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Di cosa si parla nel numero 6/2017 di Welfare Oggi
Valutazione d'impatto, innovazione sociale e corsi di vita: il nuovo numero della rivista tocca temi importanti per gli addetti ai lavori e non solo
12 gennaio 2018

L’ultimo numero del 2017 di Welfare Oggi, periodico Maggioli dedicato al welfare e ai servizi alla persona, approfondisce questioni emergenti delle politiche sociali come l’attenzione ai diversi corsi di vita, la valutazione d’impatto sociale e l’innovazione sociale. Di seguito vi proponiamo una sintesi dei contenuti della rivista, a cui è possibile iscriversi qui.


Corsi di vita

La prima sezione del fascicolo, “politiche”, si apre con un intervento del senatore Stefano Lepri (Partito Democratico) sulla necessità di riorganizzare le misure per i figli a carico, ora troppo frammentate e settoriali attraverso l’introduzione di un unico strumento: un assegno di stampo universalista.

Claudio Falasca (Ufficio Studi AUSER)
, riflette sulle difficoltà incontrate dalla popolazione anziana del nostro Paese a causa dell’assenza di una vera politica per la vecchiaia. L’articolo si sofferma sulla necessità di costruire una Paese veramente a misura di anziani. Non basta infatti intervenire nell’ambito dei servizi sociali attuali, ma occorre invece prendere in considerazione tutti gli aspetti della vita come la dimensione abitativa, gli spazi pubblici, i servizi e la partecipazione sociale.

L’ultimo pezzo della sezione “politiche”, scritto da Valeria Berio con la collaborazione di Paolo Bandiera, Giorgia Franzone, Antonella Borgese (tutti componenti dell’Osservatorio Diritti e Servizi di AISM), presenta invece una ricerca dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) sull’uso delle risorse del Fondo delle Non Autosufficienze affidate alle Regioni. Dal contributo emerge come permangano notevoli difformità territoriali in merito alla presa in carico, alla definizione della cosiddetta “gravità”, al tipo di prestazione e all’integrazione socio-sanitaria.

La trattazione del tema della non autosufficienza continua nella seconda sezione, “esperienze”. Edoardo Barbarossa ed Elisa Furnari (Fondazione Ebbene), approfondiscono il tema del “durante e dopo di noi” analizzando alcune realtà, come “Casa Fuoricasa”, “Casa di Paola”, “Casa di Simo&Matte”, promosse dalla Fondazione Dopo di Noi Bologna (di cui vi avevamo raccontato qui); “Sei come sei” gestito dalla cooperativa sociale La Perla; il “Villaggio del Magnificat” realizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Si tratta di progettualità nate da dall’attivazione delle famiglie e della società civile che valorizzano la dimensione relazionale, la costruzione di reti per realizzare un effettivo diritto all’autonomia.

Nel pezzo successivo Daniela Sandri (Opera Pia Cerino Zegna), descrivendo le attività dell’Opera Pia Cerino Zegna, come il servizio di continuità assistenziale e il Caffè Alzheimer, propone una riflessione sui servizi rivolti alle persone con demenza e Alzheimer.

La gestione delle sindromi geriatriche è invece affrontata da Franco Pesaresi (Direttore ASP “Ambito 9” Jesi) e Marina Simoncelli (Direttore Medicina Riabilitativa Azienda ospedaliera “Marche Nord”) nella sezione “strumenti” attraverso un articolo sui centri diurni per anziani. Gli autori si soffermano dapprima sui diversi tipi di sindromi geriatriche e sull’intervento che deve essere messo in atto dal centro diurno, per poi occuparsi del supporto che il centro può fornire al caregiver per sostenerlo nella cura familiare.


Valutazione d’Impatto Sociale

Al tema della valutazione d’impatto sociale (VIS) è dedicato un focus all’interno della sezione “strumenti”, curato da Gianfranco Marocchi, direttore del periodico. L’interrogativo posto è “per le organizzazioni che operano nel welfare e in particolare per gli enti di terzo settore, la VIS è una positiva opportunità da cogliere o il frutto di una moda momentanea che porta a risultati insoddisfacenti e fuorvianti?
Andrea Bassi (Professore Associato in Sociologia Generale presso l’Università di Bologna) si sofferma sui fattori che spingono la domanda di valutazione e propone un’analisi critica della Riforma del Terzo settore per individuare i principi di policy sottesi in tal senso. Il sociologo conclude suggerendo che la VIS sia basata su criteri di adeguatezza e proporzionalità in modo tale da non distogliere gli enti del Terzo settore dalle proprie mission originarie.

Nel pezzo successivo Paolo Venturi (Direttore di AICCON) propone un percorso intenzionale verso la valutazione basato sui principi della rilevanza, dell’affidabilità, della comparabilità e della trasparenza e comunicazione e suddiviso in cinque fasi: coinvolgimento degli stakeholder, analisi delle attività, misurazione dell’impatto, valutazione, comunicazione dei risultati.

Nell’ultimo pezzo Gianfranco Marocchi spiega come la VIS in molti casi non sia uno strumento consigliabile per valutare le singole organizzazioni ma piuttosto una modalità per valutare le politiche. Le organizzazioni, in questo senso, dovrebbero raccogliere dati e stimoli tra i propri operatori, gli stakeholder, le altre organizzazioni e anche tra soggetti esterni come professionisti e studiosi mediante riunioni, gruppi di lavoro e momenti di confronto comuni. Secondo Marocchi è infatti importante acquisire uno stile valutativo finalizzato a migliorare il proprio operato.


Innovazione sociale

Nella parte finale della rivista il vasto tema dell’innovazione sociale è affrontato dal punto di vista del welfare locale e della digitalizzazione.
Un articolo di Massimiliano Capitanio (Referente Habitat Microaree e Portierato Sociale per La Quercia Società Cooperativa Sociale), Antonella Rai (Servizio sociale comunale del Comune di Trieste), Chiara Zanetti (Ufficio di Piano Area Servizi e politiche sociali del Comune di Trieste) analizza l’esperienza delle Habitat-Microaree di Trieste, un progetto promosso da Comune, azienda sanitaria, ATER e enti del Terzo settore in tredici zone di edilizia popolare. Obiettivo è creare dei punti di riferimento permanenti per la socializzazione e l’aggregazione dei cittadini che da un lato consentano ai servizi sociali di mantenere i rapporti con il territorio e dall’altro siano un volano di empowerment.

Andrea Volterrani (ricercatore Università degli Studi di Tor Vergata) nella sezione “strumenti” riflette invece sui nessi tra comunicazione, partecipazione e social media, analizzando criticamente le dinamiche comunicative e le possibilità di partecipazione che possono offrire.

Chiude il cerchio un intervento di Giuseppe Guerini (presidente Federsolidarietà-Confcooperative), sul rapporto tra digitalizzazione e cooperazione sociale; il cooperatore sottolinea come da un lato emergano nuove possibilità ma dall’altro si rischia un incremento delle disuguaglianze.


Intercultura

Il fascicolo si sofferma poi sul tema dell’intercultura, in particolare sulla protezione internazionale e le adozioni internazionali dando spazio alle buone prassi che favoriscono l’integrazione.

Daniele Di Capua (Direttrice del Servizio Centrale dello SPRAR) e Monia Giovannetti (Responsabile Dipartimento Studi e Ricerche di Cittalia)
nella sezione “esperienze” propongono un’analisi sul sistema SPRAR per l’accoglienza e l’integrazione di richiedenti asilo e rifugiati.

Nella sezione “strumenti” l’assistente sociale Katia Montebello riflette invece sulle dinamiche interculturali e sull’equilibrio tra cultura del contesto di provenienza e cultura del contesto di accoglienza necessario per il buon esito dell’adozione.

 


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