PRIVATI / Aziende
Costituzionalmente legittimo e strategico per lo sviluppo: il welfare aziendale secondo Treu
L'ex Ministro analizza in profondità lo strumento del welfare aziendale, sfatando alcuni cliché e sottolineandone vantaggi e prospettive
28 ottobre 2016

Nel suo nuovo libro, "Welfare aziendale 2.0. Nuovo welfare, vantaggi contributivi e fiscali", Tiziano Treu analizza in profondità lo strumento del welfare aziendale. Da un lato, l'autore lo presenta come la risposta collaborativa delle parti sociali alle esigenze di benessere sul posto di lavoro e, dall'altra, di incremento della produttività aziendale grazie agli incentivi dalla Legge di Stabilità del 2016. Di seguito vi proponiamo una breve sintesi volta ad illustrarne i contenuti principali.

 

Dopo un’introduzione che offre uno spaccato del welfare pubblico - in termini di dimensioni e fondamento lavoristico-occupazionale - e degli interventi integrativi, degli strumenti e della diffusione del secondo welfare, nel primo e nel quinto capitolo si affrontano gli aspetti costituzionali e fiscali che hanno sostenuto e sostengono lo sviluppo del welfare aziendale e contrattuale. Vengono così, da una parte, riaffermate le fondamenta costituzionali del welfare contrattuale, analizzando l’articolo 38 che afferma "il diritto dei lavoratori a prestazioni previdenziali adeguate in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria” (p. 55), l’articolo 18 che promuove il principio di libertà associativa utilizzabile per tutelare interessi di promozione sociale e l’articolo 2 che, con il riconoscimento delle formazioni sociali come luogo di realizzazione della personalità umana e di sostegno solidaristico, legittima l’operare dei privati nel campo della previdenza sociale. Si opera, dall’altra parte, un primo bilancio delle misure fiscali che sono state nel tempo introdotte e si presentano le novità approvate con la Legge di Stabilità del 2016, che aprono nuovi spazi a una contrattazione orientata alla partecipazione, alla produttività e al benessere organizzativo dei lavoratori in azienda.

Nel secondo capitolo viene posto l’accento sull’importanza del welfare territoriale per fornire assistenza e servizi alle PMI, prive delle risorse per sostenere iniziative di ampia portata. La soluzione proposta è fare sistema con reti multi-stakeholder stabili che portino benefici all’interno dell’azienda ma anche producano effetti positivi per la comunità e il territorio. “In un’ottica sistemica, ciò può contribuire all’alleggerimento della pressione sul bilancio pubblico, al rafforzamento dei legami tra imprese e territori e alla promozione di una nuova economia mista nei servizi” (p. 107).

Il terzo e il quarto capitolo, invece, presentano il welfare aziendale in termini di leva strategica, argomentandone le ragioni dello sviluppo, gli ambiti di intervento e i nuovi soggetti emergenti. Qui di particolare interesse risulta l’analisi degli sviluppi della contrattazione sul welfare utilizzando i dati dell’Osservatorio sulla Contrattazione di II livello (OCSEL) della Cisl che, studiando le aree tematiche oggetto di contrattazione in un campione di 5.000 accordi, registra come “dopo la gestione delle crisi e il salario la materia trattata con maggiore frequenza è proprio quella del welfare integrativo che nei primi sei mesi del 2015 rispetto all’anno immediatamente precedente guadagna circa 12 punti percentuali attestandosi al 20%” (p. 158) e come “analizzando nel dettaglio le tre macro aree di cui si compone la materia del welfare (Fondi integrativi, Miglioramento delle disposizioni legislative e normative e Servizi Aziendali e Convenzioni) i dati complessivi dal 2012 al 2015 mostrano una prevalenza nel negoziare misure di welfare aziendale e contrattuale (Servizi Aziendali e Convenzioni pari al 55%)” (p. 160).

I capitoli sesto e settimo sono un affondo sull’impatto delle pratiche di welfare aziendale per i lavoratori e i datori di lavoro. Interessanti, qui, sono le prime evidenze empiriche sulle preferenze dei lavoratori - le indagini realizzate tra 2012 e 2013 da Tolomeo Studi e Ricerche pongono ai primi posti i servizi per l’infanzia e la voce “education” (rette universitarie, libri di testo, corsi di lingua, doposcuola, rette scolastiche in generale), che raggiungono valori tra il 40% e 60% - e le interviste ai responsabili delle risorse umane operate in 21 realtà aziendali, di settori diversi, che illustrano alcuni casi di successo e il contenuto dei piani di welfare. Sulla base di queste esperienze, nel capitolo ottavo, vengono sintetizzate le quattro fasi di una corretta progettazione di un piano di welfare: analisi delle misure esistenti e confronto con le best practice; rilevazione degli indici di gradimento e delle aspettative dei dipendenti (survey e focus group) e prima ipotesi del pacchetto di benefit da inserire nel piano welfare; revisione e disegno del piano di welfare: proposte di riordino ed eventuale integrazione delle misure esistenti; implementazione del piano: assistenza nella strumentazione per erogare i vari benefit (come piattaforme informatiche, voucher, convenzioni).

Il volume presenta dunque il welfare privato, la cui tendenza espansiva è comune nei Paesi avanzati, rispondendo alle critiche di concorrenza al sistema pubblico e argomentandone il fondamento di legittimità anche costituzionale. Viene così comprovato come interventi di secondo welfare possono promuovere una integrazione positiva tra l’approccio pubblico e quello privato ed evitare dispersioni di risorse nonché diseguaglianze di trattamento. In questo senso risultano infatti fondamentali le scelte delle istituzioni pubbliche statali e locali e degli attori sociali ai vari livelli.

Oltre a elementi teorici di contestualizzazione, poi, vengono presentati anche strumenti operativi - un metodo per l’analisi e la progettazione del welfare aziendale - ed elementi di indagine - una ricerca demografica sul gradimento e utilizzo dei servizi erogati in base al welfare aziendale e interviste di esponenti aziendali e manager italiani. Tutto ciò ben conferma come le politiche di welfare aziendale siano considerate strumento di fidelizzazione interna e di crescita nei mercati nazionali e internazionali e dimostra come il recupero competitivo del Paese passi anche per una buona cooperazione per creare benessere nelle organizzazioni.


Riferimenti

Treu t. (2016), Welfare aziendale 2.0. Nuovo welfare, vantaggi contributivi e fiscali, Ipsoa.

 


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