PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
Per la prima volta un miliardo contro la povertà
Nella legge di stabilità potrebbe essere previsto un finanziamento strutturale da un miliardo di euro per contrastare il fenomeno
13 ottobre 2015

Un milione e mezzo di famiglie vive nel nostro paese in povertà assoluta. Di queste, 600.000 comprendono minorenni, per un totale di un milione di bambini e ragazzi poveri. Questo quanto emerge dai dati Istat. Un milione di bambini e ragazzi appartengono cioè a nuclei familiari che non sono in grado di acquistare un paniere di beni e servizi considerati essenziali per vivere in modo dignitoso: cibo, abiti, la disponibilità di un’abitazione.

La povertà dei minori è la forma più grave di povertà, perché distrugge le opportunità di vita future. Chi nasce in una famiglia povera ha rischi più elevati di essere povero in età adulta. Un recente rapporto di Save the Children mostra l’importanza di uno dei principali canali attraverso i quali ha luogo la trasmissione intergenerazionale della povertà in Italia: la costruzione durante il periodo scolastico di quelle competenze che saranno necessarie da adulti. Nelle famiglie povere, il 36% dei bambini non raggiunge le competenze minime in matematica, il 29% in lettura, a fronte del 10% in matematica e del 7% in lettura dei bambini appartenenti a famiglie che non sono povere.

L’Italia non ha uno schema generalizzato di contrasto alla povertà. In particolare, non ha una misura strutturale di contrasto alla povertà minorile. Ci sono, è vero, vari interventi sparsi: l’assegno al terzo figlio, la carta acquisti, e per i nuovi nati il bonus bebè. Ma sono interventi non integrati e unicamente monetari, cioè prevedono la sola erogazione di una somma, senza essere accompagnati da servizi alla famiglia. Non c’è inoltre alcuna condizionalità per la famiglia: gli adulti che ricevono la somma non hanno l’obbligo di garantire che i bambini siano visitati regolarmente da pediatri del servizio sanitario nazionale, o che vadano regolarmente a scuola.

Dal maggio scorso esiste l’ASDI, un assegno di disoccupazione per i lavoratori che perdono il lavoro e che terminano il nuovo sussidio di disoccupazione, la NASpI, senza averlo ritrovato. L’ASDI è dato ai disoccupati con un ISEE inferiore a 5.000 euro, che abbiano più di 55 anni, oppure che abbiano figli minori. Questa è una prima risposta, che prevede anche che il beneficiario sia preso in carico dai servizi per l’impiego, e debba cercare attivamente lavoro, a pena di sanzioni. È una risposta importante per oltre 100.000 disoccupati che hanno bambini e sono in stato di bisogno. Ma è una risposta parziale, perché si riferisce solo ai dipendenti che hanno perso il lavoro. Un’altra misura importante per le famiglie povere con minori è il SIA, il Sostegno di inclusione attiva, che arriva a dare 400 euro per una famiglia di 5 membri e prevede anche servizi. Il SIA ha però carattere sperimentale e la sua attuazione è stata sinora frenata proprio dall’erraticità e assenza di prospettiva degli investimenti contro la povertà che hanno sinora caratterizzato il nostro paese. Soprattutto, è stato zavorrato dalle poche risorse destinate.

Occorre un cambio di passo. Occorrono misure strutturali, che superino il vizio italiano di prevedere interventi in via sperimentale, monchi e sottofinanziati. Occorre una misura strutturale di contrasto alla povertà, e in primo luogo a quella dei bambini, che preveda una componente monetaria, ma anche che la famiglia povera venga presa in carico dai servizi sociali e per l’impiego, che garantisca che i bambini vengano regolarmente visitati da un medico e che vadano a scuola. Questo significa coinvolgere tutti gli attori del sistema, le regioni e i comuni, il terzo settore e il privato sociale, gruppi di advocacy come l’Alleanza contro la povertà, tutti uniti nello sforzo di combattere la povertà minorile in Italia.

Il ruolo di motore del cambiamento deve però venire dal governo. È possibile che nella prossima legge di stabilità venga previsto un finanziamento strutturale di un miliardo di euro all’anno, una cifra mai vista per la lotta alla povertà in Italia. Questa somma sarà aggiuntiva a tutti gli stanziamenti attualmente previsti per altri interventi strutturali, come l’ASDI. La risoluzione parlamentare sulla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza ha chiesto al governo di realizzare una misura universale di contrasto alla povertà assoluta e all'esclusione sociale, da introdurre con una delega che razionalizzi le varie misure di assistenza sociale oggi esistenti, così da garantire maggiore equità. Per l’assistenza sociale oggi l’Italia spende poco e male. Occorre spendere di più, e meglio. Incominciando dai bambini poveri.


Questo articolo è stato pubblicato anche su L'Unità del 12 ottobre 2015


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