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GIUNCA, la rete che ha fatto rete
Abbiamo ripercorso con Lucia Riboldi, Presidente della Rete, i primi sei anni di questa esperienza pionieristica che ha fatto riscorso al contratto di rete per sviluppare forme condivise di welfare aziendale
13 settembre 2018

Nata a Varese nel 2012, nel pieno della crisi economica, GIUNCA è stata la prima rete formalizzata fra imprese con l’obiettivo di mettere in comune misure di welfare a vantaggio dei dipendenti delle aziende aderenti. A sei anni dalla nascita della rete, proviamo a fare il punto sul percorso intrapreso da questa esperienza pionieristica insieme a Lucia Riboldi, responsabile del personale di VIBA S.p.A. e Presidente della rete GIUNCA (Gruppo Imprese Unite Nel Collaborare Attivamente) che abbiamo incontrato a margine del primo incontro del Laboratorio su welfare aziendale e reti, organizzato lo scorso giugno a Cuneo da Percorsi di secondo welfare insieme a Fondazione CRC.


Dottoressa Riboldi, GIUNCA è una rete attiva ormai da 6 anni: può raccontarci brevemente da quale idea nacque, nel 2012, un progetto così innovativo?

Come è nata questa idea? È una delle domande che spesso mi viene fatta e credo che sia fondamentale capire questo aspetto perché un contratto di rete deve avere un progetto, e un progetto nasce da un’idea. A quei tempi la situazione economica generale era molto complicata e in un gruppo di lavoro formato prevalentemente dai responsabili del personale una delle domande che spesso ricorreva e sulla quale cercavamo di trovare un conforto reciproco era: “Come possiamo in questo momento così difficile, dove pochi sono i mezzi e poche sono le possibilità nelle nostre mani, trattenere e motivare i nostri collaboratori?”.

Avendo pochi mezzi e poche risorse a disposizione ci è sembrato che metterci insieme, trovare una via comune, potesse essere una risposta. La risposta, per noi, è stata mettere a fattore comune quello che avevamo e, attraverso ciò di cui disponevamo, proporre azioni di welfare.


L’idea di mettere in rete il welfare è dunque nata dal desiderio di gestire meglio, in una congiuntura difficile, le risorse umane? Può spiegarci meglio questo punto?

Come dicevo, siamo partiti da una riflessione - “Come possiamo trattenere e motivare i nostri dipendenti?” - anche alla luce della considerazione che, in quel momento, i mezzi di cui potevamo disporre sembravano essere molto deboli. Avevamo rilevato e rileviamo tutt’ora che ci sono delle competenze forti da preservare in tutti gli ambiti in cui operano le nostre imprese.

Allo stesso tempo, volevamo dare un segnale di ottimismo e positività: che potevamo ancora fare qualcosa, che noi ci avremmo provato. Inoltre, il fatto di trovare delle soluzioni nuove, utilizzando anche degli strumenti nuovi come il contratto di rete, voleva essere un tentativo di affrontare gli scenari che si stavano delineando non con strumenti tradizionali, che probabilmente non avrebbero dato il risultato che oggi abbiamo raggiunto né ci avrebbero permesso di arrivare ai nostri collaboratori nel modo in cui, con questa rete, siamo riusciti ad arrivare.


Quali sono le specificità della vostra rete? Che cosa vi distingue da altre esperienze aggregative in tema di welfare aziendale?

Innanzitutto, nel 2012, quando abbiamo sottoscritto il nostro contratto di rete non vi erano precedenti sostanzialmente identici per quanto concerne lo scopo mutualistico. I contratti di rete possono essere di due tipi: a scopo commerciale e a scopo mutualistico. A quei tempi, non ne esisteva neanche uno con questo fine. Altra particolarità della nostra aggregazione è l’appartenenza a diversi settori merceologici, nonché la differente consistenza dimensionale delle imprese partecipanti. Anche questo, allora, era stata considerata come un’innovazione. Grandi imprese in rete con aziende di più piccole dimensioni.

Infine, anche se queste imprese sono collocate tutte in provincia di Varese, si trovano in territori non necessariamente vicini: questo a dimostrazione che per GIUNCA fare welfare non significa solamente “fare una azione con il mio vicino di casa”. La rete è uno strumento che dà anche la possibilità di connettere spazi non contigui dal punto di vista fisico.


In che modo riescono a convivere dentro la stessa rete imprese di dimensione tanto diversa?

Nella nostra rete convivono imprese molto diverse tra loro. Mettere a fattor comune buone prassi ed esperienze di successo ha messo tutti nella condizione di dire: “guardiamo che cosa ho io all’interno della mia azienda che posso mettere a beneficio della rete". Di conseguenza anche le aziende di dimensioni più piccole si sono accorte che avevano delle esperienze da portare sul tavolo e questo è stato una sorpresa positiva, soprattutto in termini di flessibilità di alcune misure.


In totale, quante sono oggi le imprese aderenti a GIUNCA e a quante persone si rivolgono le azioni promosse dalla rete?

GIUNCA è un contratto di rete aperto: nel tempo, a fronte anche dei risultati raggiunti e delle soddisfazioni che sono conseguite, alle 10 imprese fondatrici se ne sono aggregate altre. Ai tempi, la platea dei dipendenti cui rivolgevamo le nostre azioni era di 1.700 persone. Oggi ci rivolgiamo a oltre 2.000 famiglie. Dico “famiglie” perché il welfare non è welfare, secondo la nostra concezione, solo per il nostro dipendente, ma anche per i familiari.


Operativamente, quali sono gli ambiti in cui GIUNCA interviene attraverso misure di welfare?

Le aree nelle quali la rete opera sono quattro, ovvero: risparmio; salute e benessere; formazione; conciliazione vita-lavoro. Per quanto riguarda l’area del risparmio è facile intuire che per una rete di imprese con 13 aziende e un bacino di utenza di 2.000 persone diventa più facile poter proporre condizioni agevolate di accesso a beni e servizi che non per una singola azienda.

Per quanto riguarda l’area della salute e del benessere intendiamo occuparci dei nostri lavoratori non solo come prestatori di lavoro, ma anche come persone sulla cui salute investire, salute sia fisica che psicologica: in quest’ottica è stato realizzato uno sportello di ascolto psicologico e sono proposte in maniera continuativa campagne di prevenzione sulle malattie più diffuse. Per quanto concerne la formazione, fare economia di scala è utile per far fronte alle crescenti richieste e necessità. Sul fronte della conciliazione vita-lavoro, siamo parte della Rete Territoriale di Conciliazione della provincia di Varese, e siamo quindi in collegamento con molti attori del territorio. Questo ci ha permesso di sviluppare sinergie e azioni comuni in materia di work-life balance.


In effetti, nel corso degli anni, rete GIUNCA ha attivato collaborazioni con altre reti sviluppatesi sul territorio. Può raccontarci in che modo GIUNCA ha “fatto rete con altre reti”?

GIUNCA è una “rete contratto”, quindi è una rete formale, ma, per sua natura e per sua inclinazione, anche una rete che sta appartenendo essa stessa ad altre reti.

Come dicevo, partecipando alla Rete Territoriale di Conciliazione di Varese i dipendenti delle imprese di GIUNCA hanno potuto godere di contributi da parte di Regione Lombardia usufruendo di servizi offerti dalla rete territoriale quali ad esempio fisioterapia, assistenza alle persone anziane, ai minori. Sempre in partnership con alcuni attori del territorio, mettiamo a disposizione campi estivi che offrono una risposta a un problema enorme di conciliazione, soprattutto in particolari momenti dell’anno.

Inoltre, le imprese di GIUNCA sono parte della rete WHP - (Workplace Health Promotion). Attraverso questa rete facciamo sinergia su tutta una serie di azioni volte a prevenire l’insorgenza di malattie croniche, promuovendo l’adozione di stili di corretti stili di vita. Infine, una terza iniziativa di rete cui GIUNCA partecipa è il progetto “Da giovani di valore a protagonisti del futuro” (di cui Secondo Welfare si è occupato qui).

Tre anni fa ci siamo trovati a riflettere su come poter aiutare i figli dei nostri collaboratori a entrare del mondo del lavoro: siamo imprese, ed il tema del lavoro è un tema a noi molto caro. “Da giovani di valore a protagonisti del futuro” è un progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo, nel quadro del bando “Welfare di comunità”: GIUNCA è uno dei 5 nodi di questa rete insieme ad altri 19 partner, su un territorio di 46 comuni e 4 Uffici di Piano.


In che cosa consiste questo progetto?

L’obiettivo è promuovere azioni di occupabilità a favore di giovani che cercano lavoro avendo già alle spalle percorsi di studi brillanti ed importanti esperienze formative. I partner e i nodi di questa rete sono soggetti profit e non profit, associazioni di categoria, Enti pubblici ed associazioni giovanili. Siamo partiti dalla considerazione che il mondo del lavoro di oggi e il mondo dei giovani non trovano un punto di incontro perché non si sanno parlare perché, al di là delle oggettive difficoltà, non condividono le stesse categorie per interpretare la realtà.

Su questi presupposti, ci siamo domandati quale avrebbe potuto essere il nostro ruolo. La risposta è stata semplice: quello di facilitatori. Per farle un esempio, una delle azioni che è stata posta in essere nell’ambito di questo progetto è stata la creazione di uno spazio fisico per l’incontro tra giovani e lavoro completamente diverso da quelli tradizionali. I giovani che si sono avvicinati a questo contesto, avendone ricevuto un beneficio per il loro futuro professionale, hanno poi deciso di mettere le loro competenze a disposizione degli altri giovani che accedono a questo spazio come ad esempio la conoscenza di una lingua straniera.

Tutto ciò ha innescato un circolo virtuoso con il risultato che ad oggi un discreto numero di giovani ha potuto allineare le proprie competenze alle richieste effettive del mondo del lavoro ed ha trovato occupazione.


In materia di lavoro, il contratto di rete mette a disposizione un’ulteriore opportunità, che può rivelarsi preziosa per evitare riduzioni dell’occupazione o il ricorso agli ammortizzatori sociali, ossia il distacco. Può raccontarci se GIUNCA ha fatto ricorso a questa possibilità?

Come rete abbiamo sperimentato le possibilità date dalle norme che vigono per i contratti di rete in materia di lavoro, in particolare quelle relative al distacco. È normativamente previsto. È un distacco in forma semplificata. Se per un periodo un’impresa dovesse per esempio valutare il ricorso agli ammortizzatori sociali e parallelamente un’altra impresa in rete avesse un picco di lavoro, quale migliore occasione?

Certo, si può dire che l’azienda ne abbia avuto vantaggio ma lo ha avuto anche il lavoratore che mantiene la sua retribuzione; ne ha avuto vantaggio la collettività, perché non vi è ricorso agli ammortizzatori sociali e ne ha avuto un ulteriore vantaggio il lavoratore, perché dimostrare di saper lavorare in un altro contesto è un motivo di grande valorizzazione della propria esperienza, oltre che un’occasione per l’acquisizione di nuove competenze, non solo tecniche ma anche personali. È un’operazione che ha portato vantaggi per tutti.


Qual è la sua valutazione complessiva di questi primi sei anni di vita di GIUNCA?

Come le dicevo, abbiamo iniziato questa esperienza con un messaggio di ottimismo e positività per il territorio, per le nostre aziende, per i nostri imprenditori, per noi stessi, per dire “possiamo ancora fare qualcosa”, e alla fine quello che ne abbiamo avuto è un risultato che è andato e che tutt’ora va veramente oltre ogni nostra aspettativa. La rete è stata ed è un laboratorio di idee e di sperimentazione. Cito sempre l’articolo dedicato a GIUNCA da Percorsi di secondo welfare nel 2012. Avevo molto apprezzato l’immagine del puzzle utilizzata in quell’articolo, perché in effetti la rete è proprio questo: ciascuno porta il proprio pezzetto, il proprio contributo, la propria peculiarità, il proprio essere. Ci piace pensare che la rete possa essere un contributo un po’ per il nostro progetto, un po’ per le nostre persone, un po’ per il nostro territorio, un po’ per la collettività in generale: ognuno contribuisce con il proprio tassello. E, come dicevo, con noi ci sono davvero tanti che stanno portando il proprio contributo.

 


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