PRIMO WELFARE /
La cultura? Un driver per il welfare
Flaviano Zandonai, Vita, 19 febbraio 2018
21 febbraio 2018

Secondo Flaviano Zandonai, ricercatore presso Euricse, per il nostro Paese sarebbe importante ricomporre la dimensione culturale ripartendo dall'innovazione del welfare. La cultura è (o potrebbe essere) un formidabile condensatore di coesione sociale perché da un evento, uno scavo, una performance si possono innescare processi di costruzione di comunità, cambiando le regole d’ingaggio in senso più aperto e inclusivo. Inoltre la cultura svolge (o può svolgere) un ruolo disruptive rispetto a modelli di servizio sociale, sanitario, educativo spesso vittime di routine burocratiche che ne minano l’efficacia rispetto a un quadro di bisogni non solo ampliato ma fortemente mutato al suo interno.

La proposta di Zandonai è quindi quella di formulare e implementare un grande piano nazionale di welfare culturale intergenerazionale e intersettoriale. Ma ciò richiede importanti sfide: la prima sottende una rivoluzione dei modelli di servizio che si definiscono “di pubblica utilità” e delle loro economie; la seconda richiede invece un passaggio, altrettanto epocale, nell’impostazione dell’economia pubblica passando dalla sola redistribuzione centralizzata a una logica di investimento orientato al pay for success, attingendo a una platea composta non solo di attori istituzionali da ricompensare con un qualche “bonus” fiscale, ma una più ampia crowd attratta da nuovi modelli di fruizione, consumo e ben-vivere.


La cultura? Un driver per il welfare

Flaviano Zandonai, Vita, 19 febbraio 2018

 
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