PRIMO WELFARE / Lavoro
Le pieghe del mercato del lavoro
Francesco Seghezzi, Bollettino ADAPT, 24 settembre 2017
24 settembre 2017

Che l’Italia stia vivendo una fase di crescita occupazionale è un dato innegabile, e i dati trimestrali diffusi ieri dall’Istat lo confermano. Ma interpretarne la natura e la qualità è una operazione complessa, anche perché occorre allontanare un po’ il punto di osservazione ed indagare l’andamento degli ultimi anni.

In particolare sono due gli elementi di criticità che emergono e li ha ben individuati il professor Fortis nei suoi recenti interventi su questo quotidiano: l’età degli occupati e la qualità dei contratti. In primo luogo, la stragrande maggioranza dei nuovi occupati sembrerebbe composta da lavoratori over 50, dato che caratterizzerebbe la crescita come non omogenea e non strettamente connessa alla ripresa economica. Questo, in larga parte, è dovuto da conseguenze della modifica dei requisiti previdenziali (legge Fornero), pur essendo questa una buona notizia visto che abbiamo finalmente raggiunto i livelli occupazionali degli over 50 propri delle medie europee.

Il secondo elemento di criticità è quello relativo alla qualità dei contratti. Tra il febbraio 2014 e luglio 2017 infatti i contratti a termine sono cresciuti ad una velocita molto più sostenuta di quelli permanenti (21% contro il 4%) e soprattutto sono tornati a rappresentare quasi l’80% dei nuovi contratti (di cui un buon numero part-time), dopo la fine della decontribuzione. Anche in questo caso non si tratta di un trend da negare, ma basterebbe prenderne atto e muoversi di conseguenza, investendo sulle politiche attive ad esempio, che aiutano i lavoratori nelle transizioni o sulla formazione, vera tutela nel mercato del lavoro di oggi.


Le pieghe del mercato del lavoro

Francesco Seghezzi, Bollettino ADAPT, 24 settembre 2017