PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
Per essere efficace lo SPRAR deve essere maggiormente integrato col welfare
Vi raccontiamo i contenuti dell'Atlante 2016 relativo al Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati
21 luglio 2017

Il 26 giugno 2017 è stato presentato a Roma l’Atlante SPRAR 2016 che raccoglie i dati relativi ai progetti finanziati e ai beneficiari accolti all’interno del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Di seguito vi presentiamo i dati più significativi che emergono dal documento.


Un sistema che cresce

Il primo dato da considerare è che, nel corso degli anni, lo SPRAR ha conosciuto numerosi ampliamenti. In particolare, dal 2012 al 2016, il numero dei posti e delle persone accolte è aumentato esponenzialmente (Figura 1). Nel 2016 ha preso forma grazie alla stretta collaborazione tra il Dipartimento delle libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno e l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), il Piano di accoglienza diffusa, condiviso dal Ministro Minniti in sede di Conferenza Stato-Regioni.

 

Figura 1. Numero di posti e beneficiari complessivamente accolti nel sistema di protezione. Anni 2003-2016 (numeri assoluti)Fonte: Rapporto Annuale SPRAR 2016 (p. 13)


È un modello di accoglienza basato su criteri di proporzionalità tra popolazione residente ed ospiti, che mira a coinvolgere nella rete SPRAR un numero sempre più alto di Comuni, garantendo agli enti locali che decidono di aderire e accogliere sul proprio territorio piena governance sul numero massimo di persone che quel territorio può accogliere, sulla qualità dei servizi erogati, sulla trasparenza delle procedure e sul monitoraggio puntuale degli interventi.

Nel 2016 i progetti finanziati dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (Fnpsa) sono stati complessivamente 652 che hanno reso disponibili circa 26 mila posti in accoglienza e hanno coinvolto circa mille enti locali (tra cui la metà titolari di progetto).

Sicilia e Lazio sono le due regioni in cui si è registrato il maggior numero di beneficiari accolti (oltre il 19% in entrambi i casi); seguono Calabria (10%), Puglia (9,7%), Lombardia (6,2%), Emilia Romagna (5,4%), Piemonte (5,2%) e Campania (5,1%). In tutte le altre regioni si sono rilevate presenze al di sotto del 3,5%, mentre in Valle d’Aosta non sono stati attivati progetti della rete SPRAR. Sicilia, Lazio, Calabria e Puglia rappresentano dunque i territori con la maggiore capienza dello SPRAR: le persone accolte in queste regioni rappresentano circa il 60% del totale.


Figura 2. Mappa Comuni ove sono presenti gli appartamenti e le strutture di accoglienza
Fonte: Rapporto Annuale SPRAR 2016 (p. 88)

 

I beneficiari del sistema SPRAR

Nel complesso, i beneficiari accolti all’interno dei progetti SPRAR nel 2016 sono stati 34.039, di cui l’88,4% accolti nei progetti ordinari, l’8,4% in quelli per minori stranieri non accompagnati (MSNA), l’1,3% nei progetti per disabili e disagio mentale. Si è trattato per la maggior parte di persone singole (84,4%). Solo il 15,6% faceva parte di un nucleo familiare. I paesi di provenienza dei beneficiari accolti nel 2016 sono in totale 86 con prevalenza di quelli africani e asiatici. Le cittadinanze maggiormente rappresentate risultano essere la Nigeria (16,4%), il Gambia (12,9%), il Pakistan (11,7), il Mali (9,3%), l’Afghanistan (8,7%) e il Senegal (6,3%). Seguono, poi, al di sotto del 4%, la Somalia, la Costa d’Avorio, il Ghana e il Bangladesh.


Figura 3. Beneficiari complessivi. Nazionalità più rappresentate (%)
Fonte: Rapporto Annuale SPRAR 2016 (p. 88)


Gli uomini hanno costituito anche nel 2016 la grande maggioranza delle persone accolte dallo SPRAR: 86,6% rispetto al totale. Nel 2016 si è però registrata una progressiva crescita di donne che giungono in Italia in cerca di protezione. Il 40% di quest’ultime proviene dalla Nigeria.

Per quanto riguarda la fascia d’età è quella tra i 18 e i 25 anni a presentare la percentuale più alta di presenze tra il totale degli uomini accolti nei centri SPRAR (48,7%). Segue la fascia tra i 26-30 anni (il 22,4%) e la fascia dai 31 ai 35 anni (11,1%). Relativamente alle donne, invece, la prima fascia di età è rappresentata da quella compresa fra i 18 e i 25 anni (31,8%), seguita da quella dai 26 ai 30 anni (20,6%) e da quella compresa tra gli 0 e i 5 anni (15,3%).

Come negli anni precedenti, la modalità prevalente di ingresso in Italia è stata via mare attraverso uno sbarco (72%), seguita dall’attraversamento alla frontiera terrestre (14%) e di una frontiera aeroportuale (7%). Il 3% è invece arrivato da paesi europei o rientrato in Italia in base al regolamento di Dublino; il 2% ha attraversato una frontiera portuale. I bambini nati in Italia sono stati 600, pari al 2% delle persone accolte. Le persone rinviate in Italia come “rientri Dublino” sono state 787 prevalentemente da: Norvegia (13,5%), Svizzera (11,7%), Svezia (10,7%), Germania (8,5%), Austria (7,9%) e Paesi Bassi (6,1%).

Dai dati risulta anche che nel 2016 circa il 22% delle persone accolte presenta caratteristiche di vulnerabilità, in quanto vittime di tortura e violenza (7,4%), problemi di disagio mentale (3,6%), necessità di assistenza domiciliare, sanitaria specialistica e prolungata (3,4%), nuclei monoparentali (3,1%), vittime di tratta (2,3%), disabili anche temporanei (1,3%), donne sole in stato di gravidanza (0,7%), anziani (0,2%).

Rispetto ai titoli del soggiorno, nel 2016 la maggioranza delle persone accolte (il 53%) era titolare di una forma di protezione (di cui il 28,3% di protezione umanitaria, il 14,8% di protezione sussidiaria e il 9,6% dello status di rifugiato), mentre il 47,3% era ancora richiedente di protezione internazionale.

I dati relativi al livello di istruzione mostrano un grado di scolarizzazione medio-basso. Difatti il 62% dei beneficiari ha un titolo di studio corrispondente alla scuola primaria (elementari-medie), mentre il 19% è in possesso di diploma di scuola secondaria e il 7% di titolo di studio universitario. I beneficiari senza alcun titolo di studio rappresentano invece il 12%.


Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA)

Il 2016 ha visto un aumento considerevole dei progetti e dei posti dedicati ai minori stranieri non accompagnati. Si è infatti passati dai 977 posti del 2015 ai 2.039 del 2016, ciò ha reso possibile l’accoglienza complessiva di 2.898 minori stranieri non accompagnati, contro i 1.640 dell’anno precedente. 

Tra i minori accolti nel 2016 si registra una netta prevalenza di minori di origine gambiana (26,2%), seguiti dagli egiziani (11,5%), nigeriani (10,8%), senegalesi (8,5%) e maliani (7,7%). Pur restando nettamente prevalente la presenza maschile dei MSNA (che raggiunge il 97,1%; cfr. Figura 4), nel 2016 è emerso un incremento di MSNA di sesso femminile provenienti dalla Nigeria. Rispetto alle fasce d’età, i neomaggiorenni restano la maggioranza, rappresentando circa il 47% del totale dei minori accolti; il 44,6% è invece compreso nella fascia d’età tra i 16 e i 17 anni, il 7,3% tra i 14 e i 15 anni, mentre i più piccoli, tra 0 e 13 anni, sono poco più dell’1 %.

Questo dato rende necessaria la prosecuzione della presa in carico dei neomaggiorenni nei posti a loro dedicati attivati nell’ambito dei progetti per minori stranieri non accompagnati, o il loro trasferimento in progetti per adulti se richiedenti protezione internazionale per permettere il completamento del percorso di accoglienza integrata e di acquisizione di strumenti utili alla loro futura autonomia.

 

Figura 4. Genere dei beneficiari per tipologia progetto (%)Fonte: Rapporto Annuale SPRAR 2016 (p. 42).

 

Le strutture abitative dedicate all'accoglienza dei beneficiari

Complessivamente le strutture attive nel 2016 all’interno dello SPRAR sono state 3.457 costituite da tre tipologie diverse: gli appartamenti (83,3%), i centri collettivi (10,3%) e le comunità alloggio (6,6%).

Alcune strutture risultano principalmente dedicate a un solo tipolo di beneficiari: i MSNA occupano il 71% delle comunità alloggio; le donne sole con figli, le famiglie e i neomaggiorenni accolti nei progetti per MSNA occupano il 35% degli appartamenti; mentre i centri i centri di accoglienza collettivi sono destinati al 75% agli uomini e alle donne sole.

Lo SPRAR è basato sulla presa in carico di ogni singola persona e delle sue specificità. Le strutture ospitano quindi, tendenzialmente, un numero contenuto di persone, sono collocate all’interno di un centro abitato o comunque in una zona limitrofa e ben collegata dal servizio dei mezzi pubblici.


I servizi erogati dai progetti SPRAR

I progetti appartenenti alla rete SPRAR ospitano un’utenza composita e devono pertanto contemplare un’offerta di assistenza e servizi differenziati e adeguati rispetto alle esigenze dei destinatari. Nel 2016 i progetti SPRAR hanno erogato complessivamente 282.207 servizi, in particolare assistenza sanitaria (il 20,9% sul totale dei servizi erogati), mediazione linguistica culturale (17%), assistenza sociale (14,9%), attività multiculturali (14,9%), servizi per l’inserimento lavorativo (10,5%), orientamento e informazione legale (8,2%).

L’83,1% dei progetti realizza poi corsi di apprendimento della lingua italiana per 10 o più ore settimanali sia internamente che in collaborazione con i Centri per l’educazione degli adulti e le scuole o le associazioni di riferimento sul territorio. Nel corso del 2016 sono stati quindi 19.263 le persone che hanno frequentato corsi di italiano di livello base (41,9%), di prealfabetizzazione (23,7%), corsi intermedi (20,3%) e corsi avanzati (9%). L’apprendimento della lingua rappresenta un fattore-chiave nell’inserimento lavorativo, come messo in luce anche nel recente Rapporto curato dalla Commissione Europea.

Nel 2016, 5.180 persone accolte nel sistema SPRAR hanno poi frequentato dei corsi di formazione professionale, in particolare nell’ambito della ristorazione e del settore turistico (70,6%), dell’artigianato (35%), dell’agricoltura e della pesca (29%) e servizi alla persona (26,9%). Infine nel corso del 2016 sono stati realizzati 2.842 inserimenti lavorativi. I settori professionali nei quali si sono registrati maggiori inserimenti sono quelli della ristorazione e del turismo (66,2%), seguiti dall’agricoltura e dalla pesca (42%) e dai servizi alla persona (35,5%).


Le figure professionali impiegate nell'accoglienza

Per far fronte a un’utenza così eterogenea, la metodologia degli interventi di accoglienza integrata prevede un’équipe multi e inter-disciplinare, con competenze professionali, ruoli e modalità organizzative corrispondenti alla complessità della presa in carico. La composizione dell’équipe varia in funzione delle dimensioni del progetto territoriale, della tipologia della struttura di accoglienza e della sua dislocazione, oltre che delle persone accolte, e può includere anche specialisti esterni.

Nel complesso nel 2016 hanno lavorato nei progetti SPRAR 8.505 professionisti, tra cui operatori addetti all’accoglienza materiale, all’inserimento socio-economico e alla presa in carico socio-sanitaria (22,4%), gli addetti all’amministrazione (11,8%), i mediatori linguistico-culturale (11,6%), gli operatori legali (6,9%), il personale ausiliario (addetti alle cucine e alle pulizie, custodi, autisti, manutentori: 5,8%), i coordinatori dei progetti (5,4%), gli insegnanti di lingua italiana (5,4%) e gli assistenti sociali (5%). In minor numero sono state impiegate altre figure professionali con competenze specifiche quali gli pscicologi/etnopiscologi (4,6%) e gli educatori professionali (4,1%).


I motivi di uscita dall'accoglienza

Nel 2016 sono uscite dall’accoglienza 12.171 persone di cui: il 41,3% risulta aver concluso il proprio percorso di integrazione (inserimento socio-economico), il 29,5% ha abbandonato l’accoglienza volontariamente prima della scadenza dei termini, il 25,6% ha visto scaduti i termini dell’accoglienza ma ha acquisito gli strumenti utili all’integrazione, il 3,5% è stato allontanato per decisione del progetto, lo 0,2% ha scelto l’opzione del rimpatrio volontario e assistito.


Le attività di rete territoriale

Un indicatore significativo è il numero di accordi/protocolli/convenzioni che gli enti gestori dei progetti SPRAR hanno stipulato con enti e istituzioni presenti sul territorio nel triennio 2014-2016. Si tratta in tutto di 3.476 accordi stipulati con ASL (54,2%), associazioni sportive (52%), di volontariato (51,7%) e culturali (49,2%), con scuole e enti di formazione professionale (49,8%), con enti di promozione del lavoro (37,7%), con aziende (28,3%), con i sindacati (26,5%) e con associazioni imprenditoriali (17,1%). Nella Figura 5, la frequenza percentuale degli Enti con cui quest accordi sono stati stipulati. 

Figura 5. Enti con cui sono attivi Accordi/Protocolli nel triennio 2014-2016 (%)Fonte: Rapporto Annuale SPRAR 2016 (p. 129).


L’approccio di accoglienza integrata proposto dallo SPRAR implica, infatti, un’interazione continua con il contesto territoriale in cui i progetti sono inseriti. Da un lato si avvale delle risorse territoriali (competenze e capacità degli attori pubblici e privati), dall’altro rappresenta un’importante risorsa per il territorio stimolando risorse già esistenti, promuovendo la creazione di nuovi servizi e opportunità per l’intera rete locale. Lo SPRAR non si pone, quindi, come un sistema di servizi parallelo a quello pubblico, del quale, al contrario costituisce parte integrante, bensì come un sistema in grado di attivare interventi mirati che si integrano a quelli già attivi sul territorio.


Dopo l'accoglienza nello SPRAR

Il rapporto SPRAR evidenzia, infine, come nonostante gli sforzi compiuti dal sistema e gli ottimi risultati ottenuti e testimoniati dai dati presentati, resti aperta la questione della presa in carico delle persone nel periodo che segue la cessazione delle misure di accoglienza.

Il sistema può dare delle risposte solo se pensato come una parte di welfare (anche sotto il profilo umanitario) e non un suo sostituto. I beneficiari dello SPRAR, e più in generale i migranti forzati, sono portatori di vulnerabilità, non solo per motivi che sono alla base della loro richiesta di protezione, ma anche a causa delle violenze subite nel corso del loro lungo percorso migratorio.

L’accoglienza SPRAR non può quindi rappresentare la soluzione definitiva, ma deve essere concepita come il primo passo verso un sistema più complesso e duraturo nell’ambito del welfare locale: deve in altre parole rappresentare solo una parte (seppur importante e necessariamente in rete con gli altri servizi del territorio) della complessa presa in carico dei rifugiati, che non può e non deve esaurirsi nel periodo di permanenza all’interno del sistema di protezione internazionale.


Riferimenti

Ministero degli Interni e ANCI, Rapporto annuale SPRAR 2016. Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – Atlante Sprar 2016
 

 


Come funziona lo SPRAR, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati

Verso l'inclusione sociale, dall'accoglienza all'autonomia

Il progetto "Well Done": welfare generativo nel campo dell'accoglienza

Accoglienza dei migranti, le possibili risposte degli enti locali

AMAL: l’integrazione lavorativa delle persone migranti

Accoglienza, educazione e formazione: l'esperienza di Cometa
 
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