Giovannini: serve intervento ridistributivo sul sistema welfare
Il Ministro Giovannini dice no a un intervento sulle pensioni d'oro, che anche se toccate non modificherebbero di molto la situazione attuale, e punta piuttosto su un «intervento redistributivo sul sistema pensionistico e più in generale sull'intero sistema del welfare». | Il Sole 24 Ore, 21 agosto 2013
 
Non c'è ripresa senza lavoro
L'economia europea registra timidi segnali di ripresa e, secondo l'Istat, ciò vale anche per l'Italia. Ripartiranno anche le assunzioni? Tutti ce lo auguriamo, ma non è scontato che sia così. Negli anni Novanta, l'Europa soffrì a lungo di una brutta malattia, la cosiddetta jobless growth: crescita senza occupazione. Dobbiamo evitare che succeda di nuovo, soprattutto nel nostro Paese, anello debole della zona euro. Maurizio Ferrera riflette sul tema del lavoro e sulle misure che il governo ha preso e prenderà in merito.
 
La disoccupazione resta oltre il 12%. Sono senza lavoro 642mila ragazzi
Il tasso dei disoccupati resta oltre il 12% per il terzo mese consecutivo: è in calo rispetto a maggio, ma sale su base annua. Il tasso di occupazione, al 55,8%, è ai minimi dalla metà del 2000. In Germania disoccupazione ai minimi.
 
L'occupazione giovanile passa dalla formazione
L’Unione europea, attraverso il programma Youth Graduatee, che prevede lo stanziamento di oltre un miliardo di euro tra il 2014 e il 2015 per favorire la collocazione al lavoro dei giovani sotto i 24 anni (entro quattro mesi), ha individuato come strumento principe per contrastare la disoccupazione: la qualificazione (o ri-qualificazione) professionale attraverso l’attivazione di corsi specifici. | Avvenire, 30 luglio 2013
 
Il mercato del lavoro meridionale attraverso i nuovi indicatori Eurostat
Il mercato del lavoro viene tradizionalmente analizzato attraverso tre indicatori: occupazione, disoccupazione e inattività. La complessità dell'attuale contesto socio-economico, tuttavia, ha spinto Eurostat ad elaborare nuovi indicatori. A partire da questi indicatori è stato realizzato uno studio sul caso italiano da cui sono emersi risultati interessanti circa le forze di lavoro potenziali, soprattutto per quanto riguarda il Meridione.
 
Perché lo Stato uccide la scuola che trova lavoro ai giovani?
Ormai da tempo, grazie agli interventi di programmazione a carico delle Regioni, i corsi di istruzione e formazione professionale regionali in alcuni territori hanno affiancato i percorsi di istruzione professionale statali. E il confronto dopo cinque anni è decisamente a favore delle scelte regionali. Tuttavia nel “decreto del fare”, nonostante un punto specifico che punta a rilanciare l’istruzione professionale statale di tre e cinque anni, per le Regioni virtuose è prevista una diminuzione delle risorse per percorsi di istruzione e formazione. | Massimo Ferlini, Il Sussidiario, 26 luglio 2013
 
Raggiunto accordo sui contratti flessibili per Expo
Maggiore flessibilità nel lavoro e un modello che potrebbe essere siglato in ambito nazionale per i Grandi eventi. È il senso dell’accordo firmato tra Expo 2015 Spa e i sindacati confederali, oltre ai rappresentanti di categoria, per disciplinare le modalità di assunzione e impiego del personale in vista dell’esposizione universale di Milano. Soddisfatto il premier Letta che ha sottolineato come l'Expo sia "un laboratorio per il Paese e un volano per l’economia" e come l'intesa firmata oggi possa possa diventare un modello a livello nazionale.
 
Flessibilità nei contratti, ma garanzia ai giovani
Sappiamo che l’Italia dà il meglio di sé in prossimità di importanti scadenze: Expo 2015 è senz’altro una di queste. Si tratta di un evento che ci esporrà alla ribalta internazionale e che può diventare un vero e proprio volano di crescita. E’ dunque urgente creare le condizioni per sfruttare questa opportunità, soprattutto sul fronte dell’occupazione: la scadenza può essere occasione per affrontare congiuntamente tutte le sfide che contraddistinguono il nostro mercato del lavoro.
 
Impiego, servizi da rifondare (e la lunga marcia dei privati)
Alla fin fine si tratta di rifondarli. I centri per l’impiego sono indubbiamente una pietra angolare di qualsiasi strategia per il lavoro e del resto il loro numero (529) e gli addetti che hanno alle dipendenze (6.600) lo testimoniano. Ma nella pratica di tutti i giorni i centri riescono a malapena a tener dietro agli adempimenti amministrativi e poco più. Da qui il dato sconfortante (anche se non nuovissimo): solo il 2,6% degli occupati ha trovato un posto grazie a loro.
 
Giovannini: su Expo 2015 ultimatum alle parti sociali
Come già sottolineato da Maurizio Ferrera, l'Expo 2015 di Milano rappresenta un crocevia importantissimo per il nostro Paese, anche dal punto di vista occupazionale e dei rapporti tra sindacati, imprese e istituzioni pubbliche. Secondo informazioni raccolte dal Sole 24 Ore, il ministro Giovannini parlando al tavolo delle parti sociali sui contratti per Expo ha chiarito come entro settembre occorrerà trovare un'intesa per quel che riguarda i contratti a termine flessibili pensati appositamente per l'evento. In caso contrario sarà l'esecutivo a intervenire in tal senso. | Il Sole 24 Ore, 16 luglio 2013
 
Flessibilità nei contratti, ma garanzia ai più giovani
Il cosiddetto "decreto del fare" ha generato reazioni diverse: mentre Confindustria vorrebbe si facesse di più, i sindacati si oppongono alla strada tracciata dall'esecutivo, e anche all'interno della maggioranza di governo le posizioni sono molto distanti. Per superare queste divisioni il governo dovrà andare oltre la sola mediazione tra le parti, e proporre soluzioni che escano dalla logica ormai logora "preacarietà-rigidità". Lo spiega Maurizio Ferrera su La Nuvola del Lavoro.
 
Creare lavoro non solo difenderlo
Mario Calabresi, diretto de La Stampa, dedica un interessante editoriale al tema del lavoro, concentrandosi in particolare sull'emergenza della disoccupazione giovanile. "I giovani", secondo Calabresi, "sono quelli che più stanno pagando questa crisi, perché sono vittime non solo della mancanza di lavoro ma anche della chiusura del sistema a difesa dell’esistente". | Mario Calabresi, La Stampa, 8 luglio 2013
 
Letta presenta il decreto lavoro
Il governo ha presentato le misure contenute nel decreto lavoro. Il premier Enrico Letta ha spiegato come gli sgravi previsti , pari a 1.5 miliardi di euro, nei prossimi 18 mesi potranno permettere l'assunzione di oltre 200mila giovani. Dagli incentivi per giovani e meno giovani fino alla nuova social card, ci si chiede ora quale effetto potranno avere queste nuove misure, tanto nel lungo che nel breve periodo. | Corriere della Sera, 26 giugno 2013
 
Lavoro, politiche attive queste sconosciute
Un investimento massiccio in politiche passive e una scarsissima propensione ad investire sulle politiche attive e i servizi per il lavoro. Sono ancora e sempre le politiche attive a rappresentare l’anello debole del nostro mercato del lavoro: è quanto emerge dal rapporto pubblicato da Workmag. Al 2010, l’Italia ha speso circa 26 miliardi di euro per politiche del lavoro, dei quali 20 miliardi per politiche passive, 5 per politiche attive e solo 500 milioni per servizi. A ciò dobbiamo aggiungere un sistema di governance in materia di politiche del lavoro confuso, l’assenza di un meccanismo nazionale di premialità, una strumentazione di comunicazione e monitoraggio insufficiente. Una inadeguatezza tutta italiana, che rischia – se non si opera immediatamente un cambiamento di rotta – di compromettere definitivamente il nostro mercato del lavoro, a partire proprio dall’implementazione di quella Youth Guarantee tanto cara all’Europa.
 
Si può uscire dalla Grande Recessione?
Si può uscire dalla Grande Recessione? Come far ripartire insieme crescita e occupazione, soprattutto per i giovani? Enrico Letta sa bene che le risposte devono passare per Bruxelles. Per questo invitato a Roma i Ministri del Lavoro e dell’Economia di Spagna, Francia e Germania: una combinazione inedita, volta a creare un raccordo più diretto fra politiche economiche e politiche fiscali con un obiettivo ambizioso: aumentare fin da subito le risorse UE per immetterle nell'economia.
 
Un milione e mezzo di assunti, con una Iri delle eccellenze
Una tassa di solidarietà per il lavoro su patrimoni, ricchezze elevate o pensioni più alte. E' questa la via pensata da Vincenza Manes, presidente di KME da poco nominato Cavaliere del lavoro, per rilanciare il sistema occupazionale italiano e creare almeno un milione e mezzo di posti di lavoro. In un'intervista a tutto campo, concessa a Paolo Ermini del Corriere Fiorentino, Manes racconta come si può (ancora) cambiare l'Italia. | Paolo Ermini, Corriere Fiorentino, 13 giugno 2013
 
Il lavoro? Servirebbe anche in carcere
Un rapporto stilato dal Consiglio d’Europa mette il nostro Paese al terzo posto per sovraffollamento delle carceri. Dopo Serbia e Grecia, siamo la nazione col peggior rapporto posti-detenuti: per ogni 100 posti in Italia ci sono infatti 147 carcerati, il 50% in più di quelli che potrebbero essere ospitati. Quali strade sono percorribili per risolvere questo grave problema? Una risposta interessante potrebbe venire dal lavoro all'interno dei penitenziari che, come mostrano alcune esperienze molto positive, permetterebbe si sfoltire la popolazione carceraria e migliorare la qualità della vita di chi vive dietro le sbarre.
 
Per creare lavoro si punti (davvero) sulla cultura tecnica
Puntare sulle scuole e sulle istituzioni formative capaci di stringere alleanze forti con le realtà produttive, coinvolgere i migliori esperti che si occupano di gestione e di sviluppo del personale nelle imprese, anticipare al 2013 le misure delle “Youth Garantee”. Queste le vie privilegiate per offrire tempestivamente ad ogni giovane che lascia la scuola o rimane senza lavoro un'opportunità concreta di formazione, tirocinio o apprendistato. | Elena Ugolini, Nuvola del Lavoro, 13 giugno 2013
 
Lezione tedesca sull'apprendistato
Nella sua intervista al Corriere della Sera Ursula Von Der Leyen, ministro del Lavoro tedesco, ha chiarito la posizione della Germani sul tema dell'occupazione giovanile: la via maestra deve essere l'apprendistato, fiancheggiato da efficaci servizi per l'impiego. Tuttavia, contrariamente ai Paesi germanici e scandinavi, l'Italia non ha una consolidata tradizione formativa e il nostro sistema educativo è debolissimo per quel che riguarda i percorsi misti scuola-azienda. Quali misure occorrerà dunque sviluppare per avvicinarci al modello tedesco?
 
Giovani, disoccupati e soprattutto senza soldi
Una generazione che lavora senza essere protetta dal punto di vista del reddito e della sicurezza sociale, che si trova ad invidiare la generazione "mille euro". Sono alcune delle conclusioni emergenti da "Senza soldi", il nuovo volume di Walter Passerini e Mario Vavassori | Antonio Sgobba, Nuvola del Lavoro, 11 giugno 2013
 

 
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