Lavoratori da sharing economy: imprenditori o dipendenti?
Uber, BlaBlaCar, AirBnb. La sharing economy è riuscita a imporsi tra cittadini e consumatori. Ma se i servizi legati all’economia della condivisione sono ormai conosciuti da una larga fetta del pubblico, a restare in un cono d’ombra è la figura del lavoratore. Gli autisti Uber sono dipendenti della società o piccoli imprenditori? Chi affitta una stanza di casa con AirBnb, è un albergatore?
 
Creare occupazione nei servizi alle persone: Italia e Francia a confronto
Siano essi legati alla non autosufficienza, alla cura e assistenza di minori, anziani, disabili, alla conciliazione tra vita e lavoro o ai processi di deospedalizzazione e costruzione di nuovi percorsi integrati di assistenza al domicilio, i white jobs oggi costituiscono uno dei punti nevralgici dei welfare europei. Ma quali sono le criticità che li contraddistinguono? Quali le opportunità di sviluppo future? Quali le politiche per incentivarli? Andrea Ciarini offre alcuni spunti interessanti partendo dal confronto tra Francia e Italia.
 
Papà discriminati da leggi e stereotipi
Padri discriminati. No, nessun errore di battitura: questa volta parliamo davvero degli uomini. Dei papà, per la precisione. Sempre più non solo disponibili ma addirittura determinati a fare la loro parte con i figli. Ostacolati però dagli stereotipi all’interno delle aziende. E persino dalle leggi che in teoria dovrebbero favorire la voglia di paternità.
 
Usa, se l’assenza di conciliazione taglia fuori i talenti e svuota la società
E’ scoppiato un caso negli Usa dopo la pubblicazione, sul Sunday Review del New York Times, di “A Toxic Work World”, in cui Anne-Marie Slaughter sostiene che la competizione tossica, deleteria appunto, del mondo del lavoro sta portando sempre più donne – ma anche uomini – ad abbandonare il lavoro, spesso per crescere i figli o accudire i genitori. Un problema che va risolto “costruendo un’infrastrutturazione della cura”, dando la giusta dignità al lavoro di cura.
 
Novara, la classe del miracolo. Tutti assunti in fabbrica due mesi dopo il diploma
Ventitré diplomati assunti nel giro di due mesi e mezzo. Nell’Italia della disoccupazione giovanile al 50 per cento il miracolo è accaduto a Novara: i diplomati sono i periti meccanici dell’Omar, un istituto che ha sfornato centinaia di meccanici, periti elettronici, elettrotecnici e chimici, e oggi ha trovato la formula per le assunzioni a tempo record di chi ha appena tagliato il nastro della maturità.
 
Università, il segnale ignorato
Le iscrizioni all’università stanno calando. Il dato è preoccupante, soprattutto se consideriamo che nel nostro Paese il numero di diplomati che proseguono gli studi è già molto basso. Diverse sono le cause di questo trend, che se non aggredito rapidamente potrebbe avere pesanti conseguenze sul nostro sistema economico e sociale. Se è vero che il successo economico dipenderà sempre di più dal capitale umano e dalla «conoscenza», l’Italia infatti rischia grosso. E non solo rispetto ai Paesi più avanzati, ma anche a quelli in via di sviluppo.
 
A luglio 44mila occupati in più. Disoccupazione ai minimi da due anni
Il tasso di disoccupazione a luglio è sceso al 12%, -0,5 punti percentuali rispetto al mese di giugno e 0,9 punti sull’anno. Si tratta del livello più basso da due anni (da luglio 2013). Lo rileva l’Istat nelle stime provvisorie.
 
UK, “campi di addestramento” per i giovani disoccupati
Fa discutere la nuova proposta del governo inglese contro la disoccupazione giovanile. Tutti i giovani dai 16 ai 21 anni che ricevono la Jobseeker’s Allowance - l’assegno di disoccupazione - avranno l’obbligo di frequentare un corso intensivo di 71 ore - Intensive Activity Programme (IAP) - durante il quale verranno formati su come cercare un impiego, compilare un curriculum vitae e a sostenere i colloqui per le assunzioni. Pena, la perdita del sussidio e di altri benefits. Una misura che è finita immediatamente al centro del dibattito politico e mediatico per il messaggio che contiene.
 
Massagli: «Il Jobs Act? Una riforma a innovazione decrescente»
«Parafrasando la più dirompente novità di questo progetto di riforma si può dire che il Jobs Act è stato un intervento di forza innovativa decrescente». E’ secco e immediato il giudizio di Emmanuele Massagli, giovane Presidente di Adapt - uno dei principali centri di ricerca e di studio sul diritto del lavoro e le relazioni industriali in Italia - intervistato da Raffaele Marmo per il Quotidiano Nazionale. | Raffaele Marmo, Quotidiano Nazionale, 4 agosto 2015
 
Così cambiano le politiche attive del lavoro
Il decreto legislativo di riordino della normativa sui servizi per il lavoro e le politiche attive compie tre scelte importanti che riguardano la governance della neonata Agenzia delle politiche attive; le caratteristiche del rapporto pubblico-privato nella fornitura dei servizi al lavoro; l’introduzione di un nuovo strumento di politica attiva, l’assegno di ricollocazione.
 
All'Italia mancano i laureati che non escono dalle università
Le statistiche dell'Eurostat ci condannano, ancora una volta, quasi all'ultimo posto per la quota di adulti laureati tra i Paesi europei e, più in generale, indicano che il livello d'istruzione complessivo della popolazione italiana dei 30-34enni è molto più basso della media UE. A generare preoccupazione sono soprattutto i dati legati alla istruzione terziaria non universitaria, ovvero a quel canale di formazione tecnico-professionale molto richiesto dalle aziende ma, apparentemente, largamente sottovalutato dalle istituzioni.
 
La risposta dei lavoratori al Jobs act
Lo hanno chiamato Workers act, in esplicita contrapposizione al Jobs act renziano: perché “esprime il punto di vista dei lavoratori”, spiega Rossana Rossanda nella presentazione con cui lancia il piano di Sbilanciamoci! per l’occupazione. E Maurizio Landini, alla vigilia della due giorni della sua Coalizione sociale a Roma, ha raccolto la palla, anzi il decalogo, di Sbilanciamoci!: sarà base di discussione per la nostra piattaforma, ha detto il leader della Fiom.
 
Due buone notizie e un'ombra
Dall’Istat arriva finalmente una buona notizia sul fronte che più preoccupa gli italiani: il lavoro. In aprile c’è stato un incremento di quasi centosessantamila occupati, principalmente nei servizi. Dall’analisi dei dati emergono alcune tendenze interessanti, che sembrano smentire previsioni e credenze diffuse fra esperti e opinione pubblica. Tuttavia, anche se alcune ipotesi negative sembrano essere state smentite, restano le criticità del settore industriale, che ancora fatica a tornare ai livelli di assunzioni pre-crisi.
 
Paradosso retribuzioni: l’errore di non pagare di più i laureati
«La vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti». E’ in questa citazione del filosofo Soren Kierkegaard che sta il senso più profondo della riflessione che ieri il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha sciorinato davanti al folto pubblico dell’ultima giornata del Festival dell’Economia. Il giudizio del governatore è stato perentorio: l’errore principale che abbiamo commesso è stato pensare che il mercato si potesse autoregolare. | Dario Di Vico, Corriere della Sera, 3 giugno 2015
 
Triplicato il numero dei voucher. Boeri: "rischio precariato"
I voucher? "C'è il rischio che diventino la nuova frontiera del precariato. Che per molte persone diventino l'unica forma di lavoro". Parola di Tito Boeri, presidente dell'Inps, intervenuto a Milano alla presentazione del Rendiconto 2014 dell'istituto. Solo in Lombardia il numero dei tagliandi venduti negli ultimi tre anni è triplicato: 3,87 milioni nel 2012, 6,67 milioni nel 2013 e ben 11,67 milioni nel 2014. "Credo che questi incrementi segnalino l'esistenza di un problema - ha spiegato Boeri -. Studieremo con attenzione la situazione". | Redattore Sociale, 29 maggio 2015
 
L’occupazione giovanile non cresce mandando in pensione chi lavora
Non è vero che per aumentare l’occupazione giovanile bisogna mandare prima in pensione chi oggi è al lavoro. È un mito da sfatare, un’illusione secondo Maurizio Ferrera arrivato al Festival dell’Economia di Trento a parlare di diritti e welfare. | Paola Pica, La Ventisettesima Ora, 31 maggio 2015
 
«Alla frontiera» i nuovi diritti sociali del XXI secolo
Il tema della mobilità sociale in Italia riguarda anche e soprattutto il sistema del welfare, perché vige un eccesso di protezione per alcuni rischi, come la vecchiaia, le cui pensioni impegnano oltre il 50% della spesa sociale, e lacune di protezione per nuovi bisogni, che non trovano posto nel catalogo dei diritti, come la mancanza di reddito e la nuova povertà, perché l’economia è cambiata. Ad affermarlo il professore di di Scienza politica presso l’Università degli Studi di Milano, Maurizio Ferrera. | L'Adigetto, 30 maggio 2015
 
Istat, in 2.4 milioni di famiglie lavora solo la donna
La quota di famiglie in cui la donna è l’unica ad essere occupata «continua ad aumentare». Lo rileva l’Istat nel rapporto annuale. Nel 2014 la percentuale ha raggiunto il 12,9%, pari a 2 milioni 428 mila nuclei. Ci si fermava al 12,5% nel 2013 (2 milioni 358 mila). Nel 2008 erano invece solo il 9,6% (1 milione 731 mila). | Corriere della Sera, 20 maggio 2015
 
Imprenditorialità giovanile in Europa: come sbloccare il potenziale dei giovani talenti?
Solo il 6,5% dei giovani europei è “self-employed”. Molti di coloro che vogliono avviare una nuova attività o sviluppare nuovi progetti spesso decidono di postarsi verso altri Paesi, come gli Stati Uniti, perché ritengono che in Europa ci siano troppi ostacoli. E’ quanto riportato nel rapporto “Youth entrepreneurship in Europe: Values, attitudes, policies”, presentato a Bruxelles nell’ambito della European Youth Week. Ma che caratteristiche hanno i giovani imprenditori europei? Quali aspirazioni? Com’è possibile aiutarli creando, anche nel vecchio continente, un ambiente più aperto e favorevole ai giovani talenti?
 
Fermiamo il lavoro nero creando imprese femminili
Nel 1999, Kathy Matsui, analista di Goldman Sachs, ha coniato il termine womenomics. Il suo ragionamento era molto semplice: quante più donne entrano nel mercato del lavoro, più le economie dei Paesi cresceranno e la crescita economica produrrà crescita della popolazione. Ma le 42.000 donne che in Italia, in un mese, hanno perso il loro posto di lavoro innanzitutto non sono numeri. Sono visi di donne con età diverse, con bagagli di storie diverse, con sogni, bisogni, diritti. | Isa Maggi, La Ventisettesima Ora, 23 aprile 2015
 

 
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