Germania, anni '10: la faccia (oscura) del lavoro
Circa 7,3 milioni di tedeschi, il 22% della popolazione attiva, percepisce uno stipendio inferiore ai due terzi del reddito medio nazionale, cioè sotto i 9,54 euro lordi l’ora. In Europa una quantità più alta di redditi minimi si registra solo in Lettonia, Lituania, Romania, Polonia. È il lato meno visibile del modello tedesco, raccontato attraverso 6 reportage da Gunther Wallraff in "Germania anni dieci: faccia a faccia con il mondo del lavoro". | Antonio Sgobba, La Nuvola del Lavoro, 28 settembre 2013
 
Perché in Italia non funziona l'apprendistato
Elena Ugolini, già sottosegretario alla Pubblica Istruzione del governo Monti, su La Nuvola del Lavoro spiega perchè in Italia non funziona l'apprendistato. Col d.lg. 76/2013, convertito in legge lo scorso agosto, c’ è stato un tentativo di snellimento delle procedure, ma occorre ancora capire quali saranno gli effetti di norme che vanno sovraponendosi con poca chiarezza. Inoltre, mentre in Germania il costo di un apprendista non supera il 40% di quello di un contratto ordinario, in Italia si arriva all’ 80%. | Elena Ugolini, La Nuvola del Lavoro, 23 settembre 2013
 
L'apprendistato? Corsa a ostacoli: ecco i 12 blocchi anti-giovani
Perché in Italia il contratto di apprendistato non funziona e in altri Paesi, come la Germania, è la via principale per l’ingresso di 1,5 milioni di giovani nel mondo del lavoro? Secondo una della organizzazioni la Cna il motivo è semplice: troppi adempimenti burocratici scoraggiano gli imprenditori che devono spendere 3.500 euro in più l’anno per far fronte all’eccesso di regole.
 
Perchè i tedeschi lavorano meno e producono di più?
In Germania le ore lavorate per addetto sono in media 1.413 all’anno, molto meno che in Grecia (2.032), Italia (1.750), Portogallo (1.711) e Spagna (1.690). Il prodotto per ora lavorata è tuttavia molto più alto che nei quattro Pigs, uno dei più alti dell’area Ocse. La Grande Recessione ha colpito anche la Germania, ma la ripresa è già cominciata e la disoccupazione è al 5%. Qual è il segreto di questo invidiabile successo?
 
Formazione professionale, quali opportunità?
Segnaliamo tre articoli sulla formazione professionale usciti oggi su alcuni quotidiani. Sul Sole 24 Ore Enzo De Fusco fa il punto sulla gestione della formazione degli apprendisti in azienda, mentre su Il Sussidiario Maurzo Zuccari e Paolo Ravazzano analizzano problematiche e sfide cui dovrà far fronte il nostro sistema scolastico.
 
"Morire di non lavoro" nell'epoca della grande crisi
Su La Nuvola Del Lavoro la recensione del libro "Morire di non lavoro", indagine della giornalista italo-spagnola Elena Marisol Brandolini sulle conseguenze della perdita di lavoro nel tempo della grande crisi. Tanti problemi ma anche qualche spiraglio di luce. | Silvia Pagliuca, La Nuvola del Lavoro, 16 settembre 2013
 
Grasso: necessari programmi di inserimento lavorativo per i detenuti
L'amnistia ha un senso "solo se inserita in una riforma" piu' ampia "che dia dignità" ai carcerati. Lo ha affermato il presidente del Senato Pietro Grasso, che ha anche sottolineato come sia necessario studiare dei programmi di inserimento lavorativo dei detenuti "dentro e fuori le carceri" perche' "il detenuto che lavora ha meno possibilita' di tornare a commettere reati".
 
«Ora svolta su lavoro e povertà» Parla il ministro Giovannini
In un'intervista concessa a l'Unità il Ministro Giovannini afferma: «La legge di Stabilità sarà un passaggio di svolta per il governo. Interverremo sul cuneo fiscale, ma non possiamo “sbagliare il colpo” e quindi studieremo con il ministro Saccomanni quale sia la soluzione migliore per ottenere il massimo in termini di crescita. Non possiamo guardare solo ai miliardi spesi, utilizzandoli in modo poco incisivo» | Massimo Franchi, L'Unità, 2 settembre 2013
 
Giovani e lavoro: finalmente le azioni
Il 7 agosto la Camera ha finalmente approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge contenente le misure urgenti per la promozione dell'occupazione, in particolare quella giovanile, e della coesione sociale. Gli obiettivi? L’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato, una maggiore diffusione degli strumenti rivolti ai giovani come l’apprendistato e i tirocini formativi, il miglioramento del funzionamento del mercato del lavoro e del sistema di tutele per i lavoratori, e l’inclusione sociale e lavorativa delle categorie deboli, tra cui i disabili. Il tutto, con particolare attenzione alla situazione del Mezzogiorno.
 
Una nuova agenda D
Alti tassi di inattività, bassa fertilità, povertà fra i minori ai massimi della classifica europea: questo circolo vizioso affligge da almeno due decenni il nostro Paese. Si tratta di una vera e propria trappola dalla quale è urgente uscire per imboccare il cammino di una crescita non solo women-friendly, favorevole alle donne, ma anche capace di valorizzare e far leva su competenze e talenti oggi trascurati e discriminati. In Italia, infatti, non è ancora stata vinta la battaglia della persuasione sul Fattore D (il lavoro femminile e il suo potenziale di crescita) nei confronti dell’opinione pubblica e di tutti i policy maker, compresi quelli più distratti e lontani dal tema. Cosa è possibile fare in questo senso?
 
I nemici della formazione professionale vogliono far "fallire" l'Italia
La formazione professionale può davvero essere una risposta concreta e strutturale per ridurre il disagio sociale dei giovani, la dispersione scolastica, la disoccupazione giovanile? Al contempo può aiutare a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, può contribuire a migliorare la produttività delle imprese e la loro capacità di innovazione? | Dario Odifreddi, Il Sussidiario, 22 agosto 2013
 
Giovannini: serve intervento ridistributivo sul sistema welfare
Il Ministro Giovannini dice no a un intervento sulle pensioni d'oro, che anche se toccate non modificherebbero di molto la situazione attuale, e punta piuttosto su un «intervento redistributivo sul sistema pensionistico e più in generale sull'intero sistema del welfare». | Il Sole 24 Ore, 21 agosto 2013
 
Non c'è ripresa senza lavoro
L'economia europea registra timidi segnali di ripresa e, secondo l'Istat, ciò vale anche per l'Italia. Ripartiranno anche le assunzioni? Tutti ce lo auguriamo, ma non è scontato che sia così. Negli anni Novanta, l'Europa soffrì a lungo di una brutta malattia, la cosiddetta jobless growth: crescita senza occupazione. Dobbiamo evitare che succeda di nuovo, soprattutto nel nostro Paese, anello debole della zona euro. Maurizio Ferrera riflette sul tema del lavoro e sulle misure che il governo ha preso e prenderà in merito.
 
La disoccupazione resta oltre il 12%. Sono senza lavoro 642mila ragazzi
Il tasso dei disoccupati resta oltre il 12% per il terzo mese consecutivo: è in calo rispetto a maggio, ma sale su base annua. Il tasso di occupazione, al 55,8%, è ai minimi dalla metà del 2000. In Germania disoccupazione ai minimi.
 
L'occupazione giovanile passa dalla formazione
L’Unione europea, attraverso il programma Youth Graduatee, che prevede lo stanziamento di oltre un miliardo di euro tra il 2014 e il 2015 per favorire la collocazione al lavoro dei giovani sotto i 24 anni (entro quattro mesi), ha individuato come strumento principe per contrastare la disoccupazione: la qualificazione (o ri-qualificazione) professionale attraverso l’attivazione di corsi specifici. | Avvenire, 30 luglio 2013
 
Il mercato del lavoro meridionale attraverso i nuovi indicatori Eurostat
Il mercato del lavoro viene tradizionalmente analizzato attraverso tre indicatori: occupazione, disoccupazione e inattività. La complessità dell'attuale contesto socio-economico, tuttavia, ha spinto Eurostat ad elaborare nuovi indicatori. A partire da questi indicatori è stato realizzato uno studio sul caso italiano da cui sono emersi risultati interessanti circa le forze di lavoro potenziali, soprattutto per quanto riguarda il Meridione.
 
Perché lo Stato uccide la scuola che trova lavoro ai giovani?
Ormai da tempo, grazie agli interventi di programmazione a carico delle Regioni, i corsi di istruzione e formazione professionale regionali in alcuni territori hanno affiancato i percorsi di istruzione professionale statali. E il confronto dopo cinque anni è decisamente a favore delle scelte regionali. Tuttavia nel “decreto del fare”, nonostante un punto specifico che punta a rilanciare l’istruzione professionale statale di tre e cinque anni, per le Regioni virtuose è prevista una diminuzione delle risorse per percorsi di istruzione e formazione. | Massimo Ferlini, Il Sussidiario, 26 luglio 2013
 
Raggiunto accordo sui contratti flessibili per Expo
Maggiore flessibilità nel lavoro e un modello che potrebbe essere siglato in ambito nazionale per i Grandi eventi. È il senso dell’accordo firmato tra Expo 2015 Spa e i sindacati confederali, oltre ai rappresentanti di categoria, per disciplinare le modalità di assunzione e impiego del personale in vista dell’esposizione universale di Milano. Soddisfatto il premier Letta che ha sottolineato come l'Expo sia "un laboratorio per il Paese e un volano per l’economia" e come l'intesa firmata oggi possa possa diventare un modello a livello nazionale.
 
Flessibilità nei contratti, ma garanzia ai giovani
Sappiamo che l’Italia dà il meglio di sé in prossimità di importanti scadenze: Expo 2015 è senz’altro una di queste. Si tratta di un evento che ci esporrà alla ribalta internazionale e che può diventare un vero e proprio volano di crescita. E’ dunque urgente creare le condizioni per sfruttare questa opportunità, soprattutto sul fronte dell’occupazione: la scadenza può essere occasione per affrontare congiuntamente tutte le sfide che contraddistinguono il nostro mercato del lavoro.
 
Impiego, servizi da rifondare (e la lunga marcia dei privati)
Alla fin fine si tratta di rifondarli. I centri per l’impiego sono indubbiamente una pietra angolare di qualsiasi strategia per il lavoro e del resto il loro numero (529) e gli addetti che hanno alle dipendenze (6.600) lo testimoniano. Ma nella pratica di tutti i giorni i centri riescono a malapena a tener dietro agli adempimenti amministrativi e poco più. Da qui il dato sconfortante (anche se non nuovissimo): solo il 2,6% degli occupati ha trovato un posto grazie a loro.
 

 
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