PRIMO WELFARE /
Welfare futuro: il "Metodo degli Scenari" per capire come cambierà il nostro sistema sociale
Il volume curato da Francesco Longo intende indagare le prospettive del welfare italiano a partire dalla situazione dell'Emilia Romagna
10 aprile 2017

Nel volume "Welfare futuro. Scenari e strategie", curato da Francesco Longo per EGEA nel 2016, alla luce delle evidenze disponibili e dell’opinione di stakeholder, sono indagate le trasformazioni sociali in atto, per delineare i futuri possibili e proporre visioni di policy. Presentando il caso della Regione Emilia Romagna, il libro offre al lettore una serie di linee guida replicabili in altri contesti territoriali che vi riportiamo di seguito, oltre ad una breve scheda del libro.


La scheda del libro

Nel primo capitolo, Francesco Longo propone di indagare il futuro della società e del welfare con il Metodo degli Scenari, una nuova mappa cognitiva che controbilanci la tendenza dei sistemi istituzionali a confermare e ripresentare, a prescindere dai cambiamenti nel contesto di riferimento, le caratteristiche dei propri servizi orientati alla domanda degli utenti che sono riusciti a rivolgervisi esplicitamente.

Nel secondo capitolo, Stefano Tasselli inquadra le aree su cui concentrare gli sforzi di cambiamento in Italia con un’analisi delle elaborazioni internazionali e un confronto delle esperienze europee con il caso italiano. La letteratura affronta il tema da diverse prospettive - sociologica, economica e organizzativa - con obiettivi differenziati: valutare le dinamiche sociali interne; porre l’attenzione all’equilibrio economico/finanziario di sistema in seguito a tali cambiamenti e focalizzarsi sulle tematiche connesse alle diseguaglianze contributive e di assistenza e all’equità intra e inter-generazionale; analizzare se i network di attori consentono un allineamento tra bisogni, domanda e offerta di servizi; valutare i meccanismi di accesso e fruizione di servizi.

Nel terzo capitolo, Francesco Longo presenta la metodologia di elaborazione e discussione degli scenari, a beneficio dei policy maker interessati a replicarla nei propri territori. Le fasi comprendono "la raccolta sistematica di evidenze già disponibili sulla comunità studiata e sui suoi servizi di welfare, analizzando, in particolare, il gap tra bisogni e prestazioni reali e finanziarie garantite dal sistema di welfare; la raccolta di dati primari originali, per indagare aree scoperte dalle evidenze quantitative già disponibili; la costruzione degli scenari futuri possibili; l’individuazione degli scenari più probabili e più critici, per definire i potenziali gap prospettici del sistema di welfare; la definizione delle possibili policy future" (p.35).

Nel quarto capitolo, Andrea Rotolo, opera una fotografia del welfare attuale e delle sue principali criticità in Emilia Romagna. I dati presentati, raccolti dall’Istat e da fonti stilate dalla Regione, illustrano i livelli demografici (numerosità della popolazione, età degli abitanti, numero di donne e di stranieri presenti nel territorio); i tassi di disoccupazione, in particolare giovanile; i cambiamenti delle famiglie e i tassi di copertura dei servizi per gli anziani, i disabili e i bambini tra 0 e 3 anni.

Nel quinto capitolo, Martina Leoni e Stefano Tasselli illustrano i contenuti indagati con tre questionari focalizzati sulla situazione delle giovani coppie con figli, sugli anziani non autosufficienti, e sui loro familiari, e sui giovani (18-30 anni) e da cui risultano le principali lacune del sistema di welfare regionale nel rispondere ai bisogni emergenti sul territorio.

Nel sesto capitolo Francesco Longo spiega gli scenari futuri possibili, focalizzati su 4 set: le possibili trasformazioni della società nel suo complesso e sulla modifica della composizione e dinamica delle famiglie; il cambiamento di assetto, finanziamento e di missione del sistema di welfare pubblico; le variazioni nella geografia delle istituzioni pubbliche di committenza e dei produttori pubblici e privati; le trasformazioni nei profili di consumo e nei meccanismi di riproduzione sociale. Di seguito, nel settimo capitolo, Martina Leoni e Stefano Tasselli presentano gli scenari probabili secondo gli stakeholder del sistema analizzato nel volume, che sono stati raggruppati in sei distinti focus group: i politici, i dirigenti, i produttori, gli opinion leader, partner scientifici del progetto e il tavolo degli stakeholder della Provincia di Bologna.

Infine, nell’ottavo capitolo, Francesco Longo, alla luce dei dati raccolti e descritti, sintetizza delle linee guida per il cambiamento del sistema. Le proposte includono un ri-orientamento del sistema in ottica universalista; una ricomposizione della domanda di servizi; la creazione di nuove reti e un welfare comunitario e di iniziative; un intensivo ricorso alle tecnologie connettive. Viene promossa anche un’evoluzione del ruolo dei committenti e dei produttori per costruire un sistema di risorse e promossa una migliore attenzione alla qualità degli operatori e lo sviluppo delle loro competenze.


Il caso dell’Area Vasta di Centrale della Regione Emilia Romagna

Nel caso concreto, l’approccio presentato viene adottato per analizzare gli scenari prospettici della società e del sistema di welfare della Regione Emilia-Romagna (RER), ancorando il lavoro all’Area Vasta Centrale (le province di Bologna e di Ferrara). Le evidenze già disponibili (presso comuni, aziende Usl, Inps e aziende di erogazione pubbliche e private) vengono raccolte cercando di quantificare e qualificare le persone i cui diritti ci si prefigge di proteggere (come i NEET o i nuovi italiani di seconda generazione) e di calcolare l’indice di copertura garantito dalle risorse pubbliche e private e i profili di equità, per determinare così l’agenda dei gap tra bisogni e servizi.

Per affrontare il problema dei dati mancanti viene utilizzato dagli autori un approccio priority setting e la costruzione di survey dedicate e inoltrate tramite canali significativi per i destinatari. Le variabili da prendere in considerazione a questo punto sono "quelle che denotano una prevalenza così robusta da risultare determinanti, quelle che modificano il trend invertendo il loro impatto sul sistema e quelle emergenti che precedentemente erano state trascurate dalle politiche e dai servizi" (p.40), che, correlate tra di loro a gruppi di due o tre, definiscono gli scenari possibili. Segue la selezione degli scenari più probabili e più critici, per capire quali saranno i problemi prioritari cui le policy dovranno dare risposta in futuro. Questa fase può essere svolta "da analisti esterni, utilizzando gli stakeholder come discussant per valutarne la plausibilità" (p.41) oppure dagli stakeholder del sistema stesso.

Nell’area metropolitana di Bologna e Ferrara, gli stakeholder sono stati selezionati in cinque distinti focus group, composti da massimo 15 persone per permettere una reale partecipazione e una discussione attiva: uno con gli amministratori locali degli enti locali; uno con i direttori e i presidenti delle aziende di produzione dei servizi pubbliche e private; uno con i dirigenti pubblici con responsabilità di pianificazione, regolazione e committenza di comuni e Usl; uno con opinion leader scientifici e culturali rispetto alle politiche sociali; uno con dirigenti e quadri del welfare delle province coinvolte.

"Tutti i gruppi sono stati sottoposti a tre distinti seminari di lavoro di tre ore ciascuno, in cui sono stati discussi in sequenza: (a) le evidenze disponibili sulla trasformazione dei bisogni sociali, (b) l’attuale posizionamento dei servizi del sistema di welfare, (c) i principali gap tra bisogni e servizi di welfare e i meccanismi di autoproduzione sociale delle famiglie" (p.42). Gli scenari futuri possibili, costruiti dalle variabili critiche individuate e correlate, sono stati sottoposti al giudizio degli stessi stakeholder per definire quale fosse (a) auspicato, (b) più probabile, (c) più critico. In questo modo è possibile comprendere il gap tra i desideri e le attese per il futuro e poter definire programmi di risposta: "Un processo come quello qui delineato dura uno spazio di lavoro e di discussione compreso tra i 12 e 24 mesi. Ha il pregio di raccogliere e diffondere informazioni sistematizzate che propongono forti ipotesi interpretative condivise, rende consapevoli sugli scenari futuri e sui gap e i pericoli da colmare creando delle mappe cognitive condivise e aiutando i policy maker a comprendere il loro grado di orientamento all’innovazione e il loro reale tasso di coraggio nel proporre e gestire il cambiamento" (p.46).

Qualche grafico può essere utile per avere una rappresentazione degli scenari discussi e generati dai focus group per la Regione Emilia Romagna.


Grafico 1. L’evoluzione socio-economica della Regione Emilia-Romagna?
Fonte: Longo (2016)


Grafico 2. Fenomeni sociali e sistema di welfare: quali fenomeni emergenti porranno le maggiori criticità?
Fonte: Longo (2016)


Grafico 3. Logiche di finanziamento del sistema di welfare
Fonte: Longo (2016)


Nel complesso nel focus group "vi è grande lucidità e concordanza nella diagnosi da parte di tutti gli interlocutori. Pur nella diversità dei ruoli e delle funzioni istituzionali, tutti gli attori identificano le stesse problematiche e individuano traiettorie comuni ed evoluzioni del sistema. Pur in un contesto di crisi del sistema, gli interlocutori condividono un orientamento valoriale positivo rispetto al ruolo del welfare pubblico e auspicano una sua capacità di ri-orientamento nella direzione dell’integrazione delle competenze/risorse delle famiglie e degli operatori privati" (p.137). "Infine gli attori condividono la consapevolezza che per erogare servizi di qualità il welfare deve superare la logica prestazionale per passare a modelli di presa in carico e di piattaforme di aggregazione sociale, avendo come target sia i cittadini fragili che la classe media, seppur co distinti meccanismi di finanziamento dei servizi" (p.138).


Alcune considerazioni

Gli autori ragionano quindi sui dati e sulle interpretazioni dell’attuale welfare in crisi per evidenziare i limiti - di copertura, di efficacia, di equità - da superare e per provare a comprendere quale welfare sia desiderabile e realizzabile per il futuro. Due aspetti interessanti che emergono nel testo sono, da un lato, l’evidenza di quanto sia profonda la povertà conoscitiva sui territori e sulle persone e di come sia dunque centrale lo sviluppo di dotazione diagnostica e, dall’altro lato, la proposta di utilizzare in tal senso il dispositivo metodologico degli scenari per comprendere, in un quadro d’insieme, i bisogni, le risorse e il posizionamento dei attori pubblici e privati. Si tratta in effetti di una lettura utile ad "alimentare una cultura che espliciti il gap esistente tra sistema di welfare e bisogni emergenti" (p.16) che aiuti ad "assumere il giusto orizzonte temporale" (p.17), nella direzione auspicabile di promuovere l’investimento dei territori in rappresentazioni più realistiche della società da assumere poi nella programmazione e nel policy making.

Il processo partecipativo documentato in questa analisi dimostra come "la condivisione di informazioni e linguaggi, il progressivo sedimentarsi di nuove mappe cognitive ed interpretative comuni [..] agiscono [..] nel modificare l’azione delle istituzioni pubbliche e private del sistema di welfare" (p.20).


Riferimenti

Longo Francesco (a cura di), 2016, Welfare futuro. Scenari e strategie, EGEA, Milano

 


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loris muzzi | 23.04.2017
questo testo che merita certamente di essere letto, conferma i tre gruppo oggi esistenti in Italia: gli esperti che scrivo, analizzino e propongono; i politici che quando hanno la capacità di gestire il quotidiano va già bene così; la gente con un mare di difficoltà che si arrangia come può.Settori che usano linguaggi e modalità di comunicazione tra loro non in connessione. Esempio badanti: non previsto dai primi, ignorato dai secondi, costoso ma indispensabile per i terzi. Ora vi chiedo: esiste qualcuno che girando per l'Italia ha raccontato esperienza curiose e utili costruite dal terzo gruppo? Che ne sò: gruppi di famiglie coalizzate per gestire bambini in assenza di nidi pubblici; mutua solidarietà tra generazioni per inserire giovani al lavoro; forme tipo "adotta un nonno" per fronteggiare povertà e solitudine. Studi e analisi che diano notorietà e sostegno, respiro e forza strutturale e magari possibilità di replicazione a progetti piccoli e localizzati ma uniti dallo stesso identico linguaggio: adattabilità, innovazione, risposta rapida e concreta alla quotidianità.
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