PRIMO WELFARE /
Eurostat: come cambia la popolazione europea?
I cambiamenti demografici al centro del nuovo rapporto Eurostat
02 dicembre 2015

Il cambiamento demografico rappresenta una delle sfide più importanti che l’Unione Europea deve affrontare. Negli ultimi decenni infatti, il profilo della popolazione europea è cambiato profondamente per effetto dell’invecchiamento, delle nuove strutture familiari, delle migrazioni. Comprendere “chi siamo e come viviamo” è dunque fondamentale per progettare politiche efficaci e assicurare il benessere di tutti. A questo scopo Eurostat ha pubblicato in questi giorni il rapporto People in the EU: who are we and how do we live? di cui vi presentiamo alcuni dei risultati più interessanti.

Nel 2014, l’età mediana della popolazione europea si è attestata sui 42,2 anni, salendo di sei anni rispetto a vent’anni fa (36,2 nel 1994). La popolazione più giovane si trova in Irlanda, mentre l’Italia è tra i paesi con la popolazione più vecchia (44,7), seconda solo alla Germania e seguita da Bulgaria, Portogallo e Grecia (Figura 1).


Figura 1 – Età mediana della popolazione nel 2014
Fonte: Eurostat 2015

 

I nuclei familiari composti da una sola persona rappresentano quasi un terzo del totale (31%) –, più diffusi nei Paesi del Nord mentre poco numerosi nei Paesi Mediterranei. Nel 41% dei casi questa persona ha più di 65 anni, il 56,6% è donna.

In base al censimento del 2011, il 71,4% dei nuclei familiari sono composti da coppie sposate (o la cui unione è comunque ufficialmente riconosciuta), con o senza figli. Interessante notare che, in tutti i Paesi, le città capitali hanno una percentuale piuttosto bassa di coppie sposate rispetto alla media nazionale e, in proporzione, una più alta percentuale di convivenze. L’Italia, in particolare, ha una media di coppie sposate (76,6%) più alta di quella europea – come in media tutti i Paesi mediterranei e cattolici – e più contenuta di convivenze - 7,5%, contro media UE del 12,6%, che sale oltre il 20% in Svezia, Finlandia, Norvegia, ma anche Francia.

I nuclei monoparentali sono invece il 16%, con una differenza significativa tra quelli composti da madri sole (87,2%) e padri soli (1,3%).

Per quanto riguarda invece la popolazione di origine straniera, circa il 10% di chi vive in Unione Europea non è nato nel Paese in cui risiede. Di questi, il 36,9% provengono da un altro Paese dell’Unione - segno che la libera circolazione della persone, uno dei capisaldi dell’Unione, sta esercitando effetti significativi -, il 14,6% da Paesi non membri ma che si trovano geograficamente nel continente europeo. Tra gli extra-Ue, prevalgono i nati in Asia (20,8%) e in Africa (16,9%), segno di un’Europa sempre più multiculturale. E’ inoltre interessante confrontare la componente di coloro che sono nati all’estero con quella di coloro che sono nati al di fuori dell’Unione. Emerge infatti che il nostro Paese ha una percentuale di nati all’estero tutto sommato contenuta (Figura 2), ma una delle percentuali più alte di cittadini non europei (Figura 3).

Figura 2 – Percentuale popolazione nata all’estero

Fonte: Eurostat 2015

Figura 3 – Percentuale cittadini non-UE


 Fonte: Eurostat 2015


Il rapporto contiene anche alcune utili informazioni circa la questione abitativa. Un dato significativo, tra i tanti, è che un alloggio su sei in Europa è vuoto, cioè non abitato abitualmente – si tratta di case per le vacanze, o in vendita, non affittate, in attesa di demolizione, abbandonate, o semplicemente non utilizzate. La percentuale sale notevolmente (a volte anche oltre la metà) in alcune aree perlopiù collocate in Grecia, Portogallo, Italia, Spagna, Croazia e Bulgaria (Figura 4). Un dato che dovrebbe suggerirci di cambiare le politiche abitative e di progettazione urbana.

Figura 4 – Percentuale di abitazioni vuote


Fonte: Eurostat 2015

Si segnala infine la possibilità di fare ricerche attraverso una mappa interattiva e un'interessante infografica per la comparazione tra Paesi, gruppi demografici, condizioni di vita e lavoro.
 

 


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