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Sono state numerose le voci non favorevoli che si sono fatte sentire all’annuncio delle possibili novità che avrebbero dovuto riguardare i regimi agevolativi delle Partite IVA. In particolare, il passaggio dal “vecchio” regime dei contribuenti minimi a quello forfettario (di cui avevamo già parlato approfonditamente), previsto a partire dal 1° gennaio 2015, ha suscitato molti dubbi innanzitutto a seguito delle previsioni fiscali più restrittive e più svantaggiose di quest’ultimo rispetto a quello precedente, in particolare per i giovani che avrebbero intrapreso una loro nuova attività. Ulteriori problematiche emerse riguardavano i riflessi che avrebbe potuto avere il nuovo regime forfettario sul mercato del lavoro italiano: meno incentivi all’apertura di Partite IVA, maggiore spinta all’offerta di lavoro subordinato, necessità di una politica accomodante di incentivi alle assunzioni coordinata in modo efficiente ed efficace. Lo stesso Presidente del Consiglio aveva percepito (e annunciato) la necessità di apportare correttivi in breve tempo.

Tali nuove modifiche sono incluse nel decreto c.d. Milleproroghe che attualmente è approdato alla Camera e che, entro il 1° marzo (data di scadenza del decreto), dovrà poi essere ridiscusso al Senato. La modifica più importante, che nasce da una proposta di Scelta Civica, riguarda il fatto che anche per tutto il 2015 sarà possibile optare per il “vecchio” regime dei contribuenti minimi. Se fino a qualche giorno fa quest’ultimo – tanto apprezzato per le sue agevolazioni indiscutibilmente vantaggiose – sembrava ormai aver visto la sua fine, stanti le cose è molto probabile che molti contribuenti, soprattutto giovani, che pensavano di dire addio alla possibilità di aprire la loro Partita IVA sotto tale regime possano rivedere le loro aspettative. Per chi lo riterrà, sarà comunque possibile aderire al nuovo regime forfettario.

Altra modifica prevista nel suddetto Decreto e che interessa anche alcuni intestatari di partite IVA (coloro che per natura sono tenuti a iscriversi alla cosiddetta gestione separata dell’INPS) riguarda la percentuale di contributi previdenziali applicata ai loro redditi imponibili. Prima delle ultime novità (incluse nell’emendamento Saltamartini) era stato stabilito che di anno in anno, a partire dal 2015 incluso, tale percentuale sarebbe aumentata di non pochi punti percentuali, gravando così ulteriormente sul compenso netto che il contribuente avrebbe percepito a partire dal 2015. Il decreto Milleproroghe prevede, invece, una crescita graduale più contenuta, lasciando inoltre invariata per il 2015 la percentuale già prevista per il 2014.

Con questo intervento, di fatto, il Governo ha avuto la lucidità di fermarsi e prendere respiro per un altro anno. Già da oggi, tuttavia, nel corso del Consiglio dei Ministri saranno rimessi sul tavolo i possibili interventi da apportare mirati a riformare anche questo settore. È fondamentale, quindi, che questo “intervallo” sia considerato un’opportunità volta a ideare un sistema di agevolazioni fiscali adeguato e soprattutto coerente con tutte le novità che stanno riguardando il mercato del lavoro nel suo complesso.

 

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