PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
Immigrazione diffusa. La risposta italiana alle banlieue
Francesco Grignetti, La Stampa, 2 maggio 2016
02 maggio 2016

Se l’Italia s’è risparmiata il fenomeno delle banlieu intrise di odio come a Parigi, o le Molenbeek della separatezza islamista come a Bruxelles, è merito sicuramente dei numeri contenuti dell’immigrazione, ma anche di un modello italiano d'integrazione che finora non è stato analizzato e apprezzato nel modo giusto.

Il Belpaese dei mille campanili negli ultimi dieci anni ha assorbito un numero notevole di nuovi arrivi, ma frazionandoli sul territorio. Ciò per un lato è successo spontaneamente, grazie al potere d’attrazione dei distretti produttivi, ma il processo è anche stato guidato dall’alto con il ministero dell’Interno che distribuisce i richiedenti asilo tra centinaia di Comuni. Morale: se l’Italia accoglie 300 mila nuovi residenti l’anno, l’impatto sull’opinione pubblica non è poi così devastante.

«Tutto merito della irriducibile varietà italiana, la quale ha fatto sì che gli stranieri approdati in Italia non si addensassero pesantemente attorno a tappe e mete definite, prefissate e al tempo stesso limitate, ma si disperdessero piuttosto tra le mille mete possibili». Così la pensa il centro studi «Volta», think-tank con basi a Milano e Bruxelles, che si autodefinisce «acceleratore di idee».


“Immigrazione diffusa”, la risposta italiana alle banlieue
Francesco Grignetti, La Stampa, 2 maggio 2016

 


Warm Up: Caritas e Marina Militare insieme per la prima assistenza ai migranti

Rifugiati, immigrazione e welfare: le priorità per i cittadini europei

Migranti: buone pratiche europee di integrazione