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Si possono gestire i flussi migratori in modo proattivo e sostenibile?
Uno studio tedesco offre alcuni suggerimenti per tracciare percorsi migratori legali per i rifugiati e incentivare i programmi di re-insediamento
26 settembre 2017

Gestire le migrazioni in modo proattivo e sostenibile e adattare i canali di migrazione legale quanto più possibile alle motivazioni autentiche dei migranti e alle capacità di assorbimento economico politico e sociale dei paesi di accoglienza. Questo è il punto focale dello studio “Mixed migration - Challenges and options for the ongoing project of German and European asylum and migration policy”, curato per il German Institute for International and Security Affairs da Steffen Angenendt, David Kipp e Amrei Meier che, tentando di descrivere qualitativamente e quantitativamente i flussi migratori misti sulla base dei dati esistenti, delineano e suggeriscono nuovi strategie e approcci alle politiche migratorie.

Come noto, la gestione dei flussi migratori rappresenta una delle più grandi sfide politiche che i paesi si trovano oggi ad affrontare. Da un lato, la migrazione transfrontaliera continua, infatti, ad aumentare in tutto il mondo, sia di profughi e sfollati (come evidenziano i dati dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati) sia di migranti, ovvero di quelle persone che lasciano la propria patria per un motivo diverso dalla ricerca di protezione internazionale in senso stretto, spesso per cercare un lavoro. Dall’altro, diviene sempre più difficile differenziare i rifugiati dai migranti.

Tale difficoltà sicuramente è dovuta a due ragioni: innanzitutto, i motivi che spingono le persone a fuggire e a chiedere asilo sono mutati dopo la seconda guerra mondiale. A causa del suo background storico, la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati (1951) è rivolta principalmente alla persecuzione individuale o a gruppi specifici da parte dello Stato. Oggi molte altre cause di fuga hanno un importante impatto, così come numerose sono le persone che fuggono dalla loro patria perché i loro mezzi di sussistenza economica o le condizioni ambientali e naturali dei loro paesi non permettono più loro di vivere lì. Tuttavia, tali cause non sono completamente contemplate nell'attuale sistema giuridico di protezione internazionale, essendo piuttosto considerate motivi di migrazione.

Inoltre, i rifugiati e i migranti stanno sempre di più percorrendo le stesse rotte per giungere nei paesi di destinazione, utilizzando gli stessi canali (irregolari) con l’aiuto di contrabbandieri. Le ragioni di questo fenomeno sono da ricercare nel fatto che nella maggior parte dei paesi sviluppati e emergenti le procedure per migrare legalmente sono poco conosciute, o non vengono utilizzate perché troppo complesse, oppure sono assenti a causa della decisione di molti governi di ridurre le possibilità di accesso.

Nonostante si debba ricordare che il mescolamento tra migrazione volontaria e involontaria ha iniziato ad attirare l'attenzione sia dei ricercatori che delle politiche in concomitanza dell'aumento globale dei movimenti dei rifugiati già all'inizio degli anni '90, nel corso degli anni 2000 il concetto di "migrazione mista" (mixed migration) è stato sempre più utilizzato da organizzazioni e forum internazionali quali l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e l’High-Level Working Group on Asylum and Migration (HLWG). L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, inoltre, ha osservato che il fenomeno della migrazione mista non è in alcun modo limitato all'Europa o alla Germania, ma sta diventando sempre più comune nella regione mediterranea, nell'area del Golfo di Aden, nell'America Centrale e nei Caraibi, nel Sud-Est Asiatico e nei Balcani.

Come ha evidenziato più recentemente la Banca mondiale in questo Report, la distinzione tra rifugiati e migranti non è così importante dalla prospettiva delle persone coinvolte, per le quali - salvo il caso di emergenze umanitarie estreme - i fattori economici in genere svolgono comunque un ruolo fondamentale nel loro percorso migratorio. Questa differenza resta tuttavia fondamentale e strategica dal punto di vista delle politiche dei paesi che li accolgono. Se da un lato, infatti, i Paesi restano vincolati alla Convenzione di Ginevra del 1951 che li impegna a proteggere i rifugiati, dall’altro l’accoglienza dei migranti e la loro ammissione al mercato del lavoro resta una decisione politica e discrezionale nell’ambito dell’esercizio della sovranità di ciascun paese. Questo continuo e sempre più accentuato mescolamento all’interno dei flussi migratori pone così particolari problemi ai governi.

Il Rapporto del German Institute for International and Security Affairs qui presentato mette in luce come, pur essendo quello delle migrazioni miste un problema noto da tempo ai governi e alle organizzazioni internazionali, manchino attualmente approcci concettuali e operativi che permettano di preservare sia la protezione dei rifugiati che le politiche migratorie di accoglienza. Ciò appare tanto più preoccupante alla luce del fatto che in molti paesi il mescolamento dei flussi sta generando anche una delegittimazione delle politiche in materia di asilo e migrazione da parte della società civile, che dubita sempre più dell’effettiva capacità dei governi di gestirle. Le difficoltà dimostrate dai governi nella gestione della accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, in concomitanza con la crescente preoccupazione in materia di sicurezza espressa da ampi strati della società civile, ha favorito talvolta le forze populiste, minacciando e compromettendo nel complesso il sostegno pubblico al sistema di protezione dei rifugiati e alle politiche di accoglienza e integrazione.

Secondo gli autori del Rapporto, per gestire le migrazioni in modo proattivo e sostenibile, fondamentale è adattare i canali di migrazione legale quanto più possibile alle motivazioni autentiche dei migranti, in riferimento anche alla capacità di assorbimento economico, politico e sociale dei paesi di accoglienza. Steffen Angenendt, David Kipp e Amrei Meier propongono diversi suggerimenti per affrontare questa sfida, tra cui:

  • creare percorsi migratori legali per i rifugiati, anche in cooperazione con i paesi d'origine;
  • ricominciare a incentivare i programmi di re-insediamento;
  • sostenere politiche di rimpatrio volontario, conformi e rispettose dei diritti umani.

Tuttavia, gli autori del Rapporto pongono la loro attenzione soprattutto sulla questione legata alle possibilità per i migranti di accedere al mercato del lavoro. La maggior parte dei paesi industrializzati e emergenti non offrono sufficienti possibilità di migrare legalmente, e molti dei paesi di destinazione negli ultimi decenni sono diventati sempre più restrittivi nel concedere visti di ingresso. Ciò fa sì che molti migranti usino strumentalmente la richiesta d’asilo per riuscire a stabilirsi legalmente nei paesi d’accoglienza ciò incide pesantemente sui sistemi di protezione e accoglienza dei rifugiati. Le politiche migratorie dovrebbero intraprendere delle riforme, da un lato, disciplinando più efficacemente le procedure e le condizioni per accedere per motivi di lavoro, oggi troppo complicate, insufficienti e spesso inefficaci; dall’altro, valutando la possibilità di permettere agli stessi richiedenti asilo, a determinate condizioni, di modificare il loro status, per esempio consentendo loro di ricevere un permesso di soggiorno legato al lavoro anche durante il percorso che li porti a chiedere il riconoscimento dello status di rifugiato, o in caso di diniego dello stesso.


Riferimenti

Steffen Angenendt, David Kipp e Amrei Meier, Mixed migration - Challenges and options for the ongoing project of German and European asylum and migration policy, German Institute for International and Security Affairs (SWP), 2017

ONU (2007), Refugee Protection and Mixed Migration: A 10-Point Plan of Action

World Bank (2016),Forcibly Displaced – Toward a development approach supporting refugees, the internally displaced, and their hosts

 


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