Istat: grandi divari tra categorie di pensionati
I pensionati che si ritrovano nella fascia più alta di reddito, neanche un milione di persone, costano poco meno quelli appartenenti alla classe più bassa, oltre sette milioni. Tradotto in percentuali il 5% più ricco, che riceve assegni per 3mila euro o più al mese, assorbe 45 miliardi di euro di spesa pensionistica, un esborso che si avvicina a quanto pagato, 51 miliardi, per coloro che sono sotto i mille euro, situazione che accomuna quasi la metà dei pensionati italiani. A fare luce sulle condizioni di quasi 17 milioni di beneficiari di trattamenti pensionistici è l'Istat, che a fine ottobre ha diffuso le tavole con tutte le informazioni dettagliate sul mondo della previdenza. Basta fare qualche somma e percentuale per riscontrare i divari tra le diverse categorie di pensionati. | Il Sole 24 Ore, 10 novembre 2013
 
Giovannini: «Acconto sulla pensione per chi perde il lavoro»
In tema di pensioni il ministro del Lavoro Giovannini è prudente in vista di un autunno di fuoco sul fronte del lavoro, ma in un'intervista al Sole 24 Ore fa chiarezza sulle cifre: «Un intervento sui soli assegni d'oro non consentirebbe un riequilibrio a favore dei pensionati più poveri. Diverso se sul piatto ci fossero anche le pensioni d'argento». Tuttavia non rinuncia a una proposta fuori dagli schemi: chi è a due-tre anni dal pensionamento e lascia il lavoro potrebbe ricevere un sostegno economico, che poi dovrà ripagare negli anni successivi: una sorta di prestito. | Fabio Carducci, Il Sole 24 Ore, 28 agosto 2013
 
Un fondo comune per l'equità previdenziale
Giuliano Amato sul Sole 24 Ore avanza una proposta per contrastare la strutturale inadeguatezza dei trattamenti pensionistici più bassi: organizzare diversamente l'intero monte contributi destinando una quota di quelli versati da ciascuno – una quota che può essere crescente al crescere del reddito – ad un fondo comune per l'equità previdenziale. | Giuliano Amato, Il Sole 24 Ore, 21 luglio 2013
 
Il sistema pensionistico tra sostenibilità e invecchiamento: quale contributo dal secondo welfare?
Nell’ultimo decennio si è tentato di contrastare la crisi finanziaria del sistema previdenziale determinata da un metodo di calcolo delle prestazioni che, in passato, ha garantito benefici senza un’adeguata copertura finanziaria. Avere anticipato il passaggio al calcolo contributivo, eliminato le pensioni di anzianità e posticipato l’età di pensionamento ha contribuito a migliorare la situazione. Tuttavia, nonostante la Riforma Fornero, il sistema pensionistico non può ancora dirsi finanziariamente sostenibile. Che cosa fare allora?
 

 
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