PRIMO WELFARE / Lavoro
Gli effetti positivi del Jobs act: intervista di Radio Radicale a Maurizio Ferrera
Radio Radicale, 15 febbraio 2017
15 febbraio 2017

Maurizio Ferrera, nel corso di un'intervista rilasciata a Radio Radicale (il cui podcast è ascolatabile qui), ha offerto una nuova chiave di lettura di una delle riforme più commentate e discusse del Governo Renzi: il Jobs Act

Come già evidenziato nel suo articolo uscito il 13 febbraio 2017 sul Corriere della Sera, Maurizio Ferrera sostiene che il Jobs Act debba essere considerato la «via italiana» della flexicurity, modello sviluppato dai Paesi nordici e basato su regole flessibili per assunzioni e licenziamenti e tutele robuste (compresi i servizi) in caso di disoccupazione. In questo senso, il Jobs act si è posto due obiettivi: ridurre rigidità e dualismi, offrendo più opportunità di occupazione stabile e al tempo stesso maggiore flessibilità alle imprese; superare la polarizzazione fra garantiti e non garantiti in termini di protezione sociale

Per quanto riguarda gli effetti concreti che la riforma ha sortito, le valutazioni più affidabili segnalano che il Jobs act ha inciso positivamente sull’occupazione stabile: dopo la sua introduzione vi è stato un significativo aumento dei contratti a tempo indeterminato, sia rispetto al passato sia rispetto ad altri Paesi, come Spagna o Francia. In base a dati provvisori, sembra che la tendenza sia continuata anche nel 2016. I critici sostengono che si sia trattato di un incremento «drogato» dalla decontribuzione, ma trascurano due aspetti. Tutti i paesi Ue hanno investito grosse somme in sussidi alle nuove assunzioni nell’ultimo triennio. Inoltre, all’estero gli oneri sociali sono strutturalmente più bassi

Il Jobs act, infine, ha avuto effetti positivi anche sulla sicurezza economica di chi perde il lavoro. Alla Naspi possono oggi accedere praticamente tutti i lavoratori dipendenti, compresi gli «atipici», con importi e durate fra le più alte in Europa. Rispetto agli altri Paesi, il welfare italiano ha sempre avuto buchi enormi in questo settore. Il Jobs act ci ha fatto fare un salto di qualità in termini di cittadinanza sociale: le nuove prestazioni sono infatti diritti soggettivi, che non dipendono più da mediazioni politico-sindacali. La Cassa integrazione è stata finalmente ricondotta alla sua funzione fisiologica di risposta alle crisi temporanee.

L’aspetto più problematico del Jobs act, secondo Ferrera, riguarda piuttosto le politiche attive. L’attuazione di questa parte della riforma è in grave ritardo. In questo senso si scontano debolezze storiche, che riguardano in generale l’efficienza e la mentalità della nostra pubblica amministrazione, nonché la frammentazione regionale. Il Jobs act non è riuscito a dispiegare il suo potenziale per incidere non solo sulle forme, ma anche sui livelli e la qualità dell’occupazione, soprattutto giovanile.


Il podcast dell'intervista di Radicale a Maurizio Ferrera

Radio Radicale, 15 febbraio 2017