorio sartoriale a Filottrano, in provincia di Ancona. I fratelli Lardini iniziano producendo abiti per altri marchi e nel giro di pochi anni il loro portafoglio clienti diventa molto prestigioso, andando a comprendere nomi come Valentino e Versace. Dal 1993 l’iniziativa imprenditoriale si alimenta ancora di più e nasce la prima linea di capi da uomo. Oggi l’impresa conta circa 360 dipendenti nella sede di Filottrano, in provincia di Ancona (unico stabilimento produttivo e core di tutto il processo creativo), e produce ogni giorno oltre 2.000 capi di abbigliamento che raggiungono i mercati internazionali attraverso una catena distributiva di 400 multibrand selezionati, una decina di monomarca sparsi tra Russia, Corea, Cina e Italia e corner nei migliori department store in Giappone, Corea, Russia, Cina e Usa.


Una cultura imprenditoriale virtuosa


Per ricercare le radici del welfare di Landini è prima opportuno soffermarsi sulla cultura aziendale che caratterizza i rapporti industriali. Pur contando oltre 300 dipendenti, infatti, dal punto di vista culturale Lardini sembra essere strutturata sul modello dell’impresa familiare: i rapporti tra i dipendenti e i vertici sono gestiti come se l’intera azienda fosse una grande famiglia e l’azione imprenditoriale è orientata in modo da favorire un legame interpersonale basato sulla fiducia reciproca tra la famiglia Lardini e i collaboratori. In Lardini vi è una considerazione particolare alla cura delle relazioni con tutti gli stakeholder dell’impresa: sia quelli interni, i dipendenti e i sindacati, che quelli esterni, il territorio e la comunità locale.

Oltre al pacchetto di welfare, l’azienda si fa carico delle responsabilità nei confronti del territorio e della comunità locale, interessandosi alle conseguenze che la sua azione genera. Tutte le scelte, dalla selezione del personale alla scelta delle imprese subordinate, sono guidate dalla volontà di valorizzare il territorio e la comunità in cui Lardini è insediata e, per questo, vengono compiuti continui investimenti in questa direzione: attraverso la crescita economica si cerca di sviluppare e di prendersi cura della realtà locale.

In buona parte questo viene espresso dalle numerose attività filantropiche firmate Lardini. A riguardo si possono citare: la realizzazione di iniziative benefiche di vario tipo; il finanziamento di attività culturali, storiche, sportive e musicali; la sponsorizzazione delle squadre di calcio e di pallavolo di Filottrano (come la Lardini Filottrano, che milita nel campionato di serie A di volley).


I dispositivi di welfare aziendale


L’ultimo contratto aziendale in Lardini risale all’aprile 2015, in seguito alla firma dell’accordo tra l’impresa, le RSU interne e le Organizzazioni Sindacali di categoria Femca-Cisl e Filctem-Cgil. Questo ultimo accordo ha ampliato ancora di più il range di misure di welfare previste dall’azienda e oggi le prestazioni rivolte ai dipendenti sono:

  1. alcune misure concernenti la flessibilità in termini di organizzazione del lavoro. Innanzitutto, sono previsti un buon numero di part-time, in modo particolare per le lavoratrici. Tendenzialmente il contratto part-time viene concesso a tutte le lavoratrici che ne fanno richiesta e, in modo particolare, viene data priorità al periodo immediatamente successivo alla maternità in modo da facilitare il rientro al lavoro. Secondo l’accordo stilato tra l’impresa e i sindacati, almeno il 20% del personale in forza a tempo indeterminato potrà usufruire del contratto part-time. L’altra misura di flessibilità consiste in una sorta di “banca delle ore”, con la quale è possibile tramutare le ore di straordinario in ore di permesso per il futuro: invece di essere retribuita di più, l’ora di straordinario viene pagata come una normale ma, in cambio, si avranno a disposizione due ore in più di permesso;
  2. il finanziamento di un asilo nido comunale, che consente di avere 20 posti riservati per figli dei dipendenti di Lardini ed un contributo economico per la tassa di iscrizione;
  3. le ferie solidali; un meccanismo attraverso il quale è possibile donare ad un collega in difficoltà (di salute, familiari, etc.) parte dei propri permessi. Ad ogni ora di permesso donata dal singolo la-voratore corrisponderà un’ora bonus messa a disposizione dall’azienda. Questa misura, che è il cuore del welfare di Landini, è stata creata per trovare una soluzione comune nei casi in cui si manifestano difficoltà familiari e personali: la risposta di Lardini è stata quella di adottare un principio so-lidaristico, che scaturisce dal rapporto profondo e coeso tra i singoli dipendenti e tra l’impresa e i dipendenti;
  4. la presenza permanente all’interno dell’azienda di un professionista che si occupa di sostegno professionale per i dipendenti. Questa figura professionale offre consulenze inerenti il contratto di lavoro, la busta paga, le misure di flessibilità e di conciliazione vita-lavoro, etc.;
  5. la possibilità di usufruire di convenzioni con attività commerciali del luogo che consentono di godere di alcuni sconti. Inoltre, nel periodo natalizio sono distribuiti dei buoni da utilizzare in negozi convenzionati della zona.


La concezione multistakeholder di Lardini


Le prestazioni di welfare create da Lardini sono un’espressione della volontà dell’impresa di costruire un rapporto positivo e corretto con i propri dipendenti: le misure divengono un investimento rivolto alla cura del benessere dei dipendenti che, da un lato, alimenta una relazione positiva tra impresa e lavoratori e, dall’altro, esprime il ruolo sociale che la ditta ha portato avanti sin dalla sua fondazione. Ma l’azione sociale di Lardini non si “limita” al welfare aziendale. L’impresa interpreta se stessa come un attore sociale “a tutto tondo”, che intrattiene rapporti con numerosi soggetti: i dipendenti, i sindacati e le RSU interne, il territorio, l’ambiente, la comunità locale, l’amministrazione comunale; ma anche il clienti, i fornitori e tutte le imprese e i marchi che lavorano per e con Lardini. In altri termini, sviluppa una visione multistakeholder: il welfare aziendale rappresenta la sua dimensione interna, mentre la dimensione esterna è definita da tutte le iniziative e le relazioni intrat-tenute con la comunità locale e con attori rilevanti del territorio.


Riferimenti

Il sito di Lardini

 


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