PRIMO WELFARE / Lavoro
Lavorare non basta più: sono oltre 3 milioni gli occupati in povertà
A dirlo è il Rapporto sul mercato del lavoro e sulla contrattazione collettiva curato dal CNEL in collaborazione con ANPAL e INAPP
10 dicembre 2018

Sono oltre 3 i milioni le persone che pur avendo un lavoro risultano povere. E tale il numero sale addirittura a 5,2 milioni se si considera il reddito annuale invece di quello mensile. Sono questi i dati che emergono dal XX Rapporto sul mercato del lavoro e sulla contrattazione collettiva, curato ed elaborato dal Consiglio Nazionale Economia e Lavoro (CNEL) in collaborazione con l'Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro (ANPAL) e l'Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP).

In base ai dati resi noti nel giorno della presentazione del documento, la diffusione della povertà tra gli occupati risulta legata alla persistente bassa competitività del sistema italiano, al minor numero di ore lavorate, alla precarietà dell’occupazione, all’impiego di manodopera poco qualificata e alle scelte di alcune aziende volte al contenimento dei costi. Nel periodo compreso tra il 2014 e il primo semestre 2018, la crescita dell’occupazione - oltre che al part-time - resta ancorata ai lavori a tempo determinato che sono aumentati del +35%, pari a 800mila lavoratori. Crescita moderata si registra anche per i lavori a tempo indeterminato (+460 mila) mentre risulta in calo deciso il lavoro autonomo (-117 mila)

Partendo da questi numeri, appaiono coerenti le misure di sostegno ai più poveri adottate dai Governi negli ultimi anni: dalla social card al Sostegno Inclusione Attiva passando per il Reddito di Inclusione, arrivando fino alla proposta di Reddito di Cittadinanza (per approfondire le varie misure citate guarda qui). Secondo Tiziano Treu, Presidente del CNEL, "dobbiamo però evitare di procedere solo con misure puntuali e guardare alla radice dei problemi lavorativi, se non vogliamo rassegnarci ad una crescita bassa". "Il lavoro è scarso, è frammentato, di breve durata e spesso di scarsa qualità professionale" ha continuato Treu "con queste caratteristiche, ai bonus economici e alle misure reddituali devono affiancarsi misure strutturali di riduzione del cuneo fiscale, formazione dei lavoratori e degli imprenditori sui nuovi modelli tecnologici e lavorativi e il rafforzamento delle misure di welfare che hanno dimostrato di funzionare".


Per consultare i materiali pubblicati dal CNEL